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Leonia

a cura di Franco Di Carlo

Leonia 

La città di Leonia rifà se stessa tutti i giorni: ogni mattina la popolazione si risveglia tra lenzuola fresche, si lava con saponette appena sgusciate dall’involucro, indossa vestaglie nuove fiammanti, estrae dal più perfezionato frigorifero barattoli di latta ancora intonsi, ascoltando le ultime filastrocche dall’ultimo modello d’apparecchio.

Sui marciapiedi, avviluppati in tersi sacchi di plastica, i resti della Leonia d’ieri aspettano il carro dello spazzaturaio. Non solo tubi di dentifricio schiacciati, lampadine fulminate, giornali, contenitori, materiali d’imballaggio, ma anche scaldabagni, enciclopedie, pianoforti, servizi di porcellana: più che dalle cose che ogni giorno vengono fabbricate vendute comprate, l’opulenza di Leonia si misura dalle cose che ogni giorno vengono buttate via per far posto alle nuove. Tanto che ci si chiede se la vera passione di Leonia sia davvero come dicono il godere delle cose nuove e diverse, o non piuttosto l’espellere, l’allontanare da sé, il mondarsi d’una ricorrente impurità. Certo è che gli spazzaturai sono accolti come angeli, e il loro compito di rimuovere i resti dell’esistenza di ieri è circondato d’un rispetto silenzioso, come un rito che ispira devozione, o forse solo perché una volta buttata via la roba nessuno vuole più averci da pensare.

Dove portino ogni giorno il loro carico gli spazzaturai nessuno se lo chiede: fuori della città, certo; ma ogni anno la città s’espande, e gli immondezzai devono arretrare più lontano; l’imponenza del gettito aumenta e le cataste s’innalzano, si stratificano, si dispiegano su un perimetro più vasto. Aggiungi che più l’arte di Leonia eccelle nel fabbricare nuovi materiali, più la spazzatura migliora la sua sostanza, resiste al tempo, alle intemperie, a fermentazioni e combustioni. E’una fortezza di rimasugli indistruttibili che circonda Leonia, la sovrasta da ogni lato come un acrocoro di montagne.

Il risultato è questo: che più Leonia espelle roba più ne accumula; le squame del suo passato si saldano in una corazza che non si può togliere; rinnovandosi ogni giorno la città conserva tutta se stessa nella sola forma definitiva: quella delle spazzature d’ieri che si ammucchiano sulle spazzature dell’altroieri e di tutti i suoi giorni e anni e lustri. Il pattume di Leonia a poco a poco invaderebbe il mondo, se sullo sterminato immondezzaio non stessero premendo, al di là dell’estremo crinale, immondezzai d’altre città, che anch’esse respingono lontano da sé montagne di rifiuti. Forse il mondo intero, oltre i confini di Leonia, è ricoperto da crateri di spazzatura, ognuno con al centro una metropoli in eruzione ininterrotta. I confini tra le città estranee e nemiche sono bastioni infetti in cui i detriti dell’una e dell’altra si puntellano a vicenda, si sovrastano, si mescolano.

Più ne cresce l’altezza, più incombe il pericolo delle frane: basta che un barattolo, un vecchio pneumatico, un fiasco spagliato rotoli dalla parte di Leonia e una valanga di scarpe spaiate, calendari d’anni trascorsi, fiori secchi sommergerà la città nel proprio passato che invano tentava di respingere, mescolato con quello delle città limitrofe, finalmente monde: un cataclisma spianerà la sordida catena montuosa, cancellerà ogni traccia della metropoli sempre vestita a nuovo. Già dalle città vicine sono pronti coi rulli compressori per spianare il suolo, estendersi nel nuovo territorio, ingrandire se stesse, allontanare i nuovi immondezzai.

Le città continue

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Leonia 

Leonia è una città “invisibile”, che non si può vedere e che quindi non si riesce a vedere: eppure esiste, è viva, sempre viva e reale, e che sempre si rigenera, e consuma, produce e consuma anche il superfluo, ciò che non è necessario, secondo un ciclo produttivo e consumistico che si ri-produce e ri-nasce sempre, ma che inevitabilmente accumula ininterrottamente rifiuti pattume resti spazzature immondizie residui rottami rimanenze che circondano Leonia stessa, andandosi a sommare e moltiplicare con quelle delle città limitrofe.

