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Opere

La lunga permanenza interrotta

a cura di Redazione i-LIBRI

La lunga permanenza interrotta di Tennessee Williams

Personaggi:
ARCHIE LEE
BABY DOLL
ZIA ROSA

Scena: Il sipario si leva sul portico e sul cortile adiacente a un cottage a Monte Blu, Mississippi. La casa di legno è smunta e ha un intonaco di un color verde-grigiastro rigato di colature nere dal tetto; le linee della costruzione non sono perfettamente ortodosse. Dietro è la cupa volta del cielo macchiato dal rosa di un minaccioso tramonto, mentre il vento ha guaiti da gatto. Verso il proscenio, in mezzo al cortile adiacente, prospera un enorme rosaio, di una bellezza vagamente sinistra.

ATTO UNICO

Una musica alla Prokofiev prelude alla scena conciliando un’atmosfera di grottesco lirismo. La porta si apre in un cigolio rugginoso di molle e chiavistelli che interrompe la musica. Compare la signora “Baby Doll Bowman”. È una grossa donna indolente, ma la sua prosperosità non è benigna, la sua stupidità poco rassicurante. Qualcosa ricorda, nell’acconciatura della lucida chioma corvina, nella tela scarlatta della veste, nei pesanti braccialetti d’ottone che indossa, l’Egitto. Archie Lee Bowman esce di casa succhiando tra i denti. È un omaccione dal viso malaticcio e gessoso e dal corpo flaccido. Le battute uniformemente cadenzate del dialogo fra Baby Doll e Archie Lee possono essere cantilenate come una specie di curioso incantesimo corale, e si possono dividere i passaggi in strofe e antistrofe a seconda dei movimenti di Baby Doll su e giù per il portico.

ARCHIE LEE – La vecchia una volta sapeva far da mangiare, ma adesso, neanche per sbaglio. Da un po’ di tempo la cucina qui è peggiorata in modo pauroso.

BABY DOLL – Hai ragione, Archie Lee. Non si può darti torto.

ARCHIE LEE – Un buon piatto di radicchi li puoi sopportare cotti con carne di porco e lasciati sul fuoco finché non diventano teneri, ma così, crudi e sconditi, non sono buoni per i maiali.

BABY DOLL – Rovinare quattro radicchi è difficile: lei c’è riuscita.

ARCHIE LEE – Come avrà fatto?

BABY DOLL – (adagio e con disprezzo) Per un’ora li ha tenuti sul fuoco. Dice: bollono. Vado in cucina, il fornello è ghiaccio. Non s’è dimenticata, la vecchia idiota, di accendere il fuoco? La chiamo. “Ehi, dico, zia Rosa! Forse io lo so perché il radicchio non bolle!” “Perché non bolle?”, fa lei. “Eh”, dico io, “non sarà perché non era acceso il fornello?”

ARCHIE LEE – E lei, che ha detto?

BABY DOLL – Ha buttato indietro la testa e s’è messa a ridacchiare. “Uh, e io che lo credevo acceso, il mio fornello! E io che li credevo a bollire, i miei radicchi!” Tutto mio. Il mio fornello, la mia cucina, i miei radicchi. Ormai ha preso possesso di tutto.

ARCHIE LEE – Accessi di megalomania! (Dall’interno della casa proviene una risatina acuta) Che ha da far coccodè?

BABY DOLL – Che ne so perché fa coccodè! Magari per far vedere che è di buon umore.

ARCHIE LEE – Rischia di diventare una bella scocciatura!

BABY DOLL – Mi dà talmente sui nervi che piglierei e mi metterei a urlare. È cocciuta! Più cocciuta di un mulo!

ARCHIE LEE – Uno può essere cocciuto e saper cucinare radicchio.

BABY DOLL – No, se sei talmente cocciuto da non guardare neanche sotto il fornello se è acceso!

ARCHIE LEE – Perché non cacci la vecchia dalla cucina?

