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Opere

Proibito

a cura di Redazione i-LIBRI

Proibito di Tennessee Williams

Personaggi:
TOM
WILLIE

ATTO UNICO

La bambina, che si chiama Willie, avanza su una rotaia tenendosi in un equilibrio instabile con le braccia aperte, di cui una tiene stretta una banana, l’altra una bambola straordinariamente malridotta con una scarmigliata parrucca bionda. È un’apparizione impressionante, magra come uno stecco e spaventevolmente bardata di vecchi orpelli. Indossa un abito lungo da sera di velluto blu con un colletto sporco di trina color crema e una collana di strass luccicanti. Ai piedi ha un paio di scalcagnati sandali d’argento con vistose fibbie decorative. I polsi e le dita le brillano di gioielli di vetro. Si è goffamente imbrattata il viso infantile di rossetto e le labbra sono assurdamente conciate ad arco di Cupido. Non ha più di tredici anni e, nonostante il trucco, le rimane addosso qualcosa di inesorabilmente infantile e innocente. Ride spesso e sfrenatamente, con una specie di precoce, tragico abbandono. Il ragazzo, Tom, di poco più grande, la contempla dai piedi del terrapieno. Indossa calzoni di velluto a coste, una camicia blu e un maglione. Ha in mano un aquilone di carta rossa con una vistosa coda infiocchettata.

TOM – Ciao. Chi sei?

WILLIE – Non mi parlare prima che casco! (Avanza vertiginosamente. Tom assiste con muto incantamento. Le oscillazioni di lei si fanno sempre più larghe. Parla trattenendo il fiato) Prendimi… Testa Matta… per favore?

TOM – (arrampicandosi sul terrapieno) Da’.

WILLIE – Se no… la rompo… quando cado! Non resisterò… molto… ancora… che ne dici?

TOM – No.

WILLIE – Ah, lo perdo… lo perdo… l’equilibrio… lo perdo! (Tom si offre di aiutarla) No, non mi… toccare. Se no non vale… bisogna… riuscirci… da soli… Dio, scivolo! Non so… perché… devo essere… così nervosa!… Vedi quel serbatoio laggiù in fondo?

TOM – Be’?

WILLIE – Di lì… sono… partita… È il massimo… che ho fatto… senza mai… cadere. Cioè, se riesco… a arrivare fino… a quel palo là! Oh! Patapumfete! (Perde completamente l’equilibrio e precipita dal terrapieno)

TOM – (ora contempla dall’alto) Ti sei fatta male?

WILLIE – Un po’ scorticato il ginocchio. Meno male che non ho messo le calze di seta.

TOM – (scendendo dal terrapieno) Sputaci, così non brucia.

WILLIE – Già.

TOM – Così si curano le bestie, sai. Leccandosi le ferite.

WILLIE – Lo so. Chi ci ha rimesso di più è il mio braccialetto. Ho fatto saltare un diamante. Dove sarà?

TOM – E come lo trovi fra tutto questo carbone?

WILLIE – Non lo so. Brillava molto.

TOM – Non era un vero diamante.

WILLIE – Che ne sai?

TOM – Ci vuol poco. Se no non te ne andresti a spasso su un binario di ferrovia con una bambola sbrindellata e un pezzo di banana marcia.

WILLIE – Uh, e chi te lo dice? Potrei essere un tipo strano. Non si sa mai. Come ti chiami?

TOM – Tom.

WILLIE – Io Willie. Tutti e due abbiamo un nome da maschio.

TOM – Come mai?

WILLIE – Aspettavano un maschio, quando sono nata io. Avevano già una bambina. Alva. Mia sorella. Perché non sei a scuola?

TOM – Speravo che ci fosse vento per far andare l’aquilone.

WILLIE – E che cosa te lo faceva sperare?

TOM – Il cielo era così bianco.

WILLIE – È un segno?

TOM – Già.

WILLIE – Capito. Sembra che l’abbiano spazzato con una scopa. Vero?

TOM – Già.

WILLIE – È bianco, proprio. Come un foglio di carta pulita.

TOM – Mmm… mmm.

WILLIE – Ma il vento non soffia.

TOM – Macché.

WILLIE – È troppo in alto per sentirlo. In alto in alto, in soffitta, a far la polvere ai mobili che ci sono lassù.

TOM – Eh… eh. E tu, perché non sei a scuola?

WILLIE – L’ho lasciata. Due anni fa quest’inverno.

TOM – Che classe facevi?

WILLIE – La quinta A.

TOM – La signorina Preston.

