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Opere

Ritratto di Madonna

a cura di Redazione i-LIBRI

Ritratto di Madonna di Tennessee Williams

Personaggi:
LA SIGNORINA LUCREZIA COLLINS
IL PORTIERE
IL RAGAZZO DELL’ASCENSORE
IL DOTTORE
L’INFERMIERA
IL SIGNOR ABRAMS

Scena: La stanza di soggiorno di un modesto appartamento di città. I mobili sono antiquati, l’abbandono e il disordine dominano. Una porta nella parete di fondo conduce a una camera da letto, un’altra a destra nell’anticamera.

ATTO UNICO

COLLINS – Riccardo! (Dalla porta che si spalanca irrompe selvaggiamente Lucrezia Collins. È una zitella di mezz’età, smilza e dalle spalle ad arco, con un viso tirato che l’agitazione imporpora. Porta i capelli pettinati a boccoli come una bambina e la vestaglia piena di trine che indossa pare uscita da un vecchio corredo di tanti anni prima) No, no, no, no! Ma che lo sappia anche l’intera congregazione! (Afferra freneticamente il telefono) L’amministratore, devo parlare con l’amministratore!… Presto, per carità, presto; c’è un uomo qui! (Si rivolge concitatamente, a parte, a un individuo invisibile) Che ha perduto ogni ritegno, assolutamente ogni ritegno!… Il signor Abrams?… (In un “sottovoce” agitato) Per carità, che i giornali non ne parlino, ma quassù da parecchio succedono cose terribili!… Sì, parla la signorina Collins dell’appartamento all’ultimo piano! Ho evitato di sporgere reclamo finora unicamente per un riguardo alla congregazione. Ero segretaria del direttore della scuola domenicale e una volta avevo la prima classe. Li aiutavo per la processione di Natale. Il vestito per la Vergine e Madre l’ho fatto io, io ho preparato il costume dei Re Magi… Sì, e adesso è successo questo: senza la minima responsabilità da parte mia, ogni sera quest’uomo penetra nel mio appartamento e sfoga i suoi bassi istinti! Capisce? E non una volta sola ma ripetutamente, signor Abrams! Non so se entra dalla porta o dalla finestra o dalla scala di servizio o da qualche porta segreta che forse io non conosco ma che conoscono alla chiesa, ma adesso è qui nella mia camera da letto e non so come mandarlo via, bisogna che qualcuno mi aiuti… No, non è un ladro, signor Abrams, proviene da un famiglia molto fine di Webb nel Mississippi, ma quella donna gli ha rovinato il carattere, ha distrutto qualsiasi rispetto per una signora!… Signor Abrams, signor Abrams! O Dio! (Riattacca freneticamente il ricevitore e si guarda attorno come una pazza, poi si precipita in camera da letto) Riccardo! (La porta si richiude sbattendo. Qualche secondo dopo entra un vecchio portiere che indossa un vecchio camice grigio ordinario. Si dà un’occhiata attorno con l’aria di chi è incuriosito da una cosa comica e triste, poi chiama timidamente)

PORTIERE – Signorina Collins! (La porta dell’ascensore si spalanca con fracasso nell’ingresso e il ragazzo dell’ascensore entra)

RAGAZZO – Dov’è?

PORTIERE – In camera da letto.

RAGAZZO – (sogghignando) E lui? Se lo tiene dentro?

PORTIERE – Pare. (Si sente la voce della signorina Collins protestare debolmente contro il misterioso intruso)

RAGAZZO – Che t’ha detto di fare il signor Abrams?

PORTIERE – Di star qui e tenerla d’occhio finche arrivano.

RAGAZZO – Madonna.

PORTIERE – Chiudi quella porta.

RAGAZZO – Devo lasciarla un po’ aperta per sentire il campanello. Non fa un bel vedere qua dentro, oh!

PORTIERE – Non ci avranno scopato da vent’anni, almeno. Quando vede queste pareti, Abrams, gli piglia una sincope.

RAGAZZO – Come mai questo sfacelo?

PORTIERE – Non lasciava entrare mai nessuno.

RAGAZZO – Neanche l’imbianchino?

PORTIERE – Macché. Neanche lo stagnaro. Nel bagno sotto al suo cominciò a colare il soffitto e lei confessò che la sua conduttura era otturata. Abrams dovette far entrare l’operaio con questo passe-partout un giorno che lei era uscita.