BABY DOLL – Trovami una negra e io caccio la vecchia della cucina. (La porta d’ingresso s’apre scricchiolando e zia Rosa compare sul portico. La fatica di arrivare dalla cucina le mozza il fiato e, per riprender respiro, abbraccia una colonna del portico. È una di quelle vecchie signore, ha pressappoco ottantacinque anni, che assomigliano a delicate scimmiette dalla testa bianca. Indossa una veste di cotone grigio ormai troppo larga per il suo striminzito corpicino. Ha continue palpitazioni che la fanno ridere senza ragione. I due sul portico non degnano di uno sguardo, nonostante che lei li faccia oggetto di cenni e sorrisi radiosi)

ZIA ROSA – Ho portato le mie forbici. Domani è domenica e la domenica non posso vedere la mia casa senza fiori. E poi se non le tagliamo, le rose, se le porta via il vento. (Baby Doll sbadiglia vistosamente. Archie Lee succhia rumorosamente tra i denti)

BABY DOLL – (sfogando la sua irritazione) La vuoi piantare di succhiare fra i denti!

ARCHIE LEE – M’è andato un affare in un dente e non se ne va.

BABY DOLL – Hanno inventato gli stecchini per questo.

ARCHIE LEE – T’ho detto a colazione che di stecchini non ce ne sono. Te l’ho detto a pranzo e te l’ho ripetuto a cena. Dobbiamo stamparlo sul giornale?

BABY DOLL – Esistono altre cose con la punta, oltre gli stecchini.

ZIA ROSA – (animata) Archie Lee, figlio di mamma! (Cava dalla tasca gonfia un gomitolo di filo) Strappa un pezzetto di questo filo e passatelo fra i denti: se non riesce questo a portarti via il corpo estraneo, non ci riesce nient’altro, puoi star sicuro, figlio!

ARCHIE LEE – (buttando con malagrazia i piedi giù dalla balaustrata del portico) Statemi a sentire, voialtre due mettetevi in testa questo. Se mi va di succhiarmi i denti, io me li succhio!

ZIA ROSA – Ma certo, Archie Lee, e tu succhiateli, non far complimenti! (Baby Doll grugnisce schifata. Archie Lee issa di nuovo i piedi sulla balaustrata e si rimette a succhiare rumorosamente tra i denti. Zia Rosa con qualche esitazione) Archie Lee, figlio di mamma, la cena non ti è piaciuta stasera. Mi sono accorta che hai lasciato quasi tutto il radicchio nel piatto.

ARCHIE LEE – Il radicchio non mi va.

ZIA ROSA – Mi stupisce sentirtelo dire.

ARCHIE LEE – Non vedo perché. Ho mai fatto dichiarazioni d’affetto per la cicoria in tua presenza, zia Rosa?

ZIA ROSA – Qualcuno si, però.

ARCHIE LEE – Qualcuno, chi sa dove e chi sa quando può darsi, ma non certo io.

ZIA ROSA – (con una risatina nervosa) Baby Doll, a chi piacerà la cicoria?

BABY DOLL – (con aria stanca) Non lo so, a chi piacerà la cicoria, zia Rosa.

ZIA ROSA – Chi la vuol cotta, chi la vuol cruda, è così difficile tenerlo a mente. Ma Archie Lee è di gusti semplici per la cucina, ah, semplicissimi! Jim è uno schizzinoso, uh, quant’è schizzinoso. E tutta la famiglia di Susie! Che schizzinosi! Storcono il naso, tutti quanti, uno peggio dell’altro! Quando cucino per quegli schizzinosi mi viene il collasso di nervi. Mentre il mio Archie Lee, mangia tutto quello che gli dai e tutto quello che gli dai lo gusta! (Gli tocca la testa) Dio ti benedica, figlio mio, per i gusti semplici che hai! (Archie Lee afferra la sedia e la allontana bruscamente da zia Rosa. Lei ha una risata nervosa e affonda le mani nella capacissima tasca in cerca delle forbici) Adesso scendo laggiù a tagliare qualche rosa prima che arrivi il vento a sfogliarmele tutte perché la domenica non so stare con la mia casa senza fiori. E appena finito, me ne torno alla mia cucina a accendere il mio fornello e a cuocervi qualche uovo in cassetta. Ah, che i miei uomini debbano rimanere scontenti della cucina, in casa mia? Non sia mai! Neanche per sogno! (Scende in fondo ai gradini e si ferma a riprender fiato)