WILLIE – Già. Credeva sempre che avessi le mani sporche, finché non le ho spiegato che era carbone, a furia di cadere dai binari.

TOM – È severa?

WILLIE – Oh, no, è acida perché non ha trovato marito. Non gliene sarà capitato mai uno, poveraccia. Così le tocca insegnare in quinta A per tutta la vita. Cominciavano a insegnare l’algebra e siccome io me ne strafottevo abbondantemente di tutti gli x uguale, così, tanti saluti.

TOM – Non ti educherai andando a spasso sui binari.

WILLIE – Neanche tu col tuo aquilone. E poi…

TOM – Cosa?

WILLIE – A una ragazza serve saper stare in società. Io quello l’ho imparato da mia sorella Alva. Era molto ricercata tra i ferrovieri.

TOM – Macchinisti?

WILLIE – Macchinisti, fuochisti, frenatori. Anche il capostazione merci. Avevamo una pensione per ferrovieri. Lei era… come ti si potrebbe dire… “Il Numero Principale”. Bella? Dio mio, come un’attrice del cinema!

TOM – Tua sorella?

WILLIE – Si. Uno le portava sempre, dopo ogni viaggio, un’enorme scatola a forma di cuore, di seta rossa, con cioccolatini assortiti e noci e caramelle. Che meraviglia, eh?

TOM – Certo. (Giunge il gracidare dei corvi attraverso l’aria pungente)

WILLIE – Sai dove è Alva adesso?

TOM – A Memphis?

WILLIE – No.

TOM – A New Orleans?

WILLIE – No.

TOM – A St Louis?

WILLIE – Non lo indovini mai.

TOM – E dove è? (Willie non risponde subito)

WILLIE – (solennemente) In compagnia dei vermi.

TOM – Cosa?

WILLIE – (violentemente) In compagnia dei vermi, al cimitero, al camposanto. Mi capisci quando parlo?

TOM – Si. È un po’ forte.

WILLIE – Non ne hai la più pallida idea, carino mio, di come ce la siamo spassata in quella casa gialla, ai bei tempi.

TOM – Sì, eh?

WILLIE – Dalla mattina alla sera.

TOM – Strumenti? Che strumenti?

WILLIE – Pianoforte, grammofono, chitarra hawaiana. Chi suonava a destra, chi suonava a sinistra. Mentre adesso… un gran silenzio. Senti qualche rumore, tu, di là?

TOM – Macché. È vuota?

WILLIE – Soltanto io ci sto. Ci hanno attaccato un gran cartello.

TOM – Che dice?

WILLIE – (forte ma impuntandosi un poco) “L’ACCESSO È PROIBITO”.

TOM – Non abiterai mica qui, ancora!

WILLIE – Mmm… mm.

TOM – E gli altri? Che è successo? Dove sono andati a finire?

WILLIE – Mamma scappò con un frenatore della Centro-Sud. Dopodiché, a carte quarantotto. (Un treno fischia lontano) Senti quel fischio? È l’Espresso Razzo. La cosa più veloce che corra tra St Louis, New Orleans e Memphis. Mio padre si mise a bere.

TOM – E dov’è adesso?

WILLIE – Sparito. Forse dovrei denunciarlo all’Ufficio Dispersi. Come fece lui quando mamma sparì. Quindi restammo io ed Alva. Alva si ammalò ai polmoni. Hai visto Greta Garbo nella Signora delle camelie? Lo diedero all’Eden Delta la primavera scorsa. Aveva la stessa malattia di cui mori Alva, tbc.

TOM – Ah, sì?

WILLIE – Solo che, come l’aveva lei era bellissimo. Sai. I violini suonavano. E fasci, fasci di fiori bianchi. E tutti i suoi innamorati tornano da lei in una bellissima scena.

TOM – Ah, sì?

WILLIE – Quelli di Alva sparirono tutti.

TOM – Ah, sì?

WILLIE – Come i topi dalla nave che affonda. Questa era la sua espressione. Oh, non è morta come al cinematografo.

TOM – Ah, no?

WILLIE – Diceva: “Dov’è Albert? Dov’è Clemence?” Neanche uno ce n’era. Io dicevo qualche bugia: “Ti fanno tanti saluti. Domani vengono a trovarti”. “Dov’è il signor Johnson?”, mi domandava. Era il capostazione merci, l’ospite più importante che abbiamo mai avuto nella nostra pensione. “È stato trasferito a Grenada”, le dicevo, “ma vuole che tu lo ricordi”. Lei sapeva che era una bugia.

TOM – Ah, sì?

WILLIE – “Questo è il ringraziamento”, diceva. “Scappati tutti come i topi da una nave che affonda”. Tranne Sidney.