RAGAZZO – Madonna. Che ne dici, avrà dei quattrini nascosti da queste parti? Ci sono, quei pazzi che nascondono i milioni nel materasso.

PORTIERE – Non lei. Lei riceveva ogni mese l’assegno della pensione o roba simile che lei girava ad Abrams. Diceva che le signore del Sud non ricevono un’educazione finanziaria. Poi, gli assegni finirono.

RAGAZZO – Ah?

PORTIERE – La pensione finì, o roba simile. Abrams dice che ha avuto dei soldi dalla chiesa per tenerla qui, lei non ne sa niente. E che arie si dà, povera disgraziata!

RAGAZZO – Sentila, sentila, di là!

PORTIERE – Che dice?

RAGAZZO – Gli ha chiesto scusa! D’aver chiamato la polizia.

PORTIERE – Crede che venga la polizia?

COLLINS – (in camera da letto) Basta, la finisca!

RAGAZZO – Lotta per il suo onore! Che fracasso! Hanno ragione i vicini a lamentarsi!

PORTIERE – (accende la pipa) Questa è l’ultima volta.

RAGAZZO – Se ne va, eh?

PORTIERE – Stasera.

RAGAZZO – Dove?

PORTIERE – (avviandosi lentamente verso il vecchio grammofono) Al manicomio provinciale.

RAGAZZO – Madonna!

PORTIERE – Te lo ricordi, questo? (Mette il disco di “I’m Forever Blowing Bubbles”)

RAGAZZO – No. Quando è uscito?

PORTIERE – Non eri neanche nato, caro giovane di belle speranze. Il meccanismo ha bisogno d’olio. (Estrae una lattina d’olio e unge la manovella e altre parti del grammofono)

RAGAZZO – Da quanto tempo abita qui la zitella?

PORTIERE – Dice Abrams da venticinque o trent’anni, prima ancora che lui diventasse amministratore.

RAGAZZO – E sempre da sola?

PORTIERE – Aveva una vecchia madre che morì una quindicina d’anni fa sotto un’operazione. Da allora non ha più messo fuori il naso tranne la domenica per andare in chiesa o il venerdì sera per certe adunanze religiose.

RAGAZZO – Quante pile di vecchie riviste, qua in giro.

PORTIERE – Faceva la collezione. Andava apposta a ripescarsele alla fornace.

RAGAZZO – Per che fare?

PORTIERE – Dice Abrams per ritagliare i bambini dei dadi Campbell. Quei bambolotti con la testa a pomodoro che mettono nelle reclame dei dadi da minestra: li avrai visti.

RAGAZZO – Mmm… mm.

PORTIERE – Faceva la collezione. Riempiva un sacco di album con questi pupazzetti di carta e li portava agli ospedali dei bambini a Natale e a Pasqua, due volte all’anno. Così va meglio, no? (Riferendosi al grammofono che riprende la sua musica lontana e carezzevole) Eliminato un po’ di quel raspio…

RAGAZZO – Non sapevo che fosse matta da tanto tempo.

PORTIERE – Chi è matto e chi non è matto? Il mondo è pieno di gente strana come lei.

RAGAZZO – Eh, ma lei non ha proprio cervello, Cristo!

PORTIERE – Ci sono pezzi grossi in Europa che ne hanno meno di lei. Stanotte la portano via e la rinchiudono. Non farebbero meglio a lasciarla stare e a rinchiudere un po’ di quei pazzi laggiù? Lei non fa male a nessuno, ma quelli? Ammazzano milioni di persone e girano a piede libero.

RAGAZZO – Una vecchia così, però, fa schifo, mettersi in testa di essere violentata!

PORTIERE – Pena, non schifo. Guarda dove butti la cenere.

RAGAZZO – Figurati, con tutto il lerciume che c’è non la vedi neanche. Tutta questa roba se ne va domani mattina, no?

PORTIERE – Mmm… mm.

RAGAZZO – Porterò un paio di questi vecchi dischi per curiosità alla mia ragazza. Ha un grammofono portatile in camera da letto: dice che con la musica c’è più gusto.

PORTIERE – Lasciali stare. La proprietà è ancora sua.

RAGAZZO – Ma va’, lei ha tutto quello che vuole dai suoi amanti fantasma.