ARCHIE LEE – Che sono queste uova in cassetta?

ZIA ROSA – Come, le uova in cassetta erano il piatto preferito del papà di Baby Doll!

ARCHIE LEE – Non è una risposta.

ZIA ROSA – (come confidasse un segreto) Ti dirò la ricetta.

ARCHIE LEE – Non me n’importa della ricetta, voglio sapere che sono.

ZIA ROSA – (logica) Figlietto, non posso spiegarti che sono se non ti do la ricetta. Si tagliano alcune fette di pane e alle fette si leva un tondino. Poi, le fettine si mettono in una padella spalmata di burro. Indi, nel centro di ciascuna fettina fai cadere un uovo e su ogni uovo metti un tondino.

ARCHIE LEE – (sarcasticamente) E nel fornellino accendi il fuochino?

BABY DOLL – No, che! Devi dimenticarti di accenderlo! E se no perché le chiamerebbero uova in cassetta? (Ride della sua spiritosaggine)

ZIA ROSA – (vivace) Così le chiamano, uova in cassetta, e il papà di Baby Doll ci moriva dietro. Tutte le volte che al papà di Baby Doll non era piaciuta la cena, reclamava le sue uova in cassetta, e se non le aveva era capace di pestare i piedi delle ore! (La rievocazione sembra divertirla talmente che per poco non casca) Pestava, pestava i piedi finché non gliele portavo… (Il riso le smuore e lei si allontana con passo incerto dal portico, esaminando le forbici)

BABY DOLL – Peggiora ogni giorno che passa.

ARCHIE LEE – Da quant’è qui da noi?

BABY DOLL – È venuta a ottobre.

ARCHIE LEE – No, agosto. È capitata qui a agosto.

BABY DOLL – Era agosto? Ah, già, era agosto.

ARCHIE LEE – Perché non se ne va un po’ da Susie, a far coccodè?

BABY DOLL – Susie non ha dove metterla.

ARCHIE LEE – Da Jim allora.

BABY DOLL – Da Jim è stata prima di venire qui e la moglie di Jim disse che le rubava, perciò venne via.

ARCHIE LEE – Non credo che rubasse. Tu credi che rubasse?

BABY DOLL – Non credo che rubasse. È stata una scusa per levarsela dai piedi. (Zia Rosa è arrivata al rosaio. Il vento la investe e quasi l’alza da terra. Vacilla e ride della sua mancanza di equilibrio)

ZIA ROSA – Oh madre mia! Ah, ah! Oh! Ah, ah, ah!

BABY DOLL – Macché, non posso lasciare il portamonete sul tavolo che la vecchia scema lo afferra e me lo riporta tutta scodinzolante dicendo: “Conta i soldi”.

ARCHIE LEE – E perché?

BABY DOLL – Avrà paura che io dica che ruba, come la moglie di Jim.

ZIA ROSA – (canta fra sé strisciando attorno al rosaio) Roccia antica che ti apri al mio duolo, nel tuo grembo ch’io trovi perdono!

ARCHIE LEE – Quel tuo cugino coi denti da cavallo, come si chiama? Bunny, non aveva scoperto un nuovo brevetto per utilizzare i detriti del petrolio?

BABY DOLL – L’ha scoperto e non l’ha scoperto.

