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Opere

Saluti da Bertha

a cura di Redazione i-LIBRI

Saluti da Bertha di Tennessee Williams

Personaggi:
GOLDIE
BERTHA
LENA
UNA RAGAZZA 

Una camera da letto nella « valle », famigerato quartiere equivoco lungo la riva orientale del fiume a St. Louis. Nel centro è un massiccio letto d’ottone con cuscini e coperte raffazzonate e in disordine su cui si agita senza requie Bertha, una grassa pro­stituta bionda. Un mobile da toeletta, pesante e di foggia antiquata, con maniglie dorate e una sgar­giante tovaglia di seta sulla quale sono disposte due grosse bambole, è poggiato contro la parete di destra. Oltre il letto è un tavolino basso con bottiglie da gin vuote. Sparso in disordine sul pavimento un assortimento di luride riviste. Grottescamente pretenziosa è la tappezzeria, disegnata a rose molto vivaci di colore, e si presenta lacerata e cadente in alcuni punti. Larghe macchie gialle nel soffitto. Un lampadario antiquato, festonato di « pendants »  di vetro rosso, è sospeso nel centro. 

(Dalla porta praticata nella parete di sinistra entra Goldie. Essa indossa una sudicia combinazione in due pezzi, di satin bianco e nero, che le aderisce strettamente al corpo pressoché spolpato. Si ferma sulla soglia, con una sigaretta in bocca, e fissa con impazienza la figura prostrata di Bertha). 

Goldie         Allora, Bertha, cos’è che hai in mente di  fare?

(Per un momento non giunge risposta).

Bertha         (con un flebile lamento)   Niente.

Goldie         Bisogna che tu ti decida,  Bertha.

Bertha         Non posso decidere niente.

Goldie         Perché non puoi?

Bertha         Sono troppo stanca.

Goldie         Questa non è una risposta.

Bertha         (agitandosi irritata)   Beh, è l’unica risposta che so dare. Desidero soltanto starmene qui sdraiata a pensare a quel ch’è stato.

Goldie         Son due settimane che te ne stai lì sdraiata a pensare o qualcosa del genere.

(Bertha mugola una risposta inintelligibile) 

Bisogna che tu prenda una decisione. Le ragazze hanno bisogno di questa stanza.

Bertha         (con una risata rauca)   E tu digli che se la prendano!

Goldie         Non possono prendersela con te dentro.

Bertha         (battendo la mano sul letto)   Oh, Dio!

Goldie         Andiamo, Bertha, cerca di ragionare.

(Bertha si agita di nuovo e geme).

Bertha         Cos’è che avete con me?

Goldie         Tu sei  malata.

Bertha         Ho un tremendo mal di capo. Chi è che mi ha rifilato quel Mickey Finn, ieri sera?

Goldie       Nessuno t’ha rifilato niente. Sono due settimane buone, ormai, che te ne stai lì a parlare della tua testa. Ora, Bertha, l’unica cosa ragionevole che puoi fare è di tornartene a casa; oppure…

Bertha         Non me ne torno da nessuna parte! Me ne starò proprio qui fintanto che mi rimetterò in piedi. (Volge il viso con espressione ostinata).

Goldie         La valle non è posto adatto per una ragazza nelle tue condizioni. Senza contare che questa camera serve a noi.

Bertha       Lasciami stare, Goldie. Ho bisogno di prendermi un po’ di riposo prima di ricominciare a lavorare.

Goldie         Bertha, tu devi prendere una decisione!

(La perentorietà della frase sovrasta pesantemente per qualche istante l’atmosfera placida della camera. Bertha volge lentamente il capo verso Goldie).

Bertha         (con voce flebile)   Che decisione vuoi che prenda?

Goldie         Fuori di qui, dov’è che hai in mente di andare?

(Bertha sta a fissarla in silenzio per qualche secondo).

Bertha         Da nessuna parte. E adesso lasciami in pace, Goldie. Ho proprio bisogno di prendermi un po’ di riposo.

Goldie         A lasciarti stare, tu saresti capacis­sima di non far niente fino al giorno del giudizio!

