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Il mondo poetico e artistico di Ginevra Lilli

a cura di Laura Monteleone

Il mondo poetico e artistico di Ginevra Lilli – Mercoledì 6 giugno 2018. Le Parole di Lilly inaugura un mese caldo, non solo meteorologicamente parlando. L’ospite attuale è un ritorno molto gradito, Ginevra Lilli, che nel frattempo si è trasformata in una buona amica. Ci giunge da Roma il suo omaggio a Milano, in una poesia che porta il nome di questa città. Già in questo inedito si rivela la natura dell’ispirazione poetica di Ginevra. Tra le righe delle sue parole poetiche stanno accoccolate le emozioni suscitate dalla realtà dei luoghi visitati, delle situazioni vissute, che solo di quando in quando cedono il posto a creazioni di pura fantasia.

Il mondo letterario di Ginevra Lilli nasce già nell’infanzia dell’autrice, quando la nonna le regala una vecchia agenda e le raccomanda di tenere un diario. Consiglio scrupolosamente seguito e mai abbandonato. E quella prima agenda è ancora gelosamente custodita. Dopo un primo periodo espressivo, quasi totalmente in prosa, e dopo un’incursione in francese tra i dieci e i quattordici anni, comincia a profilarsi la necessità di ricorrere essenzialmente alla poesia.

Da una decina d’anni sotto l’affettuosissimo ombrello di Laura Lilli ha lavorato nella consapevolezza dell’importanza e della forza della parola. Pian piano ho provato a portare la parola accompagnata dall’immagine…nel mio mondo queste due dimensioni sono come due fratelli che convivono amandosi ma anche litigando. E a questi si è aggiunta una sorellina che è la fotografia. È come avere una famiglia! Dopo Laura, e dopo la sua scomparsa, ho avuto un incontro particolare al bar del mio quartiere, storico e centrale di Roma. Il professor Francesco Moschini, che si è rivelato essere la seconda affinità elettiva nella mia vita. Se con Laura, scrittrice poeta e giornalista, la parola veniva accompagnata dall’immagine (anche Laura era un’artista che aveva creato istallazioni), con Moschino la relazione quasi si ribalta, portando l’immagine in primo piano.

Ginevra in qualche modo è lo specchio di sé stessa nelle sue poesie. C’è verità e onestà intellettuale nello scrivere. C’è espressione aderente al suo mondo interiore. Nel libro che oggi guardiamo insieme, Diario Ordinario (ndr: cliccate sul titolo per visualizzare la scheda Amazon del libro), si riscontra facilmente questa capacità di essere vera, le poesie sono molto forti. Come dice Ginevra a volte sono frecce scoccate. Dentro le mie poesie la questione esistenziale è molto profonda. Il vero è un messaggio importante da mandare, da osservare, da vivere. Anche se ha il suo prezzo da pagare, in termini di impegno e responsabilità.

Una verità a cui tengo molto è la verità dell’amore. Un esempio che ci legge Ginevra è la sua poesia “Lettera a mia madre”, in cui si delinea l’amore materno mentre si specchia nella realtà della figlia.

Non stringere le dita sul mio collo bianco.
A te torno, a te penso.
Penso ai nostri pomeriggi di pace, di silenziosa comprensione,
solidarietà, giochi e racconti dei tempi andati.
Siamo figli, siamo frecce, falchi, siamo treni lanciati in corsa.
E siamo specchi con i piedi.
Così ti porto riflessa in me.
Ovunque vada.                                                                                            

Roma, 14 aprile 2013

La verità che viene dai sentimenti parla in questo piccolo componimento che si intitola “Solitudine”.

Non credo
Di essere sola.
Soli
Si sta da morti.

Roma, 15 marzo 2013 

Ma Ginevra ama praticare anche il lato più giocoso di sé, lo spazio intimo fanciullo e più bisognoso di protezione e di cura. Ce lo dimostra nella lettura di un altro suo inedito che fa parte di una raccolta di “Filastrocche zoppe”, componimenti che si muovono con un ritmo differente. La voglia di scherzare è una specie di bilancia che serve a riequilibrare. Una forte necessità di trasmetterla in maniera allegra e ritmica, una corrente che ti trascina. Risponde a un bisogno di equilibrio vitale, la vitalità è fondamentale, non bisogna rinunciarci.

Avvicinandoci al contenuto del libro di Ginevra è gradito comprendere le motivazioni che hanno portato alla scelta del titolo “Diario Ordinario”. Le ragioni sono essenzialmente tre.
Sono partita dal titolo di una raccolta poetica di Laura Lilli “Formiche Straordinarie”, perché per me in quel momento significava molto. E tuttavia dovevo abbassare la tensione di tutto il buio vissuto, facendola scendere al livello per l’appunto ordinario.
Diario perché in un diario si parla di sé. In un certo senso è una difesa, prima che qualcuno potesse osservare “Ma parli molto di te”, in un diario è giustificata questa tendenza.
La rima interna tra le due parole mi ricorda un moto ondoso, che mi faceva stare bene.

In questa silloge si ritrovano puntualmente i luoghi in cui è nata l’ispirazione, segnati in calce ad ogni componimento e accompagnati dalla data. Si compone tra le pagine una geografia del cuore, un viaggio emotivo dove Roma regna sovrana e dove la protagonista narra di fughe in Sardegna o altre località di mare, testimone di un accadere, sul filo ininterrotto della necessità esistenziale.

Un tratto di penna o matita che scende dal pensiero alla carta, passando per il cuore. Ginevra scrive a mano la prima stesura: le mie poesie nascono tutte sul quaderno che porto ovunque. Con la prosa mi sento già più a mio agio con mezzi più meccanici. Ma la scrittura a mano resta una ginnastica fondamentale, per far girare un po’ gli ingranaggi.

Una piccola riflessione sulla parola “ordinario” che porta nella radice anche l’idea di ordine. Forse è anche un’abilità della poesia, e della scrittura più in generale, quella di mettere ordine nei pensieri e nella vita stessa. L’ordine può essere strano nella poesia. Si può scrivere in maniera disordinata e riuscire a fare ordine. Scrivere dovrebbe essere indispensabile come respirare. Anche quando voglio parlare a un amico, io scrivo. E i pensieri si possono disordinare per poi sistemarsi in una nuova forma. Indicativa questa poesia intitolata “Pagina Bianca”:

Pagina bianca,
vuota.
Chiesa silenziosa.
Solitudini
e consolazione.
Siedo
a testa china.
Si scrive e si prega
prima per sé.
Confessione.
Prendono vita
le parole scritte.
La preghiera
è nata.
Ed è un verso:
ti prego, stammi accanto.

Roma, 24 giugno 2013

Su queste immagini salutiamo Ginevra con gratitudine e con un arrivederci, lasciandola ai suoi futuri impegni, fatti di nuove poesie e lavori dedicati a Laura Lilli. E di tante immagini parlanti, disegnate dalle sue mani melodiose, creatrici e vulcaniche.

Prossimo appuntamento con Le parole di Lilly, mercoledì 13 giugno 2018, ore 10:15 su radio GM 56: incontro-intervista con Maurizio De Giovanni. Le sue storie, il suo mondo letterario e qualcosa di personale.

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