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Novità

Le principali novità Longanesi per l’autunno 2012 e l’incontro con Donato Carrisi

a cura di Lucilla Parisi

Si è tenuta nella sede di via Gherardini 10 a Milano, l’anteprima di Longanesi sulle principali novità editoriali per l’anno 2012. Il direttore editoriale Giuseppe Strazzeri e l’editor narrativa Fabrizio Cocco hanno illustrato le principali uscite dei prossimi mesi, scegliendo tra un ricco e variegato ventaglio di novità.

Il primo booktrailer ha introdotto un thriller, quello dell’autore di bestseller statunitense Carsten Stroud, un libro che arriva in un momento in cui il thriller internazionale – dopo le novità scandinave – sta vivendo una fase di arresto, come sottolinea il direttore editoriale.



Niceville
– in libreria dal 13 settembre prossimo – non si limita a rispolverare un genere, ma rinnova il linguaggio del thriller prendendo spunto dalle produzioni televisive americane, adeguandone i ritmi e adottando la sintassi della narrazione televisiva. Il risultato è sorprendente almeno quanto il modo in cui Niceville è giunto alle case editrici: un’agenzia letteraria invia il primo capitolo senza mai svelare il nome dell’autore, facendo poi seguire il secondo ed il terzo capitolo. Le congetture sulla paternità dell’opera sono state diverse – ci racconta Fabrizio Cocco -: da Stephen King, di cui ricorda il ritmo fulminante della narrazione, a John Grisham, passando attraverso la descrizione magistrale di una scena d’azione degna dei migliori film del genere.

Il romanzo si arricchisce pagina dopo pagina di personaggi, svelando una regia scenica ineccepibile che ricorda – suggerisce l’editor Cocco – la serie televisiva Lost. E’ ambientato in una cittadina del Sud degli Stati Uniti, Naceville appunto, dove ogni famiglia cela un segreto, come lo stesso eroe protagonista. Il tutto è narrato con un ritmo da cardiopalma ad un passo dal soprannaturale.

Negli Stati Uniti Niceville è stato pubblicato dalla casa editrice Knopf, quella di John Grisham, Dan Brown e Joe R. Lansdale, per citarne solo alcuni.

Compito degli editori – ci spiega Giuseppe Strazzeri – è anche quello di ampliare la rosa degli autori e quindi del pubblico di lettori, puntando sui giovani – e meno giovani – esordienti: operazione già ben riuscita a Longanesi l’anno scorso con il romanzo Cose da salvare in caso di incendio di Haley Tanner.

Longanesi ci riprova con L’indovina di Istanbul dello statunitense Michael David Lukas, al suo primo romanzo e con il suo approccio alla scrittura nuovo e ricco di inventiva. Sorprendente l’abilità con cui Lukas riesce a raccontarci una storia al femminile, quella della piccola Eleonora la quale – dopo una serie di traversie – dal villaggio rurale di origine raggiunge la città di Istanbul alla fine di un’epoca, quella del grande impero ottomano ormai al declino. In questa città cosmopolita, colta, decadente, crocevia di mille culture, Eleonora scoprirà un mondo tutto nuovo ed entrerà a farne parte diventando – nella straordinaria immaginazione del suo autore – l’unica consigliera donna del sultano. L’inventiva di Lukas si rivela anche nell’espediente del libro nel libro: Eleonora sin da piccola è una grande lettrice, grazie all’eredità di libri lasciatale alla morte della madre. Un libro, in particolare, entrerà a far parte della sua vita insieme ai suoi personaggi e da esso Eleonora prenderà spesso spunto nel corso della sua vita. Si tratta di un libro inesistente che Lukas crea ad hoc – citazioni comprese – per il suo personaggio, tradendo una straordinaria creatività ed un grande talento narrativo.

Il terzo booktrailer è quello che introduce l’intervista all’autore cinese Chan Koonchung di Il demone della prosperità, la cui distribuzione è stata vietata in patria e la cui diffusione – come avviene per molti altri libri toccati dalla censura del governo cinese – è stata garantita da un fiorente mercato nero che introduce nella Cina popolare un gran numero di testi destinati – nonostante le avversità – a diventare dei bestseller.