(La risposta di Bertha è inintelligibile) 

Stai bene a sentire quel che ti dico! Se non cerchi, una volta per tutte, di ragionare, io vado a chiamare una ambulanza che ti venga a prendere! Meglio che tu ti decida subito.

Bertha         (che alla minaccia s’è un poca irrigidita)   Non posso decidere niente. Sono troppo stanca… letteralmente a pezzi.

Goldie         Molto bene! (Apre rumorosamente la borsetta)  Ora prendo un nichelino e la chiamo subito. Gli dirò che abbiamo qui una ragazza malata che non ragiona più.

Bertha         (in tono aspro)   Fai quel che ti pare Ormai, di quel che mi può capitare non me ne importa niente.

Goldie         (mutando tattica)  Bertha, perché non scrivi un’altra lettera a quel tipo che vende… chincaglierie o che altro a Memphis?

Bertha       (mettendosi immediatamente in guardia)  Charlie? Non pronunciare il suo nome con la tua sporca bocca!

Goldie       Bel modo che hai di parlare, quando io ti tengo qui proprio soltanto per carità visto ch’è ormai un bel paio di settimane che tu non porti più dentro il becco d’un quattrino! Dove credi…

Bertha         Charlie è davvero… amore. Charlie è… (La voce le si disperde in mormorio singhiozzante).

Goldie         E se lo è, che cosa importa?  Ragione di più per scrivergli che ti venga a tirar fuori da questo brutto passo in cui ti trovi, Bertha.

Bertha         (insorgendo)   Quattrini, non glie ne chiederò mai più! Chiaro? Di me ha dimenticato tutto, il nome e il resto. (Fa scivolare lentamente una mano lungo il corpo)  Qualcuno deve avermi dato una coltellata mentre stavo dormendo.

Goldie         Cerca di ragionare, Bertha. Se questo uomo guadagna bene, è facile che ti mandi qualcosa per aiutarti a rimetterti in piedi.

Bertha         Certo, che guadagna bene. Ha un negozio di chincaglierie. Credo che lo dovrei sa­pere, dal momento che ci lavoravo dentro! Lui mi diceva sempre: « Ragazzina, se mai ti capita di aver bisogno di qualcosa basta solo che tu lo faccia sapere al Charlie… ». Ce la spassavamo insieme mica male in quel retrobottega !

Goldie         Facile che questo non l’abbia dimenticato.

Bertha         Avrà saputo tutto quel che ho fatto da quando l’ho lasciato e… sono arrivata a St.  Louis. (Batte due volte le palme sul letto).

Goldie         Ma no, Bertha. Scommetto che non ha saputo niente.

(Bertha  ride debolmente).

Bertha         Ma se sei tu che gli hai scritto tutto. Tutte le porcherie che hai potuto dire sul mio conto! La tua lurida lingua schiocca così presto che…

Goldie         Bertha!

(Bertha mormora una volgarità inintelligibile) 

Sono stata una buona amica per te, Bertha.

Bertha         Adesso s’è sposato, ad ogni modo.

Goldie         Basta solo che tu gli scriva due righe su una cartolina tanto da spiegargli che ti trovi in brutte acque. Ricordagli quel che diceva, che ti avrebbe aiutata se mai ti fosse capitato d’averne bisogno, eh?

Bertha         Lasciami sola un momento, Goldie. Mi sento qualcosa di orribile, dentro.

Goldie         (facendo qualche passo avanti e guardando Bertha con  maggior attenzione)   Vuoi che ti chiami un dottore?

Bertha         No.

(Un istante di silenzio).

Goldie         Un prete?

(Le dita di Bertha si stringono nervosamente sul lenzuolo).

Bertha         No!

Goldie         Di che religione sei, tu.  Bertha?

Bertha         Di nessuna.

Goldie         Mi pareva che una volta tu avessi detto ch’eri cattolica.

Bertha         Può essere che l’abbia detto. E con questo?

Goldie         Se ti viene in mente di che religione sei, magari riusciamo a mettere le mani su una suora o qualcosa di simile che ti dia una camera, come hanno fatto per Rosa Kramer, dove tu puoi riposarti fin che ti pare o rimetterti in piedi. Eh, Bertha?

