oppure Registrati
Reportage

Sono andata al Salone del libro e ne sono uscita viva (2^ parte)

a cura di Gaia Conventi

Sono andata al Salone del libro e ne sono uscita viva (2^ parte)

Il sabato la folla vociante ha elegantemente invaso il Salone – spintonando – e già i commenti in metropolitana lasciavano presagire la lieta giornata. Nipoti conducevano in carrozzina nonni che “Si può sapere perché devo portarti al Salone che leggi sì e no un libro all’anno?”. Non ci è dato sapere quanti ne leggano i virgulti spingenti.

All’uscita dalla metro è stato come quando avvertono di uno tsunami in arrivo e tutti cercano rifugio ai piani alti. Il primo giorno sono riuscita a litigare con un tale della sicurezza che ci aveva scambiato per pecore sorde. I giorni successivi è andata meglio, il mio antipioggia sembra quello della Security, devono avermi scambiata per una collega.

Entrando al Salone di buonora – col pass espositore è possibile, alle nove e mezza riesci persino a fare pipì senza accollarti una coda di venti minuti –, gli stand sembrano i salottini nelle vetrine di un mobilificio.

Fare pipì subito è fondamentale, dopo occorre preferire il bagno degli uomini. Ho visto signore perdere la timidezza e signori farsi timidi, eppure posso assicurarvi che le toilette si somigliano parecchio, cambia solo la clientela.

Il sabato – complice anche il meteo – la temperatura del Salone era perfetta: a girare nudi non si rischiava il colpo d’aria. Ho visto i primi pantaloncini corti, le prime minigonnissime, e i pantaloni a cavallo basso sostituiti da quelli a cane cattivo: sbranati. Ragazzi, voi vi dovete decidere: o mettete i jeans o non li mettete, la via di mezzo vi fa sembrare usciti da quel frullatore requisito dalla sicurezza.

Ho visto bretelle che sembravano metri da sarta, ho visto un tale vestito da donna – per pudore, mio e basta, non posterò foto –, ho visto una signorina vestita da spettro ma era roba nostra, di Le Mezzelane Casa Editrice. Ho passato una giornata a chiederle se si sentisse bene, poi mi ha spiegato che la brutta cera era dovuta al trucco.

Ho smesso di chiedere, al trentesimo “Ti vedo un po’ pallida” stava per chiamare la Croce Rossa. Con cui avevo già fatto foto allo stand, tra l’altro.

2 – continua

La prima parte del reportage

_________________________________________

Link a libri e fascette del Salone, album Facebook

Il nostro reportage dal Salone del libro di Torino 2018 ha un’inviata molto speciale: l’ineffabile Gaia Conventi, che per l’occasione (dal 10 maggio 2018) ha pensato bene di pubblicare il tris estense, facilmente reperibile anche a questo link della casa editrice Le Mezzelane

Gaia Conventi partecipa a Le storie in testa, festival della narrazione (domani i dettagli)…

LEGGI COMMENTI ( Nessun commento )

Aggiungi un tuo commento

Devi effettuare il login per aggiungere un commento oppure registrati
Text selection is disabled by content protection wordpress plugin