TOM – Chi è Sidney?

WILLIE – Quello che le portava lo scatolone di seta rossa, pieno di cioccolatini.

TOM – Oh!

WILLIE – Lui le rimase fedele.

TOM – Meno male!

WILLIE – Ma lei non lo poteva vedere. Diceva che aveva i denti guasti e che gli puzzava il fiato.

TOM – Oh.

WILLIE – Non è morta come al cinematografo. Quando uno muore al cinematografo, suonano i violini.

TOM – Quando mori Alva no?

WILLIE – Macché. Nemmeno un vecchio grammofono. Dice che era contrario al regolamento dell’ospedale. Cantava sempre per casa.

TOM – Chi? Alva?

WILLIE – Avessi visto le feste che dava! Questo era il suo numero preferito. (Chiude gli occhi e apre le braccia, simulando il rapimento delle cantanti professioniste di blues. La sua voce è straordinariamente alta e pura, di un timbro precocemente drammatico)

Sei la stella, bella,

Del mio fir… mamento

E risplendi sol

Per me!

Il vestito che porto è suo. L’ho ereditato da lei. Tutto quello che era di Alva è mio. Tranne il collier di oro zecchino.

TOM – Che fine ha fatto?

WILLIE – Quello? Non se l’è mai levato.

TOM – Oh!

WILLIE – Ho ereditato anche tutti gli innamorati di mia sorella. Albert, Clemence, e anche il capostazione merci.

TOM – Ah!

WILLIE – Se l’erano data a gambe. Forse dalla paura di pagare le spese. E adesso si rifanno vivi, tutti quanti, come le monete false. La sera mi portano di qua e di là. Devo darmi da fare, adesso. Alle feste, ai balli, a tutti i trattenimenti della ferrovia. Guarda!

TOM – Cosa?

WILLIE – So fare la danza del ventre! (Gli si alza davanti e gli dimena la pancia sotto il naso in una serie di ancheggiamenti frenetici).

TOM – Dice Frank Waters che…

WILLIE – Che…?

TOM – Lo sai.

WILLIE – So cosa?

TOM – L’hai portato dentro e hai ballato per lui, senza niente addosso.

WILLIE – Oh! I capelli di Testa Matta hanno bisogno di uno sciampo. Ma ho paura di lavarli, le si può scollare la testa dove ha avuto quella frattura al cranio. Deve esserle schizzato via tutto il cervello. Da allora si comporta come una scema. Le cose che dice, le cose che fa!

TOM – Perché non lo fai anche con me?

WILLIE – Cosa? Incollare le tue fratture?

TOM – No. Quello che hai fatto con Frank Waters.

WILLIE – Perché allora ero sola e adesso non sono più sola. Anzi dillo pure a Frank Waters. Digli che ho ereditato tutti gli innamorati di mia sorella. Sono fidanzata con uomini che hanno posti di responsabilità. Il cielo è proprio bianco. Vero? Bianco come un foglio di carta pulita. In quinta A facevamo disegno. La signorina Preston ci dava un foglio bianco e ci diceva di disegnare quello che volevamo.

TOM – Tu che disegnavi?

WILLIE – Una volta, mi ricordo, le portai mio padre messo K O da una bottiglia. Le piacque tanto, alla signorina Preston, disse: “Oh, guarda che bel ritratto di Charlot, con la bombetta sulle ventitré!” Io dissi: “Oh, no, quello non è Charlot, è mio padre, e quella non è la bombetta, è una bottiglia”.

TOM – E lei?

WILLIE – Oh, che vuoi farci. Non pretenderai che una maestra si metta a ridere.

Sei la stella, bella,

Del mio fir… mamento.

Il preside diceva sempre che l’atmosfera di casa mia non gli andava giù perché alloggiavamo i ferrovieri e qualcuno di loro dormiva con mia sorella.

TOM – Dormivano con tua sorella?

WILLIE – Come le mosche e il miele. Adesso sì che è vuota la casa.

TOM – Non continuerai a abitare lì, spero.

WILLIE – Come no.

TOM – Da sola?

WILLIE – Già. Non sarebbe permesso ma lo faccio. L’accesso è proibito ma non si sta male. Ieri è venuta una ispettrice della provincia a sficcanasare. L’ho riconosciuta dalla forma del cappello. Non era certo alla moda.

TOM – Ah no?

WILLIE – Pareva una caffettiera scoperchiata. Alva sì che se ne intendeva di moda. Il suo sogno era diventare disegnatrice per qualche grande ditta di Chicago. Provò a mandare disegni. Ma non ce la spuntò mai.

