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Opere

Notte dell’inferno

a cura di Ornella Donna

Insieme a Verlaine, Stéphane Mallarmé e Charles Baudelaire, Arthur Rimbaud fa parte della cerchia dei poeti, cosidetti maledetti. Ma maledetti da chi? Dalla stessa società in cui vivono, che ritiene avversa quella loro visione del mondo, un mondo conformista e materialista che si oppone a valori spirituali. Particolarmente evidente in questa “Notte dell’inferno”, dove il poeta tenta di descrivere che cosa è l’inferno. Infatti così si esprime: “Sta’ zitto! Ma stai zitto! C’è la vergogna, c’è il rimprovero, qui: Satana che dice che il fuoco è ignobile, che la collera è terribile. Basta! Con gli eroi suggeriti dagli altri, magie, falsi profumi, musiche puerili.”

In Rimbaud arde il sacro fuoco della conoscenza e dell’insensatezza. Fuoco che brucia e annienta tutti i demoni. Fuoco che si contrappone alla purezza del cristianesimo, dottrina frutto di un’educazione dura, ricevuta dai genitori, alla quale conformarsi: “Fidatevi di me, dunque, la fede conforta, guida, guarisce”.

Lui, schiavo delle convenzioni, della tradizione, del buonismo, della visione di un Gesù vestito di bianco, che  “cammina sui rovi purpurei, senza piegarli … Gesù camminava sulle acque irritate. La lanterna ce lo mostrò in piedi, bianco, le trecce brune, sul fianco di un’onda di smeraldo”.

Duplicità bene/male, purezza/fuoco dell’inferno diventa dicotomia del vivere quotidiano, preda di una visione allucinata della realtà e del mondo che ci circonda. Infatti la poesia di Rimbaud segue una direzione singolare che implica tre esperienze:
l’esperienza di vedere: l’artista viene colto nell’atto della creazione,
l’esperienza di vista con gli occhi degli altri: l’oggettivazione del discorso,
l’esperienza del ladro di fuoco: la ricerca di un nuovo linguaggio poetico.

Dunque Poeta è Prometeo, arde in lui il fuoco della poesia in un animo incontaminato.

In particolare questa lirica esprime dolore e potenza innata, espressione vivida di un animo lacerato, perché preda di emozioni devastanti, che nascondono e tentano una ribellione, che ridoni benessere e felicità. La scrittura procede mediante accostamenti arditi, imprevedibili, ingiustificati; scrive una trama composta da immagini che colpiscono e fulgono, allucinazioni. La parola diviene libertà da vincoli logici e sintattici, e viene così restituita al suo vero ruolo, che è quello di evocare e di creare, plasmare con vivezza.

Ed è forse solo attraverso la parola il possibile ricongiungimento con la divinità, senza alcun assoggettamento umano, pur attraverso una visione onirica dissacrante e allucinante. Il poeta è, quindi, il mezzo con cui l’ispirazione poetica si tramuta in conoscenza filosofica, ed estasi finale irrisolvibile e ribelle. Poesia che si esprime come perfetto specchio di un’identità ottenuta tra ispirazione e allucinazione, simbolo di una fede assoluta, ma al contempo ingenua.

Ornella Donna

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Mi chiamo Ornella Donna, sono nata a Torino, dove ho vissuto per quarant’anni. Ora mi sono trasferitaMondovì, piccola ridente cittadina in provincia di Cuneo.
Ho conseguito due lauree: una in Pedagogia, indirizzo filosofico; e una in Pedagogia, indirizzo letterario. Sono una critica letteraria, scrivo recensioni e articoli su vari siti (QLibri, Sololibri.net e i-libri.com). Appassionata di gialli, in particolare i noir, prediligo la narrativa in generale, ad eccezione del genere fantasy.
Sono giurata in vari premi letterali a forte caratterizzazione locale (Marchesato di Ceva, La Quercia del Myr, Giallo Ceresio…) e presidente del concorso letterario Castel Govone di Finale Ligure.
Ho al mio attivo anche alcune presentazioni di autori, tra i quali Alessandro Perissinotto, Enrico Pandiani, Barbara Fiorio, Margherita Oggero, Manuela Caracciolo, Maurizio Persiani, Sarah Cogni…

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Notte dell’inferno

Nuit de l’enfer

   Ho inghiottito una formidabile sorsata di veleno. – Sia tre volte benedetto il consiglio che mi è giunto! – Le viscere mi bruciano. La violenza del veleno mi torce le membra, mi rende deforme, mi schianta. Muoio di sete, soffoco, non posso gridare. E’ l’inferno, la pena eterna! Guardate come il fuoco si ravviva! Brucio come si deve. Va’, demonio!

