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Dialoghi sul lettore

a cura di Laura Monteleone

Dialoghi sul lettore – Alle Parole di Lilly si parla della figura e del ruolo del lettore nel mondo contemporaneo, importando le suggestioni e gli spunti raccolti martedì 16 ottobre, durante l’incontro che ha avuto luogo presso la sala Buzzati della Fondazione Corriere della Sera. L’appuntamento è il primo di una rassegna di quattro conversazioni che si svolgeranno in quattro martedì consecutivi, e fa parte di un programma più ampio, che celebra i cento anni di vita della casa editrice “Vita e Pensiero”.

Intitolato “Oltre la pagina. Lettura profonda, immaginazione e creatività” ha visto protagonisti Silvano Petrosino (docente di Teoria della Comunicazione) dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano; Pierangelo Sequeri, dell’Istituto Giovanni Paolo II di Roma (uno dei massimi teologi odierni, psicologo e compositore); e il coordinatore Paolo Di Stefano, del Corriere della Sera.

Sin dall’introduzione di Piergaetano Marchetti, presidente fondazione Corriere della Sera, e di Aurelio Mottola, direttore editoriale di “Vita e Pensiero”, si è entrati nel vivo della materia.

Noi abbiamo questa serie di conversazioni che pongono al centro il lettore, nelle sue varie dimensioni, nei suoi vari atteggiamenti. È giusto perché il lettore è il punto di riferimento dell’editoria, e il rapporto col lettore dà tanti buoni frutti, ma poi, per il modo con cui il libro si pone e quindi la cosiddetta comunicazione 2.0 internet, la comunicazione del libro in queste forme può ingenerare una comunicazione che dà vita a piani inclinati. In cui quella che dovrebbe essere la funzione del libro, richiamare lo spirito critico del libro, l’attenzione, la riflessione, invece rischia di avere proprio un effetto opposto. Un nervo scoperto molto importante da recuperare. Alla vigilia della manifestazione di Bookcity, oggi presentata alla stampa, la cittadinanza dovrebbe seguire in modo corale il problema del libro, della ragione, della passione. (Marchetti)

I quattro dialoghi fanno parte di un programma più ampio intitolato “Viva il lettore”. Un auspicio che possa vivere nella forma in cui l’abbiamo conosciuto. Si parla molto di lettura, di iniziative che promuovono la lettura, tutte iniziative indispensabili anzi da moltiplicare, ma poco si parla del lettore e ancora meno della mutazione silenziosa della figura del lettore. Una di quelle mutazioni che avanzano nel tempo e di cui ci accorgiamo soltanto quando i giochi sono fatti. La mutazione del lettore sta avvenendo perché il lettore vive nell’ambiente nel mondo del paesaggio digitale. È questa una mutazione antropologica di portata epocale, perché se il lettore cambia, cambia con il lettore tutto l’edificio della cultura, cambia l’editoria libraria, cambiano i giornali, cambia la scuola, cambia l’università, cambia la classe dirigente, cambia la politica e cambia pure il consenso che fonda la politica. Ritengo importante focalizzare l’attenzione sulla ragion d’essere di una casa editrice che è il lettore. In un paesaggio culturalmente non esaltante come quello del nostro paese oggi, il lavoro della Fondazione Corriere della Sera è fondamentale. (Mottola)

Questa serata è ispirata a una figura molto importante nel dibattito, nello studio, sul lettore e sulla lettura, che è Maryanne Wolf, grande neuroscienziata pubblicata da “Vita e Pensiero” nel 2009 con il libro “Proust e il Calamaro”. Torna adesso con un libro più divulgativo e molto affabile, perché è scritto nella forma epistolare. Si intitola “Lettore vieni a casa”. Si rivolge al lettore con una modalità confidenziale, attraverso delle lettere che gli indirizza.

