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Opere

Il lampo

a cura di Eleonora Rimolo

Il lampo di Arthur Rimbaud

Resta infelice chi fugge tra l’erba
che rompe il cemento e infesta la pietra:
sale e calcare calcificano la bocca, corrodono
le fughe tra i mattoni, eliminano per sempre
ogni foglia ostile. Per questo crescere
è impossibile: quando lo stelo si spezza
tu rimani paralizzato come in quella foto
dei tuoi dodici anni – un insetto atrofizzato
leggero come una briciola dentro il cassetto
che aspetta un ultimo soffio per tornare
ad una cecità più nobile della nostalgia,
ad un oblio più furioso della malattia.

Eleonora Rimolo

Eleonora Rimolo (Salerno, 1991) è Dottore di Ricerca in Studi Letterari presso l’Università di Salerno. Ha pubblicato il romanzo epistolare Amare le parole (Lite Editions, 2013) e le raccolte poetiche Dell’assenza e della presenza (Matisklo, 2013), La resa dei giorni (Alter Ego, 2015 – Premio Giovani Europa in Versi), Temeraria gioia (Ladolfi, 2017 – Premio Pascoli “L’ora di Barga”, Premio Civetta di Minerva, Finalista Premio Fiumicino, Finalista Premio Fogazzaro) e La terra originale (Pordenonelegge – Lietocolle, 2018 – Premio Achille Marazza, Premio “I poeti di vent’anni. Premio Pordenonelegge Poesia”, Premio Minturnae, Finalista Premio Fogazzaro, Finalista Premio Bologna In Lettere, Premio Speciale della Giuria “Tra Secchia e Panaro”, Segnalazione Premio “Under35 Terre di Castelli”). Con alcuni inediti ha vinto il Primo Premio “Ossi di seppia” (Taggia, 2017) e il Primo Premio Poesia “Città di Conza” (Conza, 2018). È Direttore per la sezione online della rivista Atelier.

 

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Il lampo

L’éclair

Il lavoro umano! è l’esplosione che illumina di tanto in tanto il mio abisso!

   “Nulla è vanità; alla scienza, e avanti!” grida l’Ecclesiaste moderno, ossia Tutti. Eppure i cadaveri dei malvagi e dei fannulloni ricadono sul cuore degli altri… Ah! presto, presto dài; laggiù, oltre la notte, quelle ricompense future, eterne… le sfuggiamo?…

   – Che posso fare? Conosco il lavoro; e la scienza è troppo lenta. Che la preghiera galoppa e che la luce tu- ona… lo vedo bene. E’ troppo semplice, e fa troppo caldo; faranno a meno di me. Ho il mio dovere, sarò fi- ero alla maniera di tanti, mettendolo da parte.

   La mia vita è consunta. Su! fingiamo, bighelloniamo, o pietà! Ed esisteremo divertendoci, sognando amori mostruosi e universi fantastici, lamentandoci e contestando le apparenze del mondo, saltimbanco, mendicante, artista, bandito, – prete! Sul mio letto d’ospedale, l’odore d’incenso mi è ritornato così potente; guardiano degli aromi sacri, confessore, martire…

   Riconosco in questo la sporca educazione della mia infanzia. Poi perché!… Andare i miei vent’anni, se gli altri vanno per vent’anni…

No! no! adesso mi ribello contro la morte! Il lavoro sembra troppo leggero al mio orgoglio: il mio tradimento al mondo sarebbe un supplizio troppo breve. All’ultimo momento attaccherei a destra, a sinistra…

Allora, – oh! – cara povera anima, l’eternità sarebbe forse perduta per noi!

7 – continua

Leggi gli articoli precedenti dedicati a Una stagione all’inferno di Arthur Rimbaud cliccando sui seguenti titoli:

1 – Mage ou ange, Arthur Rimbaud dall’inferno alla vita a cura di Angelo Favaro, critico letterario e docente universitariodi letteratura

2 – Cattivo sangue – Pane, fuoco e profezia. Appunti su Rimbaud a cura di Mattia Tarantino, poeta

3 – Notte dell’inferno  a cura di Ornella Donna, critico letterario

4. Deliri – Vergine folle a cura di Daniele Sannipoli, scrittore

5. Alchimia del verbo – Lo sposo infernale a cura di Gabriele Galloni, poeta e scrittore

6. L’impossibile a cura di Luigi Bianco, critico letterario

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