ARCHIE LEE – Che significa?

BABY DOLL – Tu lo sai com’è Bunny. Scopre qualche cosa, trova i finanziatori, poi va tutto all’aria e finisce in tribunale. Poi dice che la moglie ha la menopausa.

ARCHIE LEE – Hanno tutti qualche cosa perché senza essere delle cime sanno benissimo che la vecchia sta per tirare le cuoia da un momento all’altro e nessuno vuole trovarsela sul groppone.

BABY DOLL – L’hai detta…

ARCHIE LEE – E l’appioppano a me?

BABY DOLL – Non urlare.

ARCHIE LEE – Sono il capro espiatorio?

BABY DOLL – Non urlare, non urlare! (Zia Rosa canta debolmente presso il rosaio)

ARCHIE LEE – E allora scarica la vecchia a qualchedun altro.

BABY DOLL – A chi, Archie Lee?

ARCHIE LEE – La gallina fa pipì: a, bi, ci, di. Tocca a di.

BABY DOLL – E chi è “di”?

ARCHIE LEE – Io, no! (Muovendosi adagio e con cautela attorno al rosaio con le forbici, zia Rosa canta fra sé. Intercala versi dell’inno sacro alle battute del dialogo sul portico. Un crepuscolo azzurro si addensa sul cortile, ma sul rosaio si attarda una polla di luce chiara. Archie Lee, con una specie di solennità religiosa) E se gli viene una di quelle malattie croniche che non finiscono mai, e che si curano con la morfina? Dice che la morfina costa un occhio della testa.

BABY DOLL – Certe con la morfina vanno avanti all’infinito.

ARCHIE LEE – E dosi forti!

BABY DOLL – Altro! Prendono dosi fortissime.

ARCHIE LEE – Metti che la vecchia si rompa una gamba o qualche cosa per cui ci voglia morfina.

BABY DOLL – II resto dei parenti dovrà darci un aiuto.

ARCHIE LEE – Si, spillagli un soldo a tuo fratello Jim! O a Susie, o a Tom o a Bunny! Tutti attaccati ai loro quattrini, spremono ogni soldo fino a cavarne sangue.

BABY DOLL – Non ne hanno molti e quelli che hanno se li tengono cari.

ARCHIE LEE – Senti, guarda, se succede, se le viene un colpo e ci muore qui, te lo avverto, guarda… (si alza pesantemente e sputa fuori del portico) …io la faccio bruciare e le ceneri le chiudo in una bottiglia di coca cola… (ripiomba a sedere) …se i tuoi parenti non cacciano i quattrini della bara! (Zia Rosa, colte alcune rose, si avvicina con passo incerto alla casa) Eccola di ritorno. Diglielo adesso.

BABY DOLL – Che gli dico?

ARCHIE LEE – Che ha finito la villeggiatura.

ZIA ROSA – (ancora a una certa distanza) Bambini, ammirate!

ARCHIE LEE – Parli tu?

ZIA ROSA – Bambini, ammirate questi capolavori della natura!

ARCHIE LEE – O parlo io?

BABY DOLL – Taci, glielo dirò io.

ARCHIE LEE – Allora diglielo subito, e senza tante chiacchiere.

ZIA ROSA – (ormai vicina al portico) Ma guardatele, bambini miei, ma ammiratele, non sono capolavori della natura? (Ma i “bambini” fissano insolentemente non i fiori ma il viso di zia Rosa colmo di bizzarra beatitudine. Ella ride in modo tremulo e si volta a Archie Lee per un attacco frontale) Archie Lee, non sono veri capolavori della natura? (Egli grugnisce e si alza e, passando dietro a Baby Doll, dà un calcio alla sedia per ricordarle il da fare. Baby Doll si schiarisce la gola)

