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Le narrazioni di Emilio Uggeri

a cura di Laura Monteleone

Le narrazioni di Emilio Uggeri – Emilio Uggeri è un innamorato della conoscenza. Archeologo della nostra storia recente. Ultimamente è alle prese con un nuovo libro. Sto scrivendo la mia storia in Olivetti. Di come ho vissuto io l’informatica. Il termine “informatica” in realtà non era ancora in uso all’epoca. Io sono tra i pionieri del calcolatore italiano. Noi abbiamo realizzato la versione italiana. Siamo stati al top, abbiamo fatto parecchie macchine. Io sono entrato come disegnatore, e poi ho lavorato in ruoli diversi nel corso degli anni. Sono stato assunto appena finita la scuola superiore. Non sapevo fare il disegnatore, ma ho imparato lavorando. A quei tempi era prevista la formazione in azienda, una volta assunti.

Abbiamo iniziato a raccontare di questa sua ultima fatica. Una storia che varcherà i confini territoriali e parlerà di lavoro, di com’era in particolare negli anni 60. Già a scuola facevamo il laboratorio del terzo anno direttamente in azienda, così noi conoscevamo la realtà lavorativa e l’azienda conosceva noi. Finita la scuola mi arrivò un telegramma dalla Olivetti, una convocazione per un colloquio di lavoro, e l’ingegnere che mi fece il colloquio mi assunse subito. Era lo stile olivettiano, già con il vecchio Camillo Olivetti. E poi Adriano. Anche i loro figli iniziavano la carriera andando a lavorare sotto padrone. Questa assunzione fu una vera fortuna, i miei mi dissero “Emilio, sei a posto per tutta la vita”. Io auguro a tutti i giovani di potersi sentir dire così dai loro genitori. Bisognerebbe tornare a queste certezze in campo lavorativo. Oggi c’è troppa precarietà. Non aiuta a progettare il futuro dei giovani.

Emilio ci racconta aneddoti d’epoca. Sua madre lavorava in fabbrica, dove si produceva il polistirolo.

Veniva utilizzato anche per il cinema, era la neve nel film “Rocco e i suoi fratelli”.

Questo libro di Emilio è un lavoro in corso che occuperà almeno due anni prima di poter essere concluso. Ė un lavoro sulla memoria personale, ma anche storica, perché si parla di un trentennio che ha visto cambiare il mondo, 1961-1991. Emilio includerà la storia strettamente professionale, con l’evoluzione tecnologica vista dal mondo della Olivetti, ma anche la storia del costume e della società italiana. Con la caratteristica che contraddistingue i suoi testi, cioè la ricchezza delle immagini fotografiche che vengono reperite attingendo a fonti differenti, personali e non.

Quando sono entrato in azienda c’era ancora nell’aria il ticchettio delle macchine da scrivere, era il 1961. Però Olivetti cosa ha fatto? Si è unito a un gruppo di universitari di Pisa che stavano facendo il sincrotrone. Enrico Fermi va all’Università di Pisa e dice loro: “Lasciate stare il sincrotrone e pensate al calcolatore”. Lì si aggrega subito Olivetti. C’erano già stanziati 150 milioni, come dice la storia. Olivetti non si occupa più di macchine da scrivere e inizia a occuparsi di calcolatori elettronici. Questo è un passaggio meraviglioso, ma anche dai risvolti tristi. Olivetti assume uno scienziato cinese, Mario Tchou, capo progetto dei ricercatori di Pisa. Nel 1958 si trasferiscono a Borgo Lombardo. Nel 1960 Adriano Olivetti muore improvvisamente, in treno, mentre stava andando a Losanna. Nel 1961 muore in un incidente stradale anche lo scienziato cinese, Mario Tchou (fisico e ingegnere italo-cinese che, su richiesta di Adriano Olivetti, si trasferì da New York a Barbacina, Pisa, per dirigere quel gruppo di pionieri che nel 1055 diedero vita alla Divisione Elettronica Olivetti.  Tchou, scomparso a soli 37 anni il 9 novembre 1961, ha rappresentato una figura di svolta – purtroppo dimenticata – nell’Italia industriale del dopoguerra, un momento aureo che ha visto il nostro Paese innovatore e leader mondiale nel settore elettronico – da Mario Tchou e l’elettronica italiana, Jacopo de Tullio Centro Pristem, Università commerciale L. Bocconi, novembre 2013).