   Avevo intravisto la conversione al bene e alla felicità, la salvezza. Come descrivere la visione, l’aria dell’inferno non tollera inni! Erano milioni di creature affascinanti, un soave concerto spirituale, la forza e la pace, le nobili ambizioni, che so?

   Le nobili ambizioni!

   Ed è ancora la vita! – Se la dannazione è eterna! Un uomo che si vuole mutilare è dannato sul serio, ve- ro? Mi credo all’inferno, dunque ci sto. E’ l’adempimento del catechismo. Sono schiavo del mio battesimo. Genitori, avete fatto la mia infelicità e avete fatto la vostra. Povero innocente! L’inferno non può at- taccare i pagani. – E’ ancora la vita! Più tardi, le delizie della dannazione saranno più profonde. Un delitto, presto, che io cada nel nulla, secondo la legge umana.

   Sta’ zitto, ma stai zitto!… C’è la vergogna, c’è il rimprovero, qui: Satana che dice che il fuoco è ignobile, che la collera è terribilmente sciocca. – Basta!… Con gli errori suggeriti dagli altri, magie, falsi profumi, musiche puerili. – E dire che posseggo la verità, che vedo la giustizia: ho un giudizio sano e sicuro, sono pronto per la perfezione… Orgoglio. – La pelle della mia testa si dissecca. Pietà! Signore, ho paura. Ho sete, tanta sete! Ah! l’infanzia, l’erba, la pioggia, il lago sulle pietre, il chiaro di luna quando il campanile suonava dodici… il diavolo è al campanile, a quest’ora. Maria! Santa Vergine!… – Orrore della mia stupidità.

   Laggiù, non ci sono forse anime oneste, che mi vogliono bene… Venite… Ho un guanciale sulla bocca, non mi sentono, sono fantasmi. E poi, nessuno pensa mai agli altri. Non avvicinatevi. Puzzo di bruciato, è sicuro.

   Le allucinazioni sono innumerevoli. Proprio ciò che ho sempre avuto: niente più fiducia nella storia, l’oblio dei principi. Non parlerò: poeti e visionari sarebbero gelosi. Sono mille volte il più ricco, dobbiamo essere avari come il mare.

   Questa poi! l’orologio della vita si è fermato poco fa. Non sono più al mondo. – La teologia è seria, l’inferno sta certamente in basso – e il cielo in alto. – Estasi, incubo, sonno in un nido di fiamme.

   Quante malizie nell’attenzione nella campagna… Satana, Ferdinando, corre con le sementi selvati- che… Gesù cammina sui rovi purpurei, senza piegarli… Gesù camminava sulle acque irritate. La lan- terna ce lo mostrò in piedi, bianco, le trecce brune, sul fianco di un’onda di smeraldo…

Svelerò tutti i misteri: misteri religiosi o naturali, morte, nascita, avvenire, passato, cosmogonia, nien- te. Sono maestro di fantasmagorie.

   Ascoltate!…

   Ho tutti i talenti! – Qui non c’è nessuno e c’è qualcuno: non vorrei disperdere il mio tesoro. – Volete canti negri, danze di urì? Volete che io scompaia, che mi tuffi alla ricerca dell’anello? Lo volete? Farò oro, farmaci.

   Fidatevi di me dunque, la fede conforta, guida, guarisce. Venite tutti, – anche i bambini piccoli, – che io vi consoli, che si effonda per voi il suo cuore, – il cuore meraviglioso! – Poveri uomini, lavoratori! Non chiedo preghiere; con la vostra fiducia soltanto, sarò felice.

   – E pensiamo a me. Ciò mi fa rimpiangere poco il mondo. Ho la fortuna di non soffrire più. La mia vita non fu che dolci follie, è deplorevole.

   Bah! Facciamo tutte le smorfie immaginabili.

4 – continua

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