PORTIERE – Shhhhh! (Fa un gesto di avvertimento mentre la signorina Collins fa il suo ingresso dalla camera da letto. Ha un aspetto disfatto. Si piega, esausta, sulla soglia, con le mani che stringono i seni piatti e virginali)

COLLINS – (ansimando) Oh, Riccardo, Riccardo…

PORTIERE – (tossendo) Signorina… Collins.

RAGAZZO – Salute, signorina.

COLLINS – (si accorge della presenza degli uomini) Beata Vergine! Sono già qui! Mamma non m’ha detto niente! (Impacciata, si tocca i ridicoli boccoli a cavatappi tenuti da un nastro rosa sbiadito. I suoi modi diventano quelli di una vaga signora del Sud, piccante ma austera) Lor signori perdoneranno un così inaudito disordine!

PORTIERE – Non fa niente, signorina Collins…

COLLINS – È il giorno di libertà della donna. Le loro nordiche signorine ricevono una veramente eccellente educazione domestica, mentre da noi giù nel Sud non si apprezza, in una ragazza, che il fascino e la grazia! (Ride infantilmente) Seggano, prego. È troppo chiuso qui? Desiderano che apra una finestra?

PORTIERE – No, signorina Collins.

COLLINS – (avviandosi con delicata grazia verso il divano) Fra poco mamma porterà qualcosa di fresco… Oh, Dio! (Si tocca la fronte)

PORTIERE – (gentilmente) Che ha, signorina?

COLLINS – Oh no, no, grazie, nulla! La testa mi pesa un po’. Sono sempre un po’… malarica… di questa stagione. (Barcolla come se avesse le vertigini, e sta per abbattersi sul divano)

PORTIERE – (aiutandola) Attenta, signorina.

COLLINS – (con aria incerta) Come mi pesa! Come mai non me n’ero accorta? (Li scruta con occhi miopi e un sorriso esitante) Lor signori vengono dalla chiesa?

PORTIERE – Nossignora. Io sono Nick, il portiere, e questo è Frank, il ragazzo dell’ascensore.

COLLINS – (corrugando la fronte) Ah si?…Non capisco.

PORTIERE – (gentilmente) Il signor Abrams m’ha detto di dare un’occhiata per vedere se non aveva bisogno di niente.

COLLINS – Oh! Allora vi avrà informato di quel che è successo?

PORTIERE – Ha accennato a un… inconveniente.

COLLINS – Ecco! Non è vergognoso? Però, che non esca di qui, eh? Che non finisca su bocche estranee.

PORTIERE – No, si figuri.

COLLINS – Non una parola fuori di qui.

RAGAZZO – Quello lì è ancora dentro, signorina?

COLLINS – Oh, no. No, se n’è andato.

RAGAZZO – Da che parte, dalla finestra della camera da letto, signorina?

COLLINS – (incerta) Si…

RAGAZZO – Ho visto, una volta, uno capace di farlo. Si arrampicava lungo la parete del palazzo. Lo chiamavano l’Uomo Mosca! Pensi che titolo a otto colonne, signorina Collins! “Uomo mosca stupra giovane bella signora!”

PORTIERE – (dandogli una gomitata) Torna alla tua gabbia, tu, fila!

COLLINS – Titolo? No! Che cosa umiliante! Il signor Abrams non l’avrà mica comunicato ai giornalisti?

PORTIERE – Nossignora. Non dia retta a questo giovincello!

COLLINS – (accarezzandosi i boccoli) Prenderanno fotografie secondo loro? Ne ho una di lui sul camino.

RAGAZZO – Questa qui, signorina Collins? (Si avvicina al camino)

COLLINS – Sì. Di una gita con la scuola domenicale. Io quell’anno avevo i bambini dell’asilo, lui i più grandicelli. Viaggiammo nella cabina di una locomotiva da Webb alle Fonti di Cristallo. (Si tura le orecchie con un gesto infantile scrollando i boccoli) Uh, come fischiava quella locomotiva! Fischiava? (Ride nervosamente) Fischiava! Mi spaventò tanto ch’egli mi mise il braccio attorno alla spalla! Ma c’era anche lei, venuta, così, senza nessuno scopo al mondo. Gli rubò il cappello e se lo piantò sulla nuca… e tutti e due… si strofinarono per averlo, strofinarono le dico! Tutti dissero che era un’indecenza! Non crede, lei?

PORTIERE – Sì, signorina.

