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Armilla

a cura di Patrizia Rinaldi

Se Armilla sia così perché incompiuta o perché demolita, se ci sia dietro un incantesimo o solo un capriccio, io lo ignoro. Fatto sta che non ha muri, né soffitti, né pavimenti: non ha nulla che la faccia sembrare una città, eccetto le tubature dell’acqua, che salgono verticali dove dovrebbero esserci le case e si diramano dove dovrebbero esserci i piani: una foresta di tubi che finiscono in rubinetti, docce, sifoni, troppopieni. Contro il cielo biancheggia qualche lavabo o vasca da bagno o altra maiolica, come frutti tardivi rimasti appesi ai rami. Si direbbe che gli idraulici abbiano compiuto il loro lavoro e se ne siano andati prima dell’arrivo dei muratori; oppure che i loro impianti, indistruttibili, abbiano resistito a una catastrofe, terremoto o corrosione di termiti.

Abbandonata prima o dopo essere stata abitata, Armilla non può dirsi deserta. A qualsiasi ora, alzando gli occhi tra le tubature, non è raro scorgere una o molte giovani donne, snelle, non alte di statura, che si crogiolano nelle vasche da bagno, che si inarcano sotto le docce sospese sul vuoto, che fanno abluzioni, o che s’asciugano, o che si profumano, o che si pettinano i lunghi capelli allo specchio. Nel sole brillano i fili d’acqua sventagliati dalle docce, i getti dei rubinetti, gli zampilli, gli schizzi, la schiuma delle spugne.

La spiegazione cui sono arrivato è questa: dei corsi d’acqua incanalati nelle tubature d’Armilla sono rimaste padrone ninfe e naiadi. Abituate a risalire le vene sotterranee, è stato loro facile inoltrarsi nel nuovo regno acquatico, sgorgare da fonti moltiplicate, trovare nuovi specchi, nuovi giochi, nuovi modi di godere dell’acqua. Può darsi che la loro invasione abbia scacciato gli uomini, o può darsi che Armilla sia stata costruita dagli uomini come un dono votivo per ingraziarsi le ninfe offese per la manomissione delle acque. Comunque, adesso sembrano contente, queste donnine: al mattino si sentono cantare.

Italo Calvino, Le città invisibili

Le città sottili

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La città di Campo Ardente nacque e si spostò nel sottosuolo dopo l’ultima lava del monte Rosso dell’isola di Vinile. Si spostò perché le fondamenta erano binari di carrelli di miniera. Si narra che i minatori, scampati all’eruzione perché intenti a scavare e a scavare a un passo dagli inferi, aggiustarono sui carrelli di trasporto vagoni, botteghe, piccoli campi sotterranei, decorazioni, infermerie e speranze di conservazione.
I generatori venivano alimentati dal cammino perenne e non potevano conoscere sosta. I primi pionieri della nuova città non ebbero vita lunga, malandati com’erano dal ricordo della superficie e del mare.
Dopo anni e anni, i sopravvissuti tra i sopravvissuti cominciarono a figliare esseri con occhi adatti al buio e con corpi pronti all’equilibrio selezionato dal movimento. I viventi ridimensionarono statura e affanni e conobbero di nuovo una gioia buia, attrezzata a riconoscere barlumi.
Il viaggio ininterrotto compose una struttura comportamentale libera da dogmi fissi e da richieste di riscatto. I governatori ottenevano la carica di Anarca per una settimana e badavano solo a prolungare la vita dei nuovi di qualche giorno. Voci del passato li avrebbero chiamati Madri, ma il passato ormai si era consumato insieme ai cunicoli che dovevano ospitare nuovi binari, e quindi nuovi vagoni, nuove botteghe, nuovi campi, nuove speranze.
I residui artistici ebbero l’obbligo di precipitare solamente nell’uso della voce: canti e narrazioni diventarono passatempo e vanto. L’Anarca di turno consigliava ai cantori l’anonimato, per evitare eccessi di bella mostra. I viventi continuarono a rimpicciolire e a viaggiare, a viaggiare e a rimpicciolire fino a raggiungere dimensioni invisibili.
Pare che restarono di materia solamente le voci e i rumori della ferrovia di fortuna. Ancora oggi, se ci affacciamo al bordo del cratere dove cominciò tutto, possiamo avvertire un ricordo di suoni che la pietra ha trattenuto in una specie di muschio di canto, sedimentato nel tempo.

Racconto e foto di copertina di Patrizia Rinaldi

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