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Presentazione de “Il Cristo Zen” di Raul Montanari

a cura di Bruno Elpis

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E’ il venti di ottobre. Un’aria fresca, più che autunnale, si abbatte su Milano. Attraverso piazza del Duomo. Imbrunisce sotto la minaccia dell’imminente ritorno all’ora solare che, tra pochi giorni, ruberà altra luce ai nostri occhi.


Dopo una giornata di ordinario delirio metropolitano – borse ancora in flessione, declassamenti nei rating delle banche e la notizia della morte del despota di Tripoli, che deflagra – imbocco via Torino. Qui si respira perennemente un’ansia commerciale fittizia che, doppiato il capo di Halloween, scatenerà i suoi insani istinti sul periodo prenatalizio artificialmente allungato, ad uso e consumo delle strategie del post-capitalismo. La città, lo avverto, é percorsa dalle folate della crisi economica stagnante e dai ruggiti di guerre più lontane, in una globalizzazione che ci travolge e frastorna.

Ma adesso, quando la mia giornata lavorativa volge al termine, viene il tempo di coltivare la mia passione più autentica. Quella per la lettura. Mi sto recando alla FNAC, angolo via della Palla, ove Raul Montanari presenta il suo ultimo impegno letterario: “Il Cristo Zen” di Indiana Editore.

Sono molto curioso, perché ho letto qualche anticipazione spigolando su Facebook. Quest’opera rappresenta, forse, una novità nella produzione di Raul Montanari o quanto meno una virata verso la saggistica e la speculazione.

Sarà un’impennata “new age”? Difficile, per un ateo dichiarato. Sarà un libro che verrà messo all’indice? O sarà un saggio erudito di uno studioso delle religioni? No, non credo sia soltanto questo. Saranno riflessioni sulla vita e sull’animo umano? E’ già più probabile … Intanto le mie mani accarezzano la copia che ho prelevato dall’espositore.

Lo spazio che il megastore ha riservato alla presentazione è già al completo: tutte le sedie sono occupate e ci sono persone in piedi. E’ una fauna variegata (sottoscritto compreso), si potrebbe scrivere un bell’articolo di costume.

L’autore è presentato da Daria Bignardi che, con la sua esperienza di “barbarico invasore”, promette domande stimolanti e mirate. La conduttrice comincia con la lettura dell’introduzione all’opera e le parole già vibrano e catturano. Finalmente comprendo di che si tratta: brani del vangelo accostati a passi zen. Per ravvisare straordinarie comunanze (e sostanziali differenze), senza pretesa di dimostrare una tesi preconcetta. Il titolo diviene chiaro: “Cristo è sostantivo, zen attributo” precisa lo scrittore.

Poi è tempo di rivelazioni personali:

“Sul letto di morte, non invocherò Diderot o D’Alembert. Probabilmente, come tutti, invocherò la mamma, la Madonna o il Signore.” E rincara la dose: “Né credo che respingerò il prete” per l’estrema unzione, s’intende.

E’ anche il momento di precisazioni sull’essere ateo: “Brutta parola, brutto suono che sa di privazione”. Con quell’alfa che nega il theòs! “Non credo in Dio, ma credo nella fede dell’uomo, che ha eretto templi e creato magnificenze”.

Qualche aforisma, qua e là, tipo: “La religione semplifica, la filosofia complica”. Raul versione guru, sicuramente non nelle sue intenzioni. E’ lì, alla portata di tutti.

Intanto Daria propone la prima lettura comparata, con lettura congiunta e alternata dei discorsi diretti.

Nel corso dell’esposizione Raul parla di “abissi, vertigini e altezze dell’essere” e delle “parole gigantesche da ascoltare”, disseminate nelle scritture.

La seconda lettura comparata riguarda l’evangelico “cammello” che passa attraverso la cruna di un ago più facilmente di quanto un ricco possa fare con la porta del regno dei cieli. Segue un’interessante digressione su come le due religioni a confronto si atteggino nei confronti del vil denaro, lo “sterco del diavolo”. Con riferimenti a banchieri e notai.

Si giunge, in un’ora che è come un battito di ciglia, alle domande del pubblico. “Mi sento più pronto ad affrontare quelle di un fanatico cristiano che di un fanatico buddista” ironizza Raul.

La presentazione é finita. Tanti temi sono stati toccati: la ritualità, l’umorismo, le connessioni sociali di cristianesimo e zen. Non so se avvicinarmi. Con la mente ritorno alle descrizioni delle presentazioni dei libri descritte da Raul, con sarcasmo, ne “L’esordiente”. Poi vinco la mia ritrosia e, con un’ideale alzata di spalle, mi avvicino. Porgo la mia copia, me la faccio dedicare, e non nascondo la mia identità.

L’incontro con “le idee” e la cultura di Raul Montanari è stato emozionante. Come ogni situazione ove predomina la passione. Del resto, si sa, quando le cose le facciamo con sentimento …

Mentre torno a casa, sul treno delle Nord, mi rigiro il libro tra le mani. Reca impresso l’autografo con dedica dell’autore. Commenterò l’opera a breve su questo stesso sito. Parola di …

Bruno Elpis

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