Bertha         Non voglio suore intorno che mi diano niente! Voglio soltanto che tu mi lasci qui in pace fin che mi sarò riposata abbastanza.

Goldie         Bertha, tu sei… molto malata, Bertha!

Bertha         (dopo una breve pausa)   Molto?

Goldie         Sì, Bertha. Non che io ti voglia spaventare, ma…

Bertha         (aspramente)   Vuoi dire che sto per morire?

Goldie         (dopo un momento di riflessione)   Non ho detto questo.

(Un’altra pausa).

Bertha         No, ma è questo che volevi dire.

Goldie         Dobbiamo pensare al futuro, Bertha. Non possiamo lasciare che le cose se ne vadano a modo loro.

Bertha         (cercando di mettersi a sedere)   Se sto per morire voglio scrivere a Charlie. Voglio… dirgli qualcosa.

Goldie         Se è una confessione che vuoi fare, dolcezza, credo che un prete sarebbe…

Bertha         No, nessun prete. Voglio Charlie!

Goldie         Padre Callahan sarebbe…

Bertha         No! No! Voglio Charlie!

Goldie         Charlie sta a Memphis! Ha da pen­sare alle sue chincaglierie.

Bertha         Sicuro. In Central Avenue. Il nu­mero  è  563.

Goldie         Gli scriverò io e gli dirò in che con­dizioni ti trovi, eh,  Bertha?

Bertha         (dopo una pausa meditativa)   No… Digli soltanto che gli mando i miei saluti. (Volge il viso contro  la parete).

Goldie         Bisogna che gli dica qualcosa di più, Bertha.

Bertha         Questo è tutto quello che tu gli devi dire da parte mia.  Saluti da…  Bertha.

Goldie         Ma non vuol dir niente, lo capisci da te.

Bertha         Vuol dire molto, invece. Saluti da Bertha a Charlie con tutto il suo amore. Non vuol dir niente, questo?

Goldie         No!

Bertha          Vuol dire, invece.

Goldie         (avviandosi alla porta)   Meglio ch’io chiami l’ospedale che mandi l’ambulanza.

Bertha         No, non chiamarla! Preferisco morire, piuttosto.

Goldie         Tu non puoi stare nella valle, Bertha. Una ragazza nelle tue condizioni ha bisogno di essere curata come si deve,  se no non si sa cosa, le può capitare.

(All’esterno, nella sala, qualcuno ha avviato la pianola automatica che suona « The St. Louis  Blues ».   Una rauca voce maschile accompagna il ritornello. S’alza uno scoppio di risa giunge il tonfo di una porta violentemente chiusa).

Bertha         (dopo una breve pausa)   È a me che tu la conti, sorella. (Alza le spalle)  So anch’io come si fa a giocare a questo gioco! (Guarda Goldie con occhi d’allucinata)  Quando uno è andato e andato, e non c’è più santo che lo faccia tornare indietro!

(Scuote la testa e poi la reclina lentamente. Intreccia le dita e batte ripetutamente sul letto: poi la mano le si abbandona e le scivola da un lato del  letto).

Goldie         Andiamo, Bertha, adesso cerca di ragionare e io ti farò portare in un bel posticino pulito dove ti daranno delle buone cosine da mangiare e un  bel letto da dormirci.

Bertha         Per morirci, vuoi dire! Dammi una mano a uscire da ‘sto letto! (Si agita cercando di alzarsi).

Goldie         (avvicinandosi)   Adesso non eccitarti, Bertha.

Bertha         Aiutami ad alzarmi. Sì! Dove sta il  mio kimono?

Goldie         Bertha, tu non sei assolutamente in condizione di uscire dal letto per andare ad agitarti in giro!

Bertha         Chiudi il becco, tu, brutta ruffiana! Mandami qui Lena. Mi aiuterà lei a mettere in­sieme le mie cose.

Goldie         Cos’è che hai deciso,  Bertha?

Bertha         Di andarmene.

Goldie         Dove?

Bertha         Questi sono affari miei.

Goldie         (dopo una pausa)   Sta bene, ti chiamo Lena.