Per la prima volta è un romanzo a raccontarci l’inverosimile combinazione tra un regime totalitario ed un capitalismo avanzato realizzatasi senza quello che comunemente viene considerato un passaggio necessario ad una democrazia rappresentativa. In Cina è avvenuto con conseguenze incalcolabili dal punto di vista sociale e civile: da un lato il raggiungimento di un benessere oggettivo per la popolazione e, dall’altro, il perdurare di una repressione radicale dei diritti civili e delle libertà fondamentali hanno prodotto ciò che il giornalista di Hong Kong descrive come la perdita della memoria collettiva su ciò che la Cina è stata sino a qualche anno prima. Il benessere raggiunto crea disinteresse verso la fondamentale affermazione di diritti e libertà civili: è l’amara risposta a cui giunge il protagonista di queste pagine, nel prendere atto del diffuso torpore delle menti della popolazione nonché dell’opera di smantellamento della verità dagli archivi e dall’informazione messa in atto dal potere. La ricerca di frammenti perduti della memoria collettiva, lo porterà inevitabilmente a trasformarsi in un bersaglio privilegiato dell’azione repressiva del governo. Il romanzo acquista così i caratteri del thriller, attraverso una narrazione che – allontanandosi dai modelli propri della fiction cinese – diventa più facilmente intellegibile per il pubblico di lettori a cui è destinato. Il romanzo è già stato pubblicato in Inghilterra e Stati Uniti e arriverà nelle nostre librerie il 20 febbraio 2013.

Il direttore editoriale di Longanesi ci illustra quindi una preziosa operazione di recupero – realizzata dalla casa editrice – di un libro del passato pubblicato nel 1958 in ben oltre 30 Paesi, ma ormai da molti dimenticato. Si tratta del romanzo di Bruno Apitz, Nudo tra i lupi, oggi ripubblicato nella sua versione non emendata, dopo il ritrovamento di un manoscritto originale dell’autore.

Il libro – basato in parte su vicende realmente accadute negli otto anni di prigionia dell’autore nel campo di Buchenwald – narra di un gruppo di prigionieri comunisti che introducono di nascosto un bambino ebreo polacco di tre anni dentro una valigia e lo salvano da morte certa. Il manoscritto rivela come in realtà la salvezza del bambino – Stefan Jerzy Zweig – fu garantita dallo scambio con un ragazzino Rom sedicenne, che fu mandato a morte al suo posto, con la compiacenza del medico nazista del campo.

Il romanzo, che nel 1958 funse anche da opera di propaganda di un autore di punta della ex DDR, per il rischio corso da alcuni internati comunisti per salvare il piccolo Zweig – oggi ancora in vita – dalla camera a gas, rivela ora una versione dei fatti un po’ differente che, se nulla toglie al gesto eroico realizzato da chi si impegnò in concreto per salvarlo, svela tuttavia una verità drammaticamente diversa – il sacrificio di un altro giovane – e tenuta nascosta anche per ragioni di opportunità politica. Longanesi ci ripropone – con la sua uscita nel 2013 – la versione integrale del testo, portando in questo modo alla luce una straordinaria vicenda di grande intensità.  


I titoli di Longanesi per la stagione 2012 e 2013 sono molti, ma il tempo per la promozione deve lasciare il posto allo scrittore Donato Carrisi che, con grande simpatia, conquista da subito l’attenzione dei presenti, raccontando aneddoti della sua vita di narratore – come preferisce definirsi – e svelando qualche segreto della sua scrittura. Autore di thriller di successo come Il suggeritore (2009), Il tribunale delle anime (2011), Carrisi ci introduce il suo ultimo lavoro, La donna dei fiori di carta, partendo da una scommessa: quella fatta qualche anno fa con un giornalista che gli aveva chiesto se fosse in grado di scrivere una storia d’amore utilizzando la tecnica del thriller. Niente di più naturale, sembra suggerirci l’autore: vittima e carnefice sono elementi portanti del thriller come del romanzo d’amore; strutture narrative conciliabili e assimilabili. Nel suo romanzo l’amore è una fiamma, una miccia pronta ad esplodere capace di condurre una storia dentro l’altra, rendendole indissolubilmente legate nel ritmo incalzante della narrazione.

L’origine di queste storie è la realtà da cui lo scrittore, attraverso uno scrupoloso lavoro di ricerca, trae spunto. Un viaggio o un articolo di giornale diventano per Carrisi una fonte di ispirazione di grande valore su cui costruire lo scheletro, la struttura appunto, di quello che diventerà – attraverso uno studio ed un lavoro puntuali – un thriller credibile e quindi di successo.

Lo scrittore è prima di tutto lettore – ci tiene a precisare Donato Carrisi – e l’apertura a generi e stili diversi rappresentano anch’esse un’importante fonte di arricchimento per chi legge e per chi scrive. La sua esperienza personale di scrittore e sceneggiatore ed il suo grande successo ne sono la prova tangibile.

     

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