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Incontro con Carlo A. Martigli, autore de L’Eretico (Longanesi)

a cura di Diego Manzetti

martigliIo sono qui perché cinque anni fa ho dato le dimissioni da dirigente di banca, sbattendo la porta, per fare quello che ho sempre voluto fare nella mia vita, scrivere.

Così è iniziato l’incontro con Carlo A. Martigli, che si è tenuto lo scorso 8 marzo presso la sede di Longanesi e al quale l’editore ci ha gentilmente inviato.

L’atmosfera era molto raccolta. Eravamo in pochi a lasciarci trasportare da Martigli che, da grande comunicatore, ha tenuto banco per oltre un’ora, parlandoci della sua esperienza di scrittore e della sua ultima opera, l’Eretico, pubblicata da Longanesi.



Un bel messaggio, quello che Martigli vuole lanciare al mondo: rischiare per provare (non necessariamente riuscire, quindi) a fare ciò che ci piace.

Certo, ci vuole non poco coraggio per poter fare una simile scelta. L’autore ha lasciato una posizione lavorativa di tutto rispetto per cercare di realizzare il suo sogno, un sogno che sino ad allora gli era stato negato a causa di problematiche che lo avevano coinvolto da ragazzo, quando forse la decisione sarebbe stata meno dura. Credo sia più semplice (badate bene, non “semplice”, ma solo “più semplice”) per un ragazzo cercare di seguire una vocazione (sempre che ne abbia una), piuttosto che per un uomo con un ottimo lavoro e una famiglia a cui badare. 

Questo non ha fermato Martigli, che si era dato tre anni di tempo per riuscire a sfondare, con un piano di emergenza nella mente per il caso in cui non fosse riuscito nell’intento: aprire una pizzeria o un laboratorio di mozzarelle. Come ci insegna l’autore, anche quella della mozzarella è una vera e propria arte.

Ad ogni modo, dovremo quantomeno attendere per poter mangiare le mozzarelle di Carlo (anche se, leggendo quello che ha fatto nella vita ci si potrebbe aspettare di tutto!), perché il successo lo ha ottenuto, eccome.

Il suo romanzo 999 – l’ultimo custode, pubblicato con Castelvecchi, ha venduto in Italia circa 100.000 copie ed è stato tradotto in ben 16 lingue. Ora l’autore ci appassiona con una nuova entusiasmante storia, sempre ambientata nel rinascimento. 

Come Martigli ci ha spiegato, in quest’ultimo libro, a differenza di quanto accaduto nella prima opera, nella quale Carlo si era in parte trattenuto, un po’ forse per il timore tipico di chi, pubblicando il primo romanzo, non sa bene fino a che punto gli è consentito esporsi, in questo secondo lavoro ha dato tutto se stesso, o come ci ha detto, ci è andato di pancia. 

Fabrizio Cocco, l’editor Longanesi che ha lavorato al secondo romanzo di Martigli, ci ha raccontato di aver spinto l’autore ad aggiungere al libro le mille idee che aveva nella mente e che gli raccontava durante i loro incontri, ma non metteva su carta. Alla fine direi che ci è riuscito, tant’è che consiglio a chi abbia apprezzato 999 di non perdere questo nuovo lavoro. Nei prossimi giorni ne troverete la recensione sul nostro sito, per cui non voglio anticiparvi nulla in questo articolo. Preferisco tornare piuttosto all’incontro con Carlo, che ci ha raccontato una simpatica storia che lo ha coinvolto prima della pubblicazione de L’eretico.

Provo a riportarvi le parole dell’autore, che mostra tutto il suo entusiasmo nel narrarci questo strano aneddoto.

Mio nonno era stato nella guerra cosiddetta di Libia. Volava sugli aerei. Aveva girato la Palestina, la Tunisia, la Libia e l’Egitto. Aveva comprato tre pietre da una persona del luogo. Queste pietre mi sono sempre piaciute, perché le ha lasciate a me. Sono pietre molto antiche con delle iscrizioni particolari. Volevo sapere cosa dicevano queste pietre, quindi un anno fa chiamo l’Università di Bologna e gli mando le fotografie con l’euro messo accanto per vedere le dimensioni. La facoltà di archeo-scrittura mi chiama dopo un mese e non ne sanno assolutamente nulla. Non riescono a capire quale tipo di scrittura fosse. Allora provo con Pisa. Chiamo Pisa e trovo una professoressa che si interessa di queste cose, molto gentile, mando le fotografie. Mi dicono anche loro che non ci capiscono nulla. La curiosità aumenta. Mi dicono che c’è un esperto che ha collaborato con loro, grandissimo conoscitore di queste scritture. Gli mandano le fotografie. Era la fine di agosto (n.d.r. 2011), quando arriva la risposta in inglese tramite l’Università di Pisa. La cosa pazzesca è che questo esperto mondiale dice che queste pietre sono iscritte in antico tibetano. L’incontro tra l’oriente, tra questo monaco che arriva dal Tibet e porta questa parola di Gesù (Issa) in occidente (n.d.r. questo accade ne L’Eretico), e guarda caso, perché di caso si tratta, una coincidenza, arriva al punto che mio nonno ha preso queste pietre che sono scritte in tibetano. Cosa cavolo ci fanno un secolo fa, quelle pietre in quel posto e come ci sono arrivate?

Chi non ha ancora letto il libro forse potrebbe avere qualche difficoltà a comprendere la particolarità di questa breve storiella… Si tratta di una coincidenza, che ha davvero dell’incredibile, tra la storia narrata nel libro e quanto accaduto nella realtà.  

Nel libro infatti si racconta di un monaco tibetano e della sua allieva che viaggiano dalla loro terra verso l’occidente (passando per la Turchia) per far conoscere al mondo la storia della vita di Gesù (Issa) nel periodo successivo ai 13 anni di età, periodo del quale cui nulla si dice nei testi sacri. E il nonno di Martigli trova proprio delle antiche pietre iscritte in antico tibetano in uno dei paesi visitati durante la guerra…. Chissà, forse era veramente destino che l’autore scrivesse questo libro.

La serata è proseguita piacevolmente tra le molte domande e le sempre interessanti risposte di Martigli che, per sua stessa ammissione, ha la tendenza a catturare la conversazione. L’esperienza è stata molto positiva. Carlo è senza dubbio uno di quegli uomini che sanno intrattenere e lo fanno con intelligenza, suscitando l’interesse nei suoi interlocutori. Almeno il mio interesse l’ha catturato e l’ha trattenuto anche nel prosieguo della serata.

In molti hanno accostato Carlo allo scrittore statunitense Dan Brown, parallelo che l’autore non trova propriamente azzeccato.

Dal mio punto di vista, ciò che hanno in comune i due è la capacità di suscitare attenzione e curiosità, o meglio la capacità di farti collegare ad internet dopo aver letto poche pagine per informarti e capire qualcosa in più dei fatti narrati.

Una differenza, invece, è rappresentata dal numero di copie vendute. Per il momento.

Chissà quale sarebbe stata la sorte dei libri di Carlo se la sua lingua madre fosse stata l’inglese… 

                 

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