Ė il consumismo del Nuovo Capitale che è divenuto aggressivo, feroce, devastante, iniziato nella seconda metà degli anni Cinquanta e che ha prodotto solo “sviluppo” (falso), ma non un vero e nuovo Progresso. Leonia è, perciò, una città che consuma, anche se stessa, vittima e carnefice del suo falso sviluppo: è una città “moderna”, distinguibile soltanto per la sua impetuosa e smodata voracità, ma che Calvino inserisce in una narrazione di carattere fiabesco, favoloso e allegorico, impregnata di movimenti metaforici e sussulti metafisici, ricca di simboli orientali, ma sopra tutto memoriali ed esistenziali. Un racconto quindi pieno di ricordi e desideri (ricordi di desideri e desideri di ricordi), luoghi emozioni tracce cammini percorsi strade viaggi ed emblemi, ma anche informazioni e descrizioni, inserite in una cornice narrativa geometrica e matematica, precisa esatta dettagliata, come era già in parte avvenuto nei Nostri antenati e nell’impianto realistico del romanzo breve La nuvola di smog.

Leonia è dunque una città di favola, ma anche di realtà, immaginaria, ma nel contempo esistente e raccontata, come tutte le altre, da un personaggio e io-narrante, storicamente vissuto, che ricorda descrive e narra, surrealisticamente, ciò che ha “visto”, cioè “l’invisibile”, e che sconvolge qualsiasi logica razionale e dialettica, compresa quella – ideale – di Platone, oltre che quella reale. Leonia è quindi il frutto di un contrasto anomalo e irrisolvibile, tra il mondo della realtà e quello ideale.

Ne deriva un tessuto linguistico-espressivo ludico, leggero, quasi puro e sospeso, affabulatorio e sfumato, per cui da ogni racconto potrebbero venir fuori e svilupparsi infiniti racconti, secondo la tecnica ambigua, moltiplicatoria e combinatoria del cambiamento surrealistico, della prospettiva narrativa e descrittiva, espressiva e poetica, onirica.

L’immondizia accumulata e che aumenta sempre di più nella famelica città di leonia è, perciò, frutto di un’impressione reale di calvino, che viene spostata e straniata (secondo l’indicazione di Jakobson) in una dimensione fantastico-strutturale, o meglio vertiginosa, surreale, di puro sogno, di giocosa invenzione, all’insegna di un’ideologia letteraria e di una poetica possibilistica e virtuale:insomma, la “città” di Calvino non è solare né utopica né platonica, ma “frammentaria” e “immaginaria”, descritta secondo una strutturazione e organizzazione di tipo diari stico, ed è solo da attraversare e percorrere, senza soste o fermate, senza mai tornare indietro, andando incontro all’infinito del possibile, dove non c’è la stabilità di un ordine perentorio e conclusivo o di un’armonia assoluta e indistruttibile da seguire o inseguire, ma solo la libertà della possibilità, e quindi da individuare e scegliere seguendo le tracce dell’equilibrio compositivo e della ricerca della Forma, ma anche di quel qualcosa di scritto che caratterizza il disordine pluridirezionale (non solo quello del Logos e del Cosmos, bensì quello del Caos) e del “viaggio” come metafora della vita e della scrittura.

Una città catastrofica, apocalittica, mercificata orrenda e infernale è dunque Leonia, in cui gli abitanti hanno fatto integrazione e abitudine all’adattamento e all’omologazione, e dove è difficile e rischioso vivere e quasi impossibile cercare e trovare uno spazio un luogo un tempo non d’inferno, se non nell’attenzione e nella vigile conoscenza, ininterrotta, di sé e delle cose: questo spiega anche il carattere quasi “scientifico”, e sempre evolutivo, della narrazione di Calvino e l’elemento bipolare, paradossale e ancipite, “dimezzato” di ogni città “invisibile”: quello attrattivo e affettivo, della madre e insieme repulsivo, di rifiuto, della matrigna.

E Marco Polo sa bene che il linguaggio (e il suo cammino) è ambiguo e ingannevole, come anche Calvino è consapevole della frammentarietà labirintica polivalente e metaforica del racconto e della sua struttura narrativa e compositiva.

Franco Di Carlo

A questo link trovate la prima parte della silloge La conoscenza di Franco Di Carlo, in corso di pubblicazione sul nostro sito.

E qui trovate la biografia di Franco Di Carlo.

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