BABY DOLL – (con un certo imbarazzo) Sì, zia Rosa, sono capolavori della natura, certo, nessuno lo mette in dubbio. E, zia Rosa, giacché ci siamo, vieni qui un momento: ti devo parlare. (Zia Rosa s’era allontanata dal portico, come spinta da un presentimento. Si ferma, con le spalle al portico e la paura nel volto. È una paura familiare, una paura che ormai le si è infiltrata nelle ossa, ma che ciononostante le riesce sempre nuova)

ZIA ROSA – Di che, tesoro? (Si volta lentamente) C’è una cosa che vi tormenta, bambini, io lo so. Non ho bisogno della chiromante: me ne accorgo da sola. Siete rimasti scontenti tutti e due della cena. Non è così, Baby Doll? La cicoria non era cotta abbastanza. Credi che non lo sappia? (Il suo sguardo passa dalla faccia di Baby Doll alla schiena di Archie Lee con una risatina incerta) Che scherzo m’ha fatto il mio fornello: io credevo che fosse acceso e invece è rimasto continuamente…

BABY DOLL – Zia Rosa, vuoi metterti un po’ a sedere in modo da fare quattro chiacchiere in pace?

ZIA ROSA – (con una nota isterica) Non voglio sedermi, non voglio sedermi, posso benissimo parlare in piedi. Ti alzi, ti siedi, è più una fatica che altro! Dunque, che c’è, tesoro? Appena messe queste nell’acqua, vado a accendere il mio fornello e preparo a voi due bambini qualche uovo in cassetta. Eh, hai sentito, Archie Lee, figlietto?

ARCHIE LEE – (villano, con le spalle voltate) Non le voglio le uova in cassetta.

BABY DOLL – Né lui né io vogliamo le uova in cassetta. Ma, giacché ci siamo, zia Rosa, ecco… Archie Lee si domandava, e me lo domandavo anch’io…

ZIA ROSA – Che cosa, Baby Doll?

BABY DOLL – Be’, che intenzioni hai…

ZIA ROSA – Intenzioni?

BABY DOLL – Si, intenzioni, progetti.

ZIA ROSA – Che progetti, Baby Doll?

BABY DOLL – Progetti per l’avvenire, zia Rosa.

ZIA ROSA – Oh, l’avvenire! No… no, quando una vecchia signorina arriva quasi a cent’anni, che progetti vuoi che abbia per l’avvenire? Tante volte mi sono posta quella domanda, ma non ho mai avuto dubbi!… (La sua voce si spegne e giunge un accenno di musica mentre lei volta le spalle al portico) Gesù non mi ha dimenticata! No, il mio Salvatore Divino non ha dimenticato la mia esistenza! L’ora, Baby Doll, è ignota a me e a te, ma non a Lui: quando l’ora verrà, Egli mi chiamerà. Scenderà un vento che mi solleverà e mi porterà via! Come fa con le rose quando diventano come me… (La musica svanisce ed ella si volge di nuovo al tribunale schierato sul portico)

BABY DOLL – (schiarendosi nuovamente la gola) Va benissimo credere in Gesù, zia Rosa, ma non dobbiamo dimenticare che Gesù aiuta più che altro coloro che… insomma… che si aiutano!

ZIA ROSA – Oh, questo lo so, Baby Doll! (Ride) L’ho imparato in fasce, devo averlo imparato ancor prima di nascere! Eppure, in quale momento della mia vita sono rimasta sola, senza aiuto? Sulle dita, potrei contare i giorni che sono stata malata! Il mio Salvatore Divino m’ha conservata attiva e sana, sana e attiva, si, me ne vanto, l’età non mi ha ridotta un cerotto! E quando verrà per me l’ora di reclinare la testa sulla Sua spalla, io… (Archie Lee si volta villanamente)

ARCHIE LEE – Tutte queste storie su Cristo e sulla cicoria poco cotta eccetera eccetera non hanno niente a che fare colla situazione! Stammi a sentire, zia Rosa…

BABY DOLL – (alzandosi) Archie Lee, vuoi star zitto un minuto?