Maryanna Wolf ha inventato, coniato questo termine della lettura profonda. Anche se noi questa sera vogliamo andare oltre, con due dimensioni che lo trascendono, l’immaginazione e la creatività. Lo facciamo con due protagonisti di eccezione: Sequeri, autore del libro “La Cruna dell’Ego”, Petrosino autore del testo “Contro la Cultura”. (Di Stefano)

Il problema messo in campo è la necessità di reperire una nuova forma di lettura, e di lettore, per l’era digitale. Risulta evidente l’impossibilità di continuare a proporre la lettura solamente nella forma conosciuta nel passato, soprattutto in relazione alle nuove generazioni, immerse in una comunicazione prevalentemente online. La preoccupazione è che la lettura troppo veloce possa distruggere il nostro pensiero analitico. Il nostro cervello necessita di un certo intervallo di tempo per cogliere la complessità di un testo, per comprenderlo veramente, per coglierne la bellezza. Come ci suggerisce la Wolf siamo sulla soglia di una transazione senza precedenti, che riguarda quell’incredibile conquista che è il cervello che legge. ….il nostro cervello risponde agli stimoli del mondo digitale: alternando le connessioni neuronali che aveva magistralmente costruito per la lettura su carta, profonda e intensa, e sviluppandone altre più adatte a fronteggiare la continua ed esuberante offerta di contenuti da parte degli strumenti digitali.

Mentre si velocizzano l’acquisizione e l’accesso al sapere al sapere universale, input infiniti di informazioni, si rischia altresì la perdita dei tratti fondanti dell’essere umano: il pensiero critico, l’immaginazione creativa, l’introspezione, l’empatia, cioè la capacità di assumere la prospettiva e le emozioni degli altri. Tutte qualità stimolate proprio dall’apprendimento della lettura profonda e che, se ci pensiamo, hanno un impatto civile e politico fortissimo: un atto “privato” e “solitario” come la lettura, ci sorprende Maryanne Wolf, ha implicazioni sulla vita democratica condivisa. Pensiamo a certi roghi di libri del passato, e a quanto le dittature avevano già intuito sul potere che la lettura poteva generare. Si tratta di non guardare con nostalgia al passato, ma di creare le condizioni per una nuova mente.

Una sfida aperta dunque, che ci interroga sulle possibilità che abbiamo a nostra disposizione. I professori che hanno dialogato martedì sera hanno avuto l’onere di suggerire qualche spunto di riflessione.

La certezza che il lettore convenzionale sia in grado di affrontare il problema dell’approccio digitale.

La ricerca del modo di far amare una cosa profonda e sconosciuta, creando complicità con le nuove generazioni. Mettere in gioco la passione per affascinare il lettore digitale e invogliarlo a sperimentare un tipo di lettura differente. Molti lettori convenzionali, alcuni anche scrittori, dichiarano che quel tipo di lettura ha letteralmente salvato loro la vita.

Il rammentare che i collegamenti immaginativi che fa l’uomo non possono essere sostituiti da una macchina. L’uomo sarà sempre più avanti del mezzo tecnico. L’immaginazione e la creatività umane sono totalmente diverse da quelle della macchina. Anzi per come è fatta la macchina, non sono previste queste due dimensioni.

La scuola sarebbe uno degli ambienti ideali per coltivare il modello di doppio lettore.

La lettura profonda implica apertura, attenzione, capacità di cogliere il senso delle cose che vengono raccontate. Per meglio intendere, lo scanner è il “leggente”, mentre l’uomo è il “lettore”. Colui che è capace di leggere ciò che non è scritto, capace di evincere il senso nascosto tra le righe. E questo ha molto a che fare con l’empatia, caratteristica che le macchine non possiedono e che l’umano non deve perdere.

Per concludere con le parole della Wolf a noi il compito di orientare la sfida al cambiamento, consapevoli che ne va sia dell’intero edificio della cultura come l’abbiamo conosciuto finora, della scuola e dell’educazione, ma anche degli aspetti più profondi della stessa esperienza umana.

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