(Bertha è riuscita penosamente ad alzarsi e, barcollando, cerca di raggiungere il tavolo da toeletta).

Bertha         Aspetta un momento! Guarda sotto quel vassoio. Quello dove c’è il pettine e la spazzola. (Si lascia cadere ansante su mia seggiola)  Ci devono essere cinque dollari.

Goldie         Bertha, qui sotto non c’è neanche l’ombra di quattrini.

Bertha         Vorresti dire che sono al verde?

Goldie         Son dieci giorni che sei al verde, Bertha. È da quando che ti sei ammalata che sei senza soldi.

Bertha         Bugiarda!

Goldie         (incollerita)   Niente ingiurie, Bertha!

(Si fissano l’un l’altra con occhi feroci. Una ragazza, che indossa qualcosa di molto simile a un grembiule da scolara, si fa sulla porta e guarda dentro con espressione di curiosità. Fa una risatina e scampare).

Bertha         (rompendo per prima il silenzio)  Chiamami Lena. Lei non m’inganna.

Goldie       (andando al tavolo da toeletta) Guarda, Bertha. Solo per  tua  soddisfazione. Vedi sotto il vassoio? Non c’è altro che una vecchia cartolina di Charlie.

Bertha         Sono stata derubata. Sì, sono stata derubata. (Via via più contata)  Solo perché sono troppo malata e stanca e mal ridotta per badare ai miei interessi io vengo de­rubata. Sai che cosa farei se fossi in forza? Butterei in aria tutto! E riavrei i quattrini che tu m hai rubato o ti prenderei quelli che tieni nascosti da qualche parte, vecchia…

Goldie         Bertha, gli ultimi baiocchi che ti restavano li hai spesi. Ci hai comprato il gin.

Bertha         No!

Goldie         È stato la sera di martedì, quando ti sei ammalata. Un quarto di gin secco ti sei comprato, quella sera. Ti giuro che è così, Bertha!

Bertha         Non ti crederei neanche me lo giu­rassi sulla Bibbia! Chiamami Lena! È tutto un imbroglio!

(Si leva in piedi e s’avvia barcollando verso la porta) 

Lena! Lena! « Chiama la polizia! ».

Goldie         (allarmata)   No. Bertha!

Bertha         (ancor più forte)   « Chiama la polizia! ».

(Abbandonandosi stancamente contro lo stipite della porta singhiozza amaramente e si copre gli occhi con una mano. La pianola automatica ri­prende a suonare. Dall’esterno giunge il rumore frusciante di persone che ballano).

Goldie         Bertha, cerca di calmarti. Rimettiti giù, adesso.

Bertha         (volgendosi contro)   Non dirmi che devo calmarmi, vecchia sporcacciona. Chiamami subito la polizia, altrimenti io!…

(Goldie le afferra un braccio. Le due donne lottano per qualche secondo. Bertha riesce a liberarsi) 

Denuncerò questo furto alla polizia, dovesse essere l’ultima cosa che faccio! Hai rubato a una morta i pochi soldi che aveva, ecco come sei buona e generosa tu!

E poi te ne vieni qui a riempirmi la testa con i preti e la confessione e… « Chiama la polizia! ». (Si appoggia al muro, e singhiozza).

Goldie         (disperata)   Bertha, tu hai bisogno di un buon calmante. Torna a letto, cara, intanto che ti vado a prendere un bromuro doppio e un tubetto d’aspirina.

Bertha         (velocemente, con gli occhi chiusi, la testa rovesciata indietro e le mani abbandonate lungo i fianchi) I venticinque dollari che m’hai portato via da sotto il vassoio dove c’è il pettine e la spazzola, devi andarmi a prendere!

Goldie         Andiamo, Bertha…

Bertha         (senza cambiare posizione)  Se me li restituisci, bene; se no ti denunzio!

(Le labbra tese le tremano; un filo di saliva scintillante scende a rigarle il mento. Il corpo ha rigido, come tenuta da una trance catatonica) 

Non mi mancano gli amici, in questa città. Pezzi grossi!  (In tono di trionfo)  Avvocati, politicanti! « Ho la possibilità di mandare a monte tutti i trucchi che cercherai di combinarmi! ». (Spalanca gli occhi)  Ci so fare eh? (Esce in una risata isterica)  Questa è proprio da ridere, no? I miei diritti costituzionali li conosco!

