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Andrea Pessina

a cura di Laura Monteleone

Andrea Pessina alla rubrica degli autori

Un amico poeta che torna di quando in quando a stazionare, artisticamente parlando, nello spazio di Parole di Lana (ndr: clicca qui per visitare il nuovo sito del laboratorio). Le sue espressioni creative (dalla fotografia alla poesia passando per la pittura) sono sempre in sintonia con i luoghi abitati dalla sua storia. Le creature che li animano, osservate e amate, si scoprono riflesse nelle strade, nei locali, nella natura, sui muri, nella luce e nel buio. Si muovono nel tempo e si trasformano, assecondando le coordinate dell’evoluzione interiore del poeta stesso. A lui la parola.

Mi chiamo Andrea Pessina e vivo a Milano. Da quando ho iniziato a lavorare, nel 1987, ho sempre svolto l’attività di insegnante di lettere. Quando mi viene chiesto di raccontare come e quando sono diventato poeta, o autore di poesia, cambio sempre versione, un po’ perché sono un poeta, un po’ perché non saprei dire neppure io, ma soprattutto perché poeta io credo di esserlo stato fin dall’infanzia.

L’autobiografia poetica di oggi mi riporta alle scuole elementari, allorché la maestra Ada ci fece studiare a memoria la poesia “Imitazione”, di Giacomo Leopardi: “Lungi dal proprio ramo / povera foglia frale / dove vai tu? Dal faggio (…)”. Figuriamoci! Io che potevo godere delle gioie dell’autunno nel giardino della nonna, in Brianza, non potevo non immedesimarmi in questa poesia. E, si sa, da cosa nasce cosa…

Nel 1997 ho pubblicato autonomamente una raccolta di versi intitolata “ Blu d’Oriente “ che, in pratica, ho distribuito personalmente a persone care, poco meno di un centinaio in tutto. Mare e una Musa, in quei versi.

Presento qui “Tre birre a Cologno“, una raccolta di versi che ho dato alle stampe, meis impensis, in quaranta copie, nel maggio di quest’anno così atipico ( in effetti l’uscita era prevista per i primi di marzo).

A chi mi chiede la genesi del titolo della plaquette che qui presento rispondo in modo del tutto prosastico e ben lontano da allusioni metaforiche o simboliche. Semplicemente un pomeriggio del 1996, uscito dall’Istituto Salesiano, dove insegno, anziché tornarmene a casa, presi la metrò in Centrale, scesi a Cologno Centro, bazzicai un po’per l’isola pedonale, entrai in tre bar ed in ognuno mi bevvi una birra. Mi sembra che uno di questi locali, quello che si affacciava sulla piazza di una chiesa sconsacrata, non ci sia più.

I motivi che mi spinsero a quella leggendaria trasferta sono gli stessi che mi hanno portato a scrivere questi versi e ad intitolarli così: grandi presenze femminili, in quel comune di periferia; Muse ispiratrici, ombre luminosissime, silenzi pieni di parole, angoli trascurati pieni di storie, le vie dei canti, donne dello schermo, sorrisi e magoni e tante altre cose che se ne sono andate in giro dentro di me per quasi venticinque anni e finalmente hanno preso corpo in questo libello ( forse non è neanche la versione definitiva ).

Mi rimane solo da dire grazie a tutte le donne che hanno parlato con me, aprendomi i loro meravigliosi mondi e che qui ho citato ad ogni verso, e non hanno voluto niente in cambio…

Andrea Pessina, 17 novembre 2020

67esimo anniversario dell’evacuazione dell’isola di Blasket ( An Blascaod Mòr ), il posto più bello del mondo.

Leggi l’articolo Andrea Pessina, un poeta milanese si racconta (clicca qui)

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