COLLINS – E lì è la fotografia, quella con la cornice d’argento sul camino. Mettemmo in fresco il cocomero nella sorgente e dopo ci mettemmo a giocare. Lei si nascose non so dove e lui per trovarla ci mise secoli. Scese la notte e lui non l’aveva ancora trovata e tutti che mormoravano e ridevano alle loro spalle; come Dio volle tornarono, insieme… lei appiccicata al suo braccio come una donna di strada… e Rita Huston si mise a strillare: “Guarda, guarda il didietro della gonna di Evelina!” Era… verde di macchie d’erba! Ha mai visto lei una sfacciataggine simile? Ma lei non si scompose affatto, rideva, come se la cosa fosse molto, ma molto buffa! Era in trionfo!

RAGAZZO – Qual è lui, signorina?

COLLINS – Quello alto alto con la camicia azzurra che mi regge un boccolo. Giocare coi miei boccoli gli piaceva molto.

RAGAZZO – Un don Giovanni… modello 1910, eh?

COLLINS – (astratta) Le pare? Una cosina modesta, davvero: mi piace il merletto sul collo. Lo dissi alla mamma: “Magari non lo porterò, mammina, ma starà così bene nel mio corredo!”

RAGAZZO – Com’era vestito stasera quando ha scalato il suo balcone, signorina Collins?

COLLINS – Scusi?

RAGAZZO – Aveva ancora quella camicia blu a striscioni col colletto di celluloide?

COLLINS – Non è cambiato.

RAGAZZO – Lo riconosceranno subito, con quell’affare. E i pantaloni, di che colore li portava?

COLLINS – (astratta) Non ricordo.

RAGAZZO – Magari non li aveva. Se li sarà persi per strada, arrampicandosi su per il muro! Perché non lo denunzia per atti osceni, signorina Collins?

PORTIERE – (afferrandogli il braccio) Piantala o vattene nel tuo bussolotto. Capito?

RAGAZZO – (ridacchia) Quante storie. Non sente una parola.

PORTIERE – Be’, parla da cristiano, se no fila. La signorina Collins, qui, è una signora. Capito?

RAGAZZO – Si, è Shirley Temple.

PORTIERE – È una signora!

RAGAZZO – Sììììì! (Torna al grammofono e si mette a cercare tra i dischi)

COLLINS – Non volevo creare tutto questo trambusto. Voglio chiarirlo, alla Polizia. Ma lei approva, non è vero i miei sentimenti?

PORTIERE – Certo, signorina!

COLLINS – Quando un uomo approfitta di una di quelle disgraziate che fumano in pubblico, avrà forse una scusa ma quando questo capita a una signora nubile e assolutamente al di sopra di ogni sospetto in fatto di moralità, che si può fare? Chiamare la forza pubblica? A meno che la ragazza non abbia la fortuna di avere un padre e dei fratelli che regolino la faccenda privatamente senza scandalo!

PORTIERE – Certo. Ha ragione, signorina Collins.

COLLINS – Questo susciterà, figurarsi, un vespaio di pettegolezzi odiosi. Specie negli ambienti della chiesa. Sono episcopali lor signori?

PORTIERE – Nossignora. Cattolici, signorina Collins.

COLLINS – Ah. Allora, come lor signori sapranno, noi in Inghilterra siamo chiamati la Chiesa cattolica inglese. Discendiamo in linea diretta da san Paolo che battezzò gli antichi Angli, così si chiamava una volta il popolo inglese, e vi fondò il ramo inglese della Chiesa cattolica. Perciò quando lei sente affermare da qualche ignorante che la nostra Chiesa fu fondata da… Enrico VIII… da quell’ignobile vecchio libidinoso che si prese tutte quelle mogli, tante, dicono, quante Barbablu, lei capisce quanto sia ridicolo e profondamente offensivo per chiunque conosca e sia addentro alla storia della Chiesa!

PORTIERE – (consolante) Assolutamente, signorina. Tutti lo sanno!

