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Presentazioni

Il mondo arabo nelle parole di Kamel Daoud

a cura di Laura Monteleone

Il mondo arabo nelle parole di Kamel Daoud – Le mie indipendenze

Un incontro molto interessante e atteso, venerdì 24 novembre, presso la fondazione Corriere a Milano. In attesa del protagonista (in ritardo a causa del volo), Alessandra Coppola e Lorenzo Cremonesi hanno intrattenuto il pubblico commentando alcuni degli articoli più pregnanti, contenuti nel libro di Daoud. La scelta del titolo esprime puntualmente lo sguardo di questo cronista, cronista inteso come osservatore dell’attualità del mondo arabo, libero dai condizionamenti culturali tradizionali “famiglia, villaggio, religione”. Kamel Daoud, che scrive da quindici anni sul Le Quotidien d’Oran, uno tra i maggiori quotidiani algerini, ha sempre espresso con forza e chiarezza le sue convinzioni (riprese puntualmente dalla stampa francese ed europea). Tanto da guadagnarsi antipatie da molti fronti anche opposti, fatwa e minacce: “rischia la vita ogni giorno” ha dichiarato al pubblico Cremonesi, con accento accorato.

Daoud ha riaffermato la sua simpatia per le primavere arabe che hanno gettato semi e speranze per il futuro, e che non sono responsabili di tutti i mali che vengono loro attribuititi. Il male è ciò che ha spinto alla rivoluzione, ciò che ha costretto la gente a prendere le armi. E anche a farsi ammazzare. Sono i dittatori che hanno generato il male. Oggi si tende a dire “si stava meglio prima” e a dimenticare tutto il male che i regimi dittatoriali hanno perpetrato: la chiusura, la repressione poliziesca, le torture, la violenza, che hanno portato parte della gente ad abbracciare la bandiera dell’Isis. Insieme alle responsabilità dell’intervento americano in Iraq, e del waabismo dell’Arabia Saudita. “il regime e l’islamismo si danno manforte in fondo, perché hanno un nemico comune che è la democrazia”. “E nascondere la realtà nel silenzio, spegnendo le voci di denuncia, è il sistema migliore per far sembrare tutto pacifico!”

Daoud ha indicato che è ora di archiviare le responsabilità del vecchio colonialismo, e vedere che l’occidente di una volta è stato sostituito dai cinesi e dai russi: “è scandaloso come i comportamenti di russi e cinesi in Libia, Maghreb e, si può dire in Africa tout court, non vengano mai messi sotto accusa”.

Non ha fatto mistero del suo amore per la Tunisia, un seme di speranza nell’orizzonte arabo (pur essendo un serbatoio per Isis), e la malinconia dell’Algeria che, contro le aspettative anche del mondo occidentale, non ha partecipato alla primavera araba. Troppo provata dalla guerra di decolonizzazione e quella civile degli anni 90, “ha pagato un prezzo eccessivamente alto, è stata lasciata da sola contro l’Islam“; l’Algeria è molto cauta, “è mummificata”.

Accusato di islamofobia (che per gli occidentali significa paura dell’islam, mentre per il mondo arabo odio) Daoud non rinuncia a esibire il proprio pensiero su temi ideologici e religiosi. Uno dei nodi nevralgici del suo pensiero, e per il quale la sua vita è sotto pressione, minacciata, è quello della donna. La donna e la sessualità :“io sono laico e non ho tabù…l’islam radicale è ossessionato dal ruolo della donna….la sessualità è una delle miserie più grandi del mondo arabo…ogni spazio sociale è una prigione del desiderio, consumato solo con la violenza”. I suoi scritti dopo i fatti di Colonia hanno suscitato forti polemiche. “Non si può vivere così…non posso essere fiero del mio corpo solo quando è morto… il corpo è ciò che mi mette in relazione con la vita…il corpo è un bene, una ricchezza. Gli dei sono gelosi perché non hanno corpo, non vogliono che io ne sia orgoglioso. Per questo le religioni hanno la tendenza a togliercelo”.

Kamel Daoud è una penna molto scomoda, eppure nel mondo arabo si è accesa la riflessione sulla rivoluzione sessuale. “Giovani registi marocchini stanno cominciando a portare questa riflessione nei loro film, anche se vengono minacciati, ma la verità deve prevalere….questo presente sarà secondo me il secolo del femminile..”. Il tema della donna, ha sostenuto Daoud, non riguarda solo il mondo arabo. Anche quello occidentale ha uno squilibrio “se non è libera la donna, non sono libero nemmeno io, non è più una questione femminile o maschile, si tratta piuttosto della creatura umana… la donna araba è nascosta dal velo, ma per la donna occidentale il velo è il suo corpo, che fa dimenticare che le donne hanno un’anima”.

“E’ solo il fatto culturale che può cambiare le cose. Il governo francese mi chiede cosa può fare per realizzare l’integrazione. Fate leggere, tanti libri, agli immigrati e agli occidentali, non bisogna badare solo alle necessità primarie, ma alla persona nella sua cultura”.

Ma resta un fatto fondamentale per il futuro dell’Europa: “L’occidente deve imporre le regole della democrazia, non lasciarsi prendere la mano dall’ingenuità.”

Laura Monteleone

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La recensione di www.i-libri.com a Il caso Mersault di Kamel Daoud a cura di Gabriele Lanzi

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