C’è un po’ di leggenda dietro questo episodio. Giravano voci che ci fosse lo zampino degli americani dietro questo incidente. L’Italia stava crescendo nel settore. Ci sono foto del Presidente della Repubblica che veniva in visita in Olivetti. Stavamo diventando importanti nel panorama del mercato mondiale e, chissà, potevamo dare fastidio alla concorrenza. Gli americani magari avevano altre intenzioni. Tornando a me, vengo assunto proprio nel 1961. All’inizio l’azienda si chiamava Olivetti poi via via è passata a Olivetti-General Electric, General Electric, Honeywell, Bull. Quando mi sono dimesso era Bull francese. Per me cambiava solo l’insegna esterna, ma la sostanza per noi dipendenti, almeno al mio modesto livello, non cambiava. Dentro l’azienda scorreva anche la mia vita di persona, di giovane. Ho vissuto i miei anni migliori, sono entrato a 19 anni. Appena assunto lavoravo al tecnigrafo. Mi hanno messo a lavorare accanto a un ragazzo, che andava a scuola di sera, fino a quando non si è laureato. Questo ragazzo ha sposato mia sorella e poi mi ha fatto diventare batterista.

Uggeri scrive camminando sul filo dei ricordi, sostenuti da ricerche di documenti. E si muove con disinvoltura tra la storia più ufficiale e l’aneddotica personale, raccontando di un periodo che ha visto cambiamenti enormi. I computer erano così grandi che ci volevano stanze enormi per contenerli, oggi sono più potenti e stanno in mano ai ragazzini, dentro un oggetto piccolissimo. E stanno cambiando il mondo, è diventato un mondo virtuale, più manipolabile anche nel pensiero.

Attraverso la scrittura di Emilio c’è l’intento di rallentare il tempo, far conoscere le cose e farle comprendere in profondità, per poter sviluppare la consapevolezza e il senso critico verso la realtà. Tutto questo effettivamente rischia di mancare alle nuove generazioni, bombardate da quantità esagerate di informazioni, scarsamente assimilabili, che finiscono per sembrare tutte uguali. Manca lo spessore.

I miei trent’anni, raccontati in questo libro, non sono solo personali e aziendali, ma riguardano anche la storia mondiale. Sono gli anni del ’68, dell’uomo che va sulla luna, di piazza Fontana, Brescia, le Brigate Rosse, Kennedy, il Papa, il Vajont, i Beatles… quindi sono altri trent’anni di un contesto talmente vasto, che spesso ha distolto l’attenzione dai piccoli passi della tecnologia… Infatti questo libro lo intitolo “Turismatica”, fa riferimento a un pacchetto applicativo aziendale, che vuol dire turismo affidato all’informatica. Però l’ho sottotitolato, è “Il mio viaggio nell’informatica”,  non faccio la storia ufficiale dell’azienda. Ci tengo a raccontare la mia esperienza personale, che va oltre il lavoro tecnico. Per esempio narrerò delle mie amicizie più strette e profonde che sono nate e cresciute in azienda e che mi hanno accompagnato per tutta la vita.

Emilio Uggeri, considerando il passato e il presente, ci lascia con il consiglio di rallentare il ritmo con cui viviamo, per imparare a guardare e gustare il momento presente, giorno per giorno. Perché altrimenti rischiamo di perdere ciò che abbiamo, soprattutto in termini di relazioni personali, senza averne goduto. Il mondo che racconta Uggeri non c’è più, ma, come lui dice, è bello che lo si faccia conoscere ai nostri giovani. Magari attraverso lo sguardo degli anziani, che a volte vengono invitati nelle scuole per portare la storia viva ai giovanissimi, spesso custodi di una conoscenza incerta sulla storia recente.

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