COLLINS – Ah, se lo sapessero! Hanno bisogno che glielo si insegni! Prima che morisse, mio padre era Rettore alla chiesa di San Giorgio e Michele a Glorious Hill nel Mississippi… Posso dire di esser cresciuta all’ombra della Chiesa episcopale. A Pass Christian e a Natchez, a Biloxi, a Gulfport, a Port Gibson; a Columbus e a Glorious Hill! (Con mite, meravigliata tristezza) Ma, dirò loro una cosa, a volte mi viene il sospetto che nella chiesa moderna si sia verificato una specie di scisma dello spirito. Queste diocesi settentrionali si sono completamente allontanate dalla vecchia e buona tradizione della Chiesa. Per esempio, il nostro rettore della chiesa della Santa Comunione non ha mai varcato la mia soglia. È una chiesa alla moda e lui ha molto da fare, lo so, tutto quello che vogliono, ma forse un’oretta per far sentire a suo agio una nuova arrivata nella congregazione poteva trovarla. Macché! Pare che più nessuno abbia tempo… (Man mano che si abbandona alla fantasia i suoi modi si fanno agitati) Questo forse non dovrei dirlo, ma sanno loro che in questo momento, là, alla Santa Comunione, dove ho recentemente trasferito la mia iscrizione, stanno pigliando un gusto matto a quel che succede di notte in questo appartamento? Sissignori! (Ride come una pazza e alza le mani al cielo) Ne godono pazzamente! (Trattiene il respiro e cerca qualcosa a tentoni nella vestaglia)

PORTIERE – Che cerca, signorina?

COLLINS – Il mio… fazzoletto… (Sbatte gli occhi per evitare di piangere)

PORTIERE – (cavando di tasca uno straccio) Qua. Tenga qui, signorina Collins. Non è che uno straccio, ma è pulito, salvo da questo lato dove ho spolverato il manico del grammofono.

COLLINS – Grazie. Lor signori sono di una gentilezza squisita. Fra poco la mamma porterà qualcosa di fresco da bere…

RAGAZZO – (mettendo un disco sul grammofono) Questo ha un titolo che sembra straniero. (Il disco comincia a suonare Cuore solitario di Tcaikovskij)

COLLINS – (infilandosi in petto delicatamente lo straccio) Mi scusino tanto. È bello, fuori?

PORTIERE – (rauco) È bello, signorina.

COLLINS – (estatica) Talmente caldo per questa stagione. Sono uscita per la funzione col mantellino d’astrakan addosso ma mi pesava talmente che ho dovuto riportarmelo a casa. (Le ciglia le si chiudono) I marciapiedi sono cosi interminabili d’estate.

RAGAZZO – Non è estate, signorina.

COLLINS – (come in sogno) Ogni volta pensavo che non sarei mai arrivata alla fine dell’ultimo isolato. Quello dove il ciclone sradicò tutti gli alberi. Il marciapiede è accecante dal sole. (Si preme le palpebre) Non si sa dove metter la faccia, e io sudo così abbondantemente! (Si passa in modo studiato lo straccio sulla fronte) Non un ramo, una foglia che la protegga, niente! Lei deve accettare! Voltare la sua odiosa faccia da gambero da tutti i portoni, e via, via più presto che può, nei limiti del possibile, finche non arriva davanti a loro! Oh, Gesù, Gesù mio benedetto e quando lei non ha questa fortuna e incontra gente e deve sorridere? Come fa ad evitarla a meno di non attraversare la strada, ma salta talmente agli occhi… La gente può dire: ma quella è matta… La casa di lui è proprio a metà di quel tremendo isolato senza un filo d’erba, casa loro, di lui e di lei, e hanno un’automobile e rientrano sempre presto e si mettono a sedere sul portico e a guardare me che cammino… oh Padre mio che sei nei cieli, con che gusto maligno! (Volta la testa nella tortura del ricordo) Ha certi occhi come succhielli, mi passano da parte a parte. Lei vede quel tremendo soffoco che mi sale in gola e il male che ho qui… (si tocca il petto) e mi segna a dito e ride e gli dice all’orecchio “guardala come scappa, col suo nasone lustro a peperone, quella povera vecchia zitella… innamorata di te!” (Rantolando nasconde la faccia nello straccio)

PORTIERE – Forse dovrebbe cercare di dimenticare, signorina Collins.