Sei la stella, bella,

Del mio fir… mamento.

TOM – E come hai fatto? Con l’ispettrice?

WILLIE – Oh, mi sono nascosta in soffitta. Ho fatto finta che in casa non ci fosse nessuno.

TOM – E come te la cavi per mangiare?

WILLIE – Oh, non lo so. Se guardi bene intorno trovi sempre qualche cosa per terra. Per esempio, questa magnifica banana. Buttata, così, in un cesto di immondizia dietro il Bar del Pappagallo. (Finisce la banana e butta la buccia).

TOM – (sogghignando) Già. La signorina Preston, per esempio.

WILLIE – No, lei no. Lei ti dà un foglio di carta bianca e dice: “Disegna quello che vuoi!” Una volta disegnai il ritratto di… oh, ma questo te l’avevo già detto, no? Vuoi fare un’ambasciata a Frank Waters?

TOM – Che cosa?

WILLIE – Digli che il capostazione merci mi ha comprato un paio di sandali di vitello. Di marca. Come quelli vecchi di Alva. Andrò a ballare con quelli alla Casina del Lago. Ballerò tutta la notte e tornerò a casa la mattina, ubriaca! Faremo serenate con tutti gli strumenti. Trombette e tromboni. E chitarra hawaiana! Ah! Sì! (Si alza, eccitata) E il cielo sarà bianco come adesso!!

TOM – (colpito) Ah?

WILLIE – Sì-ì-ì-ì! (Sorride vagamente e si volta lenta verso il ragazzo) Bianco… come un foglio di carta pulita… (di nuovo eccitata) e l’userò… per disegnare!!

TOM – Disegnare?!

WILLIE – Vedrai!

TOM – Che disegnerai?

WILLIE – Me mentre ballo! Con il capostazione merci! Con un paio di sandali di vitello! Si! Si! Con i tacchi alla francese, alti come i pali del telegrafo! E suoneranno la mia canzone preferita!!

TOM – La tua canzone?

WILLIE – Sì! Quella di Alva. (Trattenendo il fiato, appassionatamente)

Sei la stella, bella,

Del mio fir… mamento…

E poi…

TOM – Cosa?

WILLIE – Mi metterò il “bouquet”!

TOM – Che cos’è?

WILLIE – Fiori che si appuntano sul vestito quando si va ad una festa importante! Boccioli di rosa! Violette! Mughetti! Quando torni a casa sono appassiti, non hai che da metterli in una brocca d’acqua per rinfrescarli.

TOM – Già, già.

WILLIE – Alva faceva così. (Pausa, fischio del treno) L’Espresso Razzo…

TOM – Ci pensi molto ad Alva? No?

WILLIE – Oh no, non molto. Ogni tanto. Non è morta come al cinematografo. Gli innamorati sparirono. E non le fecero suonare il violino. Adesso torno indietro.

TOM – Dove, Willie?

WILLIE – Al serbatoio.

TOM – Ah, sì?

WILLIE – E ricomincio. Chissà che non batta qualche record di resistenza come fece Alva ad una maratona di ballo a Mobile, passato il confine, in Alabama. Questo che ti ho detto se vuoi, puoi anche dirlo a Frank Waters. Non posso perdere il tempo con sbarbatelli senza esperienza. Adesso esco con ferrovieri, gente conosciuta, che guadagna un tanto al mese. Non mi credi?

TOM – No. Stai raccontando un sacco di frottole.

WILLIE – Sai cosa ci metto a provartelo! Ma figurati se vale la pena convincere te! (Accarezza i capelli di Testa Matta) Vivrò per molto tempo come mia sorella. E quando avrò la tbc morirò come lei… forse non come al cinematografo al suono dei violini… ma con i miei orecchini di perle e la mia collana d’oro di Memphis…

TOM – Ah si?

WILLIE – (esaminando Testa Matta con aria critica) E allora forse…

TOM – Cosa?

WILLIE – (con gaiezza, impuntandosi leggermente) Qualche altra erediterà tutti i miei innamorati. Il cielo è proprio bianco.

TOM – Davvero.

WILLIE – Bianco come un foglio di carta pulita. Torno indietro.

TOM – Ciao!WILLIE – Ciao. (Si allontana lungo i binari, ondeggiando grottescamente per mantenere l’equilibrio. Scompare. Tom si bagna il dito e lo tiene alzato per provare il vento. Si sente Willie cantare in lontananza. “Sei la stella, bella… Del mio firmamento…” C’è un silenzio. La scena comincia a oscurarsi. “E risplendi sol per me!”)

Sipario

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