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Conservare il passato secondo Emilio Uggeri. Ospite alle Parole di Lilly.

a cura di Laura Monteleone

Conservare il passato secondo Emilio Uggeri. Ospite alle Parole di Lilly. – “Andando sempre così di corsa finirà che perderemo il gusto di apprezzare tante cose.” Il nostro autore di oggi, attraverso i suoi libri, si fa portatore di un messaggio che per lui è fondamentale consegnare alle nuove generazioni. Emilio Uggeri è nato a Brusuglio, alle case sparse, su un territorio che nella sua infanzia sembrava fosse di nessuno. Abitazioni isolate. Un paesaggio molto diverso dai nostri agglomerati urbani attuali.

Uno degli scopi fondamentali dei libri di Uggeri è quello di conservare le immagini del passato di cui egli stesso è stato protagonista. “Nei miei libri metto parecchie immagini, a centinaia, datandole, spiegandole e illustrando il contesto, spiegando cosa sono. Lavoro difficile perché richiede pazienza, impaginazione particolare per ogni foto. Molti, nei loro libri, mettono le foto tutte insieme per semplificare e risparmiare. Io invece interrompo i testi scritti per inserire le foto pertinenti, così si può leggere il libro anche solo guardandolo.” Questa dedizione assoluta, che copre un arco di almeno trent’anni, a ricomporre le immagini e i documenti del passato, significa un vero amore per le cose da non farsi sfuggire e da consegnare ai giovani. Anche nel libro Al tempo dei gelsi, che racconta di Brusuglio, Cormano e Bresso, si ritrova questa determinazione riassunta nella dedica impressa in copertina: “A te giovane, con l’augurio che per un buon tratto del tuo futuro ti accompagni chi ha percorso il passato”. Lavoro minuzioso per raccogliere particolari da mettere nei suoi libri. “Leggo e scrivo dalle dieci alle dodici ore al dì. Un mestiere che non lascia mai. Lascio appunti ovunque, in bagno, sul comodino. E più leggo e scrivo, più mi rendo conto di non sapere: e questa cosa mi stupisce. Ci tengo a comunicare ai giovani quello che è stato fino a mezzo secolo fa, quindi non stiamo parlando di Napoleone. Un passato, che però c’è. Io alle mie case sparse cammino, guardo per terra lungo l’asfalto e riconosco l’erba che nasceva lì, dov’erano i gelsi quand’ero ragazzo, circa sessant’anni fa.”

Emilio Uggeri ci parla di un passato concreto, fatto di cose che investivano la vita di tutti. “Una cosa che non deve fuggire nella nostra storia, non solo di Brusuglio, ma dell’area nord Milano, è il canale Villoresi. 120 bocche di acqua verso Milano, ripartite su canali secondari e terziari, che coprivano una portata di acque lunga più dell’Italia, per un totale di 1400 chilometri.” L’autore dimostra una grande curiosità intellettuale, che spera di accendere anche nei giovani. Parlando dei gelsi, e se ancora ne sono rimasti, ci dice che “stanno riprendendo, nel senso che presso il Parco Nord, in zona Affori e Cormano, li hanno ripiantati e li stanno riscoprendo. Il gelso è una pianta che veniva chiamata l’albero dell’oro, per le sue tante proprietà. Una curiosità sulle foglie del gelso: chi lavorava nei campi le teneva nel cappello, perché tenevano fresca la testa.” Emilio narra di un rapporto con le piante che i bambini delle città di oggi non possono permettersi tanto facilmente. “E poi i gelsi erano alberi sempre potati, gonfi e bassi, e noi ci si saliva a giocare. Nei tronchi si formavano delle cave dove ci si poteva stare dentro. A Bresso ce n’è uno dove ci sta dentro una persona. Io l’ho fotografato.” La curiosità e la vivacità intellettuale sono fondamentali per mettersi nella condizione di desiderare la conoscenza anche del passato. Emilio ha raccontato dei suoi ricordi legati al Seveso: i bagni che faceva da bambino, le spiaggette che facevano sognare il mare. Oggi la situazione del fiume è ben diversa e l’inquinamento è una grossa sfida. “Camminare lungo il corso del Seveso e godere ancora delle sue acque sarebbe delizioso, anche per la presenza degli uccelli acquatici. Ho visto gabbiani e anatroccoli. Io sento che la responsabilità è anche dei sindaci a monte”, forse troppo poco attenti nel far rispettare le regolamentazioni esistenti alle fabbriche.

Comunque sono un patrimonio in riscoperta queste vie accanto ai canali, specialmente grazie a sentieri pedonali e piste ciclabili. Volendo imparare qualche dettaglio in più, si può ricorrere ai libri di Uggeri, ricchi di spunti e di aneddoti interessanti. Tornando ai gelsi, Emilio racconta della presenza capillare di queste piante: “La mora del gelso è andata quasi in disuso, ma la pianta c’è ancora. L’architettura di un tempo era caratterizzata dalle corti. In mezzo al cortile, dove c’era l’area comune, si trovava la pompa dell’acqua e immancabilmente c’era il gelso, protagonista della vita quotidiana. Bussero è un luogo che ha ancora tanti gelsi. Anche nelle campagne. Una cosa che è bene ricordare: se si va fuori Milano, nei campi si intravedono ancora tante casettine, i cascinott, che erano le casette dove si conservavano gli attrezzi, usate anche come luogo di appoggio per trascorrere la domenica insieme alla famiglia, un comportamento che è sparito. Come la vita di condivisione che si viveva nelle corti, dove era impossibile vivere ogni dimensione dell’esistenza in solitudine.”

Nel libro Al tempo dei gelsi si trovano foto relative a queste realtà. Emilio ha raccolto circa 1500 fotografie d’epoca in questo volume di oltre cinquecento pagine. L’autore sottolinea come questo suo sforzo serva in qualche modo a fermare il tempo e dare un senso più profondo alla vita stessa. Uscire dalla logica dello scontro sociale e mettersi nella logica della solidarietà, riscoprendola nel nostro DNA, e del nostro passato recente. Emilio racconta la storia, non quella ufficiale, ma quella più personale, che però è esemplificativa di una dimensione più universale. Il prossimo libro sta crescendo intorno alla sua esperienza aziendale in Olivetti, alla sua testimonianza diretta in merito alla nascita del primo computer italiano.

Tornando alla citazione iniziale, relativa a un libricino che si intitola Cinque pietre miliari, Emilio ci racconta che si tratta di una pubblicazione leggera che ci ricorda: il Duomo di Milano (legato ai ricordi di infanzia), il Carosello, la storia dei calendari, le favole classiche, i vecchi mestieri. Una specie di almanacco che approfondisce questi temi in modo piacevole e sempre ricco di immagini. Il signor Uggeri si dedica anche all’incontro con i ragazzi nelle scuole e alla redazione di articoli sulla stampa. Tornerà sicuramente a  Le Parole di Lilly, nel frattempo si può incontrarlo sulla pagina facebook che porta il suo nome.

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