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Presentazioni

Nuova edizione de I Turcs tal Friùl

a cura di Redazione i-LIBRI

Nuova edizione de I Turcs tal Friùl

Presentazione della nuova edizione de I Turcs tal Friùl : 25 maggio ore 18.00, a Casarsa della Delizia

Ora I Turcs tal Friùl tornano in una nuova bellissima edizione con Quodlibet, per volontà di Giorgio Agamben, uno dei più noti e influenti pensatori contemporanei, che inaugura con questo testo una collana dedicata alla poesia in dialetto intitolata Ardilut, riprendendo il simbolo ideato da Pasolini per la sua “Academiuta di lenga Furlana”.
Pasolini scrive quest’opera dal 14-15 al 22 maggio del 1944, giusto 75 anni fa, ispirandosi ad un fatto storico che coinvolse anche il paese di Casarsa: la tragica invasione del Friuli, nel 1499, da parte di sanguinarie orde turchesche. Pasolini trasse l’ispirazione da un’epigrafe (vedi immagine in testa) che si trova tuttora a Casarsa nella chiesa di Santa Croce, che riporta le parole dei camerari Matia de Montico e Zuane Coluso, i quali si impegnavano ad erigere una chiesa dedicata alla Beata Vergine quale voto per lo scampato pericolo. Grazie ad un “miracolo”, infatti, il paese di Casarsa fu risparmiato dai Turchi che, invece, devastarono e bruciarono i paesi limitrofi.
L’opera verrà presentata in anteprima il 25 maggio 2019 alle ore 18.00 a Casarsa, presso la Chiesa di Santa Croce (Glisiùt), in Via XI Febbraio. Interverranno Giorgio Agamben e il poeta friulano Ivan Crico; il moderatore dell’incontro sarà Mario Brandolin, giornalista e critico teatrale. Luca Altavilla, attore friulano cresciuto a San Giovanni di Casarsa, leggerà alcuni brani dei Turcs.

Leggi la news con tutti i dettagli sul sito del Centro Studi

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Vedi la scheda del libro nell’edizione attualmente disponibile

Descrizione – Opera teatrale giovanile, poco nota e riscoperta solo a metà anni settanta, i Turcs tal Friul ripercorrono in chiave evocativa l’effettiva calata dei Turchi in Friuli nel 1499. Scritta nel friulano di Casarsa, lingua materna, il testo teatrale di Pier Paolo Pasolini è stato in questo caso trasformato in forma di teatro-canzone seguendo un processo che Luigi Maieron chiama di “distillazione”. Rispettando integralmente il testo originale ma sottolineandone, grazie alla forma canzone, in particolare alcuni passi, momenti e parole, restituisce al lavoro pasoliniano una spiccata vocazione poetica che si coniuga con le musiche che Maieron ha appositamente realizzato.

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