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Emilio Uggeri torna alle Parole di Lilly

a cura di Laura Monteleone

Emilio Uggeri torna alle Parole di Lilly - Mercoledì 28 febbraio riscaldiamo l’atmosfera radiofonica con una nuova chiacchierata in compagnia di Emilio Uggeri, nativo di Brusuglio, un comune a nord di Milano ricco di storia e spunti interessanti per chi ami il passato, distante o meno che sia. Emilio non solo ama cercare le suggestioni e gli indizi concreti per seguire il filo di seta che conduce ai sentieri degli antenati, ma ha scelto per sé il compito di offrire alle nuove generazioni la possibilità di accedere con facilità a questo patrimonio attraverso la consultazione dei suoi libri.

Molto si può comprendere della personalità di Uggeri e dei suoi scritti scorrendo e soffermandosi tra i post pubblicati sulle sue pagine Facebook. In particolare la pagina intitolata “Emilio Uggeri Navigare nel tempo”. Ma chi l’è l’Emilio?… l’Emilio, che di cognome fa Uggeri, è uno di quei pochi nati alle “Case sparse de Brusù brusà”. Correva il ’44, e gli alleati stavano bombardando il vicino aeroporto di Bresso, ed è proprio lì che l’Emilio nasce e che da allora felicemente ci risiede. Le case sparse de Brusù brusà cioè di Brusuglio, bel paesino manzoniano che nel 1848 bruciò, erano quel pugno di case fatte nella seconda metà degli anni ’30 con sabbia e poco cemento… isolate… sparse… laggiù, al di là del vecchio Seveso, un lembo di terra che pareva di nessuno…..oggi sono un attempato ‘industrial designer’ da sempre prevalentemente votato alla comunicazione, da quella parlata, a quella scritta e disegnata. In zona mi conoscono come ‘il novelliere delle Case Sparse de Brusù Brusà’…

L’incendio del 1848 distrusse gran parte del paese di Brusuglio. Probabilmente provocato dagli Austriaci, durante il periodo delle cinque giornate di Milano, il fuoco risparmiò fortunosamente la villa del Manzoni. Che si è conservata fino ai giorni nostri e che sarebbe bello poter visitare; purtroppo non ci è concesso perché si tratta di proprietà privata.

E tuttavia il caso, o la vita, ha voluto che il primo libro prodotto da Uggeri non sia dedicato a Brusuglio bensì al paesino di Rassa, che l’Emilio ha adottato affettivamente essendo il paese di origine della sua amatissima moglie! La sua opera prima si intitola “La Ca’ dal Milio” ed è composta da 320 pagine e corredata da centinaia di immagini. Come ci racconta l’autore: quel delizioso piccolo paese che si chiama per l’appunto Rassa, a 917 metri in provincia di Vercelli. Rassa è in alta Valsesia e, sito ai piedi del Monte Rosa, è a qualche chilometro dal più noto paese di Alagna, dove la cultura walser ha impresso il suo timbro. Da Rassa si vede bene il profilo roccioso della Parete Calva (un monte che misura 1.425 m) che sembra rievocare il volto burbero di Fra Dolcino, l’eretico nato e vissuto a cavallo fra il 1200 e 1300 e citato anche nell’Inferno della Divina Commedia di Dante Alighieri… nel canto ventesimottavo…

Emilio Uggeri ha questa capacità di cucire insieme informazioni provenienti da campi di conoscenza differenti, armonizzandole. Accanto a citazioni letterarie e storiche non trascura mai l’aneddoto legato alle tradizioni, ai costumi. Di Rassa ha voluto citare una Sagra molto conosciuta che si svolge ogni anno a Ferragosto da circa cinquant’anni, la Sagra del Mirtillo. Il piccolo comune montano, che ha al suo attivo 66 abitanti, in occasione di questo evento riesce ad accogliere migliaia di turisti, visitatori, curiosi. Tutti gli abitanti di Rassa, dai più anziani ai più piccolini, durante la sagra indossano il costume tradizionale, che viene cucito su misura da alcune sarte esperte. Il corpetto del costume femminile ha una particolarità, si chiama bušàrd ‘bugiardo’, perché inganna sull’apparenza del seno femminile.

Tra tanti commenti vivaci e colmi di entusiasmo, il nostro ospite fa scorrere rapidamente il tempo. Emilio ci saluta, con un arrivederci, dopo aver arricchito la nostra conoscenza e stimolato la nostra curiosità. Ci piace sottolineare la motivazione forte che muove la sua instancabile ricerca. In questo primo libro la ritroviamo nel cuore di una citazione di Federico Tonetti (Varallo, 1 febbraio 1875 – proemio tratto da “Storia della Valsesia” Arnaldo Forni Editore) “E infatti con la storia i popoli, rivolgendo indietro l’occhio sulle età trascorse, mirano a conquistare un migliore avvenire; ed egli è raro che le grandi memorie del passato non ispirino alle generazioni, che le ricercano, maggior forza e maggiore dignità ad un tempo. Né sempre dalle opere soltanto delle grandi e celebrate nazioni si ritraggono i più begli ed utili insegnamenti; ma pur anche da quelle dei popoli della minore importanza”.

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