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Reportage

Un vero delirio a due

a cura di Bruno Elpis

Un vero delirio a due è quello che recitano Camilla Giacometti e Filippo Massaro. È il Delirio a due di Eugène Ionesco.

Abbiamo assistito alla rappresentazione sabato sera, 24 novembre 2018, allo Spazio Lafell di Milano (zona Loreto).

I due attori attendono che gli spettatori prendano posto: lei seduta, come pietrificata; lui steso a terra, immobile, sembra morto.

E quando lo spettacolo comincia, gli attori prendono vita. Eccome, se prendono vita: urlano, si azzuffano, si spintonano. Si contrappongono in alterchi surreali (“Quale verità? Dal momento che ti dico che non c’è nessuna differenza. Questa è la verità. Non c’è differenza. La chiocciola e la tartaruga sono la stessa cosa“) a produrre in una scena semplificata ed essenziale – due sedie, un box di truciolato e poco altro –  un vero Delirio a due: la coppia è la cellula elementare di una società assente e astratta; e il nucleo basico condivide la quotidianità nel conflitto, sulle spoglie di un passato rifiutato che, tuttavia, nel ricordo risulta migliore di un presente pieno di contraddizioni (Nel testo di Ionesco: “Sei tu che mi hai assaltata, seduttore! Diciassette anni fa! Non si ha cervello a quell’età. Ho abbandonato i miei figli. Non avevo figli, ma avrei potuto averne. Tanti quanti avessi voluto avrei potuto averne. Mi avrebbero circondata e mi avrebbero difesa. Diciassette anni!“. Nel testo di Ionesco, sì, perché – nella rappresentazione della compagnia Orama – Lui recita le battute che Ionesco ha assegnato a Lei e viceversa. Forse che, come nella proprietà commutativa di certe operazioni matematiche, il risultato del dramma non cambia anche se si cambia l’ordine degli elementi? ).

Il linguaggio tra i due personaggi non è strumento di comunicazione, bensì occasione di scontro e di incomprensione. Il litigio è serrato, grottesco, irrisolvibile.

Al di fuori della coppia, la realtà esterna agisce da fattore di coesione: rumori e voci fuori campo (Lorenzo Di Donato e Camilla Turrini) testimoniano una guerra in atto (“Una granata. Attaccano a colpi di granata“). Solitudine, dissenso, paura (“Hai sentito, sono scesi. Hanno portato via quelli del piano. Non gridano più. Che cosa gli avranno fatto?“) e assurdo (“Fanno giustizia con serenità. Hanno installato la ghigliottina al piano di sopra. Vedi bene che è la pace“) s’intrecciano nell’anticommedia di Ionesco.

L’antidramma si consuma in un vero delirio a due e Camilla e Filippo sono bravi a interpretarlo: con isterismo marcato lei, con dispotismo istrionico e recitativo lui. Teatrali, sopra le righe, caricaturali, i due attori si affrontano, si oppongono, si superano. Si danno finalmente la mano, finalmente sorridenti, soltanto per raccogliere gli applausi e i complimenti del pubblico, dopo che l’anticommedia di Ionesco si dissolve nell’esplosione del buio del finale.

Bruno Elpis

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