COLLINS – Dimenticare mai! Mai! Mai dimenticare! Una volta lasciai il parasole, quello col pizzo bianco che apparteneva alla mamma, lo lasciai nel guardaroba in chiesa e non avevo nulla per coprirmi il volto per strada, e non potevo neanche ritornare indietro con tutta quella gente dietro di me che rideva alle mie spalle, beffandosi dei miei vestiti! Oh Dio, Dio! Non mi restò che andare avanti, oltre l’ultimo olmo, in quell’implacabile solleone. Oh! Mi picchiava addosso, mi scorticava! Una sferza!…O Signore! Sul viso, sul corpo!… Cercai di affrettarmi ma mi girava la testa e loro sempre dietro di me… inciampai, stetti per cadere, e scoppiarono tutti a ridere dietro di me! Ero diventata paonazza, in faccia, paonazza e bagnata: come doveva esser ripugnante, il mio viso, in quel riverbero acceso… neanche un’ombra dove nascondersi! E allora… (la faccia le si contorce dal terrore) la loro automobile arrivò davanti alla loro casa, proprio dove stavo per passare, e ne scese lei, in bianco, fresca e allegra, con la pancia del primo dei sei bambini che stava per avere. Oh Dio!… E lui dietro a lei, sorridente, bianco e fresco e contento: tutti e due si piantarono lì ad aspettarmi. Aspettarmi! Io che potevo fare? Andare avanti! Potevo voltarmi indietro? Mai più! Pregai: Dio, Dio carissimo, fammi morire sul colpo! Non mi esaudì. Camminai a testa bassa in modo da non vederli. Sanno che fece lei? Stese la mano per fermarmi! E lui… lui si mise a camminarmi incontro, sorridendomi, ostruendo il marciapiede con quel suo enorme corpo bianco! “Lucrezia”, mi chiamò, “Lucrezia Collins”. Io… io cercai di parlare ma non mi riuscì, non avevo più fiato! Mi coprii la faccia e giù a correre. Correre!… Correre!… (Picchiando sul bracciale del divano) Arrivai in fondo all’isolato… e gli olmi… ricominciarono… O Gesù misericordioso che sei nei cieli, come li ringraziai! (Si lascia andare esausta, la mano abbandonata sul divano. Pausa. La musica finisce) Dissi alla mamma: “Mammina, dobbiamo lasciare questa città.” E così facemmo, subito. E adesso, dopo tanti anni, lui s’è ricordato, finalmente, ed è tornato! Ha abbandonato la casa e quella donna per venir qui… lo vidi un giorno in fondo alla chiesa. Mi pareva e non mi pareva… e invece era lui. La sera dopo fu la prima che egli forzò la mia casa e… sfogò i suoi istinti su di me Non si rende conto che io sono cambiata, che non ho più i sentimenti che avevo una volta, ora che lui ha avuto sei bambini da quella ragazza di Cincinnati… tre dei quali vanno già a scuola! Sei? Pensino un po’! Sei bambini! Io non so che dirà quando saprà che se ne annuncia un altro! Darà la colpa a me, certamente, perché gli uomini fanno sempre così! Come se non mi avesse violentata lui!

RAGAZZO – (sogghignando) Che dice? Un bambino, signorina Collins?

COLLINS – (abbassando gli occhi ma parlando con tenerezza e orgoglio) Sì, aspetto un figlio.

RAGAZZO – Per la Ma… (Si tura la bocca con la mano e si volta velocemente)

COLLINS – Anche se non è legittimo, ha perfettamente diritto a portare il nome del padre. Che ne dicono loro?

PORTIERE – Sicuro. Certo, signorina.

COLLINS – Un bambino è innocente e puro, comunque sia stato concepito, e non bisogna farlo soffrire! Perciò intendo disporre della piccola eredità lasciatami da mia cugina Ethel per dare al piccolo un’educazione privata che gli eviti di cadere sotto l’influenza malefica della Chiesa cristiana! Voglio esser sicura che non cresca all’ombra della croce per poi dover camminare sui marciapiedi bruciati dal solleone! (Il campanello dell’ascensore suona dall’ingresso)

PORTIERE – Frank! C’è gente che vuol salire. (Il ragazzo dell’ascensore esce. La porta dell’ascensore sbatte. Il portiere si schiarisce la gola) Sì, sarebbe meglio… andare da qualche altra parte…

COLLINS – Se solo ne avessi la forza… ma non l’ho. Ormai sono così abituata a star qui e la gente fuori… è sempre così difficile affrontarla!

PORTIERE – Forse lei non dovrà… affrontare nessuno, signorina Collins. (La porta dell’ascensore si apre sbattendo)

COLLINS – (si alza spaventata) Vengono qui?

PORTIERE – Lei stia calma, signorina Collins.