(Le muore il riso sulle labbra. Si lascia cadere sulla seggiola abbandonandosi all’indietro).

Goldie         (la sta a guardare, spaurita. Poi scivola con circospezione oltre Bertha ed esce dalla stanza con un sospiro d’orrore).

Bertha         Oh, Charlie, Charlie, era così dolce, così dolce!

(Scuote il capo e sorride dolorosamente)  Mi hai ingannata tante volte che non le so più contare, Charlie… non sei venuto agli appuntamenti, ti sei sposato con una piccola corista.. Oh, Dio! Ti amo tanto che mi sento tutta scon­volta a vedere il tuo viso benedetto nella foto che m’hai dato!

(Si disperde l’esaltazione enfatica onde era posseduta e il volto le si atteggia di nuovo in un’espressione di schizofrenica diffidenza) 

Dove è andata quella strega? Dove sono i miei dieci dollari? Ehi, « tu »! Ridammi i miei soldi! Se ti trovo ancora in giro a far la scema coi miei quat­trini ti faccio a pezzi!… Oh, Charlie… ho un mal di testa tremendo, Charlie. No, gioia. Non uscire, stasera. (Si alza dalla seggiola)  Ehi, tu! Portami una borsa di ghiaccio… ho la testa che mi fa un male atroce. Dev’essere l’effetto della sbornia che ho preso, gioia! (Ride)  Ci so fare, eh? Ci sa fare la zietta, eh! Chiama il mio avvocato. Ho delle aderenze in questa città, io. Sicuro. I miei di casa son padroni di metà dei pozzi di petrolio dello stato del… del… Nevada. (Ride)  Già, questa è da ridere, no?

(Lena, una piccola ebrea bruna che indossa una gonna di satin rosa e una blusetta, si fa sulla porta. Bertha la guarda attraverso gli occhi socchiusi)   E  tu chi sei?

Lena             Sono io, Lena.

Bertha         Oh, Lena, eh? Mettiti a sedere, gioia, e prenditi una sigaretta. Non mi sento bene. Non ci sono sigarette, qui. Se l’è portate via Goldie. M’ha portato via tutto quel che avevo. Mettiti a sedere e…  prendi una…

Lena             (sulla soglia)   Goldie mi ha detto che stasera non ti sentivi troppo bene, cara, e allora ho pensato di venirti a trovare.

Bertha         Già, questa è proprio da ridere, no? Io sto benissimo, stasera stessa sarò di nuovo sul lavoro. Ne puoi essere sicura. Me la son sempre cavata, piccola, non è vero? T’è mai capitato di vedermi mollare? Adesso sarò magari un poco in serie contraria… ma niente di grave!  (S’inter­rompe un attimo, come aspettasse una -parola di conferma)  Niente di grave, vero, Lena? Non sono mica vecchia. Ho ancora la vista buona. No?

Lena             Certo che  sì, Bertha.

(Pausa).

Bertha         Beh, e allora che cos’hai da ridere?

Lena             Ma non rido mica, Bertha.

Bertha         (sorridendo leggermente)  Pensavo che forse ti sarà sembrato buffo sentirmi dire che ho ancora la vista buona.

Lena             (dopo un istante di pausa)   No, Bertha, mi fai torto.

Bertha         (con voce rauca)   Senti, dolcezza mia, io conosco il sindaco di questa stramaledetta cittaduzza. Lui e io siamo così. Capisci! Posso mandare a monte tutti i trucchi che tu cercassi di combinarmi senza neanche scompormi. Ci so fare, eh? Questo mi fa proprio ridere. Dammi la mia borsa da viaggio, Lena, per piacere. Dov’è? Mi hanno buttata fuori da posti anche migliori di questo.

(Si leva in piedi, gira vagamente per la stanza, poi s’abbandona stremata sul letto. Lena le si avvicina) 

Dio, son troppo stanca. Bisogna proprio che mi metta giù finché la testa abbia smesso di andarmi a spasso…

(Sulla soglia appare Goldie che scambia occhiate significative con Lena).