ARCHIE LEE – E allora di’ tu! E parla! E senza tanti peli sulla lingua!

BABY DOLL – C’è modo e modo di discutere di una cosa.

ARCHIE LEE – Senti, veniamo ai fatti e piantiamola di mettere sempre Cristo fra i piedi! C’è Susie, c’è Jim, Tom e Jane e c’è Bunny! E se nessuno di questi garba alla signora, ci sono nella regione altre case che la potranno ospitare! Non ha che l’imbarazzo della scelta. Domani mattina a buon’ora carico le sue cose in macchina e la scarrozzo dove le fa più comodo! Non è semplice e chiaro, così, senza tanti peli sulla lingua? Zia Rosa non è una stupida. Ha contato le stanze di questa casa! Lo sa che io sono nervoso, che lavoro, e un lavoratore deve nutrirsi! E che la casa è di chi è padrone, e che chi è padrone fa quello che gli pare in casa sua! Oh, Dio Santissimo, se questo non è il modo più semplice, chiaro e lampante di sistemare la questione, allora io me ne lavo le mani e arrangiatevi un po’ voialtre donne a parlarne fra voi! Sissignore, io… porco D… io… (Si precipita in casa sbattendo la porta. Segue una lunga pausa durante la quale Baby Doll fissa penosamente lo sguardo nel vuoto e zia Rosa contempla la porta)

ZIA ROSA – (come conclusione) Credevo che a voi bambini piacesse la mia cucina. (Un crepuscolo blu s’è coagulato in cortile. Zia Rosa si allontana dal portico e si sente un motivo di musica. La musica annega nei miagolii del vento che di colpo diventa feroce. Baby Doll si alza dalla sua sedia di vimini)

BABY DOLL – Archie Lee, Archie Lee, aiutami a portar dentro le sedie prima che volino! (Trascina la sua sedia accanto alla porta) Senti, che ciclone si prepara! Tienimi un po’ aperta la porta! Tira dentro quell’altra! Adesso questa! Sarà meglio che scendiamo in cantina! (Come se le venisse in mente ora) Zia Rosa, entra dentro, così chiudiamo la porta! (Zia Rosa scuote adagio la testa. Poi alza gli occhi al cielo, sopra e di là dal proscenio, dove qualcosa di funesto si sta addensando. Baby Doll dall’interno della casa) Fa’ entrare zia Rosa!

ARCHIE LEE – (sulla porta) Non si muove, la vecchia testarda! (La porta sbatte e si chiude. Il miagolio di gatto arrabbiato si muta in un boato distante che rapidamente s’approssima. Ma zia Rosa resta in cortile, il volto ispirato a meditazioni cupe ma tranquille. Il floscio cotone grigio della veste comincia a sbattere e a sferzare le linee scheletriche della sua figura. Ella interroga il cielo, poi la casa che il buio inghiotte man mano, poi di nuovo il cielo, dal quale il buio scende con la stessa espressione impavida e insieme smarrita negli occhi. Nel cervello, nipoti e pronipoti e cugini le passano innanzi come fogli di album sfogliati rapidamente: alcuni amati come figli, ma nessuno realmente figlio e tutti stranamente indifferenti all’abnegazione e all’affetto da lei così generosamente elargiti; come se ogni volta lei avesse offerto le sue braccia piene di rose, e nessuno mai avesse porto un vaso in cui accoglierle. La sciarpetta grigia le vola dal collo. Lei fa un gesto goffo e cade in ginocchio. Sfuggono alle braccia le rose, che ella rincorre debolmente. Ne raccoglie una o due, le altre, se le porta il vento. Lotta per rimettersi in piedi. Il crepuscolo blu si fa viola, e il viola nero e il boato sopraggiunge con la violenza di una locomotiva mentre il vento spinge il corpo di zia Rosa verso il rosaio).

Sipario

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