COLLINS – Se sono gli agenti che vengono a arrestare Riccardo li mandi via. Ho deciso di non denunciare il signor Martin. (Entra il signor Abrams con il dottore e l’infermiera. Il ragazzo dell’ascensore contempla la scena dalla porta. Il dottore ha un’aria stanca, professionale, l’infermiera è robusta e decisa. Il signor Abrams è un ometto gentile, sinceramente agitato dalla situazione. La signorina Collins si rattrappisce tutta, la voce le manca) Ho deciso di non… denunciare il signor Martin…

DOTTORE – La signorina Collins?

ABRAMS – (con un tentativo di vivacità) Sì, questa è la signora che ella voleva conoscere, dottor White.

DOTTORE – Mmmm. (Energicamente, all’infermiera) Vada nella camera da letto e raccolga un po’ di roba.

INFERMIERA – Sì, dottore. (Attraversa rapidamente la stanza e va in camera da letto)

COLLINS – (indietreggia dalla paura) Roba?

DOTTORE – Sì, la signorina Tyler l’aiuterà a preparare una piccola valigia. (Sorride macchinalmente) Un luogo estraneo assume un’aria più familiare, i primi giorni, se il nostro sguardo incontra qualche piccolo oggetto personale.

COLLINS – Luogo… estraneo?

DOTTORE – (con tono indifferente, scrivendo un rapporto) Niente paura, signorina Collins.

COLLINS – Io lo so! La mandano dalla Santa Comunione a arrestarmi! Per immoralità!

ABRAMS – Oh, no, signorina Collins, la sua impressione è errata. Il signore è un dottore che…

DOTTORE – (impaziente) Su, su, è solo per qualche giorno finché le cose non vanno a posto. (Dà un’occhiata all’orologio) Due e venticinque! Signorina Tyler?

INFERMIERA – Vengo!

COLLINS – (comincia lentamente e tristemente a comprendere) Oh… me ne vado…

ABRAMS – È stata sempre una signora, dottore, una vera signora.

DOTTORE – Sì. Senza dubbio.

ABRAMS – Che peccato!

COLLINS – Permettano che… gli scriva un biglietto. Una matita? Prego?

ABRAMS – Ecco, signorina Collins… (Lei prende la matita e si accuccia alla tavola. L’infermiera ricompare, con un sorriso duro e sforzato, portando una valigetta)

DOTTORE – Pronta, signorina Tyler?

INFERMIERA – Pronta, dottor White. (Si avvicina alla signorina Collins) Su andiamo, bella, avremo tempo, per far questo.

ABRAMS – (seccamente) Lasci che finisca il biglietto!

COLLINS – (si leva con un sorriso tremante) Ho… finito.

INFERMIERA – Benissimo, cara, andiamo. (La spinge con mano ferma verso la porta)

COLLINS – (si volta improvvisamente) Oh, signor Abrams!

ABRAMS – Dica, signorina.

COLLINS – Se lui dovesse ritornare… senza trovarmi… preferirei che lei gli tacesse… del bambino… Forse è meglio che glielo dica io… (Sorride mitemente) Sa come sono gli uomini, no?

ABRAMS – Sì, signorina Collins.

PORTIERE – Arrivederla signorina Collins. (L’infermiera la tira fermamente per il braccio. Lei sorride di sopra una spalla con un lieve gesto di scusa)

COLLINS – La mamma fra poco porterà qualcosa di fresco… da bere… (Scompare nell’anticamera con l’infermiera. L’ascensore si chiude sbattendo con il suono metallico di una trappola che scatta. I fili vibrano)

ABRAMS – Gli ha lasciato un biglietto.

PORTIERE – Che gli ha scritto, signor Abrams?

ABRAMS – “Caro… Riccardo. Mi assento per qualche tempo. Ma non temere: ritorno. Ho un segreto per te. Caramente. Lucrezia”. (Tossisce) Bisogna sgombrare tutta questa roba e ammucchiarla a pianterreno in attesa di sapere dove metterla.

PORTIERE – (senza entusiasmo) Stasera, signor Abrams?

ABRAMS – (ruvidamente per nascondere il suo stato d’animo) No, no, che stasera, vecchio matto! Troppe ne abbiamo avute, stasera! (Più gentilmente) Domani. Spegni quella luce in camera da letto… e chiudi la finestra. (Una musica si sente piano mentre gli uomini escono lentamente, chiudendo la porta, e le luci svaniscono)

Sipario

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