Goldie         E allora, Bertha, hai deciso finalmente?

Bertha         Deciso cosa?

Goldie         Cos’è che vuoi fare?

Bertha         Lasciami stare. Sono troppo stanca.

Goldie         (con tono indifferente)   Beh, io ho poi chiamato l’ospedale, Bertha. Ora manderanno l’ambulanza a prenderti. Andrai a stare in un bel posto pulito.

Bertha         Digli che mi buttino nel fiume che così il governo risparmierà un bel po’ di quattrini. Ma forse avranno paura che io gli sporchi l’acqua. Immagino che mi faranno cremare per evitare che si diffonda l’infezione. L’unico modo sicuro per maneggiare i resti mortali di Bertha. Questa è proprio da ridere, no? Guardala solo, Lena, questa sporcacciona che si fa chiamare Goldie1. E crede anche dì avere un gran cuore. Non è da ridere? Tutto quel che ha di grosso è quell’affare che adopera per sedersi. Già, vecchia strega! Se n’è venuta qui dentro a contarmela soave che bisogna chiamare il prete, che me ne devo andare all’ospizio di carità. Ma con me non attacca, sicuro, te lo dico io!

Goldie         (con ira contenuta)   Meglio che tu faccia attenzione a come parli. Facile che quelli ti mettano la camicia di forza, non credere mica, sai!

Bertha         (levandosi di scatto)   Esci di qui, che Dio ti stramaledica!

(Scaglia un bicchiere contro Goldie che getta uno strillo ed esce di corsa. Bertha si volge a Lena) 

Mettiti a sedere, che ho una lettera da farti scrivere. Sotto quel bambolotto c’è della carta.

Lena             (guardando sul tavolo)   No, Bertha, qui non ce n’è.

Bertha         Non ce n’è! Anche la carta mi hanno portato via!

(Lena va al tavolino accanto al letto e prende un foglio).

Lena             Ecco qua, Bertha, un pezzo l’ho trovato.

Bertha         Bene. Scrivi la lettera. Al signor Charlie Aldrich, proprietario del più grande ne­gozio di chincaglieria della città di Mempbis. Scritto?

Lena             Com’è l’indirizzo, Bertha?

Bertha         563 Central Avenue. Scritto! Sì, è giusto. Signor Charlie Aldrich. Caro Charlie. Stanno cercando di farmi chiudere nel manicomio cittadino. Sotto l’accusa di attività criminale senza il regolare processo che la legge comanda. Scritto?

(Lena alza la penna dalla carta) 

E io sono perfettamente normale come lo sei tu, Charlie, in questo stesso momento. Non c’è niente di meno che pulito nel mio passato, né mai ci sarà. Scritto!

(Lena abbassa gli occhi sul foglio fingendo di scrivere) 

Perciò vieni qui tu, Charlie, e portami via, carissimo, per amore dei vecchi tempi. Con amore e baci, la tua antica fidanzata, Bertha… Aspetta un mo­mento. Mettici un P.S. e domandagli come sta sua moglie e… No! Cancella tutto! Questo non c’entra per niente. Cancella tutto quanto, non è altro che un ammasso dì sciocchezze!

(Si fa nella camera un silenzio penoso. Bertha sospira e si rigira lentamente sul letto, ravviando alll’indietro i capelli che ha madidi di sudore) 

Prendi un foglio pulito.

(Lena si alza e prende un altro foglio dal tavolino. Dalla porta una ragazza allunga il capo a guardare nella  stanza).

La Ragazza   Lena!

Lena             Vengo.

Bertha         Trovato?

Lena             Sì.

Bertha         Molto bene. Ora scrivi soltanto questo. Saluti da Bertha… a Charlie… con tutto il suo amore. Scritto? Saluti da Bertha… a Charlie…

Lena             (levandosi in piedi e rassettandosi la blusetla)   Sì.

Bertha         Con tutto… il suo amore…

(Nella sala esterna ricomincia la musica).

 Fine

1   Vezzeggiativo da Gold, oro: qualcosa che, trasformato in nome proprio, si può rendere in italiano con “Auretta “.

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