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Le parole di Brodskij a Venezia

a cura di Laura Monteleone

Le parole di Brodskij a Venezia  – Una passeggiata veneziana molto calata nel contesto e nei dettagli, con una guida appassionata e innamorata della lettura, genera conseguenze buone. Tra le molte suggestioni Le Parole di Lilly ha voluto raccogliere il racconto di Venezia attraverso le parole di Josif Brodskij nel suo libro Fondamenta degli incurabili, Adelphi 1991.

Nato nel ’40 a Leningrado, esiliato dal ’72 e naturalizzato negli Stati Uniti, Brodskij ha vissuto una vita breve ma veramente intensa. Passando attraverso esperienze molto dure fin dall’infanzia, trova la dimensione di sé nella letteratura. Poeta, saggista e drammaturgo, insignito del Nobel per la letteratura nel 1987, costretto a lasciare il suo paese per motivi politici e ideologici (non otterrà nemmeno il permesso di partecipare ai funerali dei suoi genitori), non vi farà più ritorno. Nemmeno dopo la riabilitazione da parte del governo russo e della riacquisizione dei suoi diritti civili avvenuta nel 1989. La moglie Maria Sozzani si opporrà anche al tentativo di farlo seppellire in Russia, poiché Brodskij non si era mai espresso in tal senso. Ha prevalso invece la sua affezione per la città di Venezia, che ne ha accolto le spoglie nel cimitero dell’isola di San Michele. Tuttora visitabile.

Scorrendo fra le righe delle “Fondamenta degli incurabili” si trova un’incomparabile ricchezza di immagini, memorie e soprattutto riflessioni, nel senso più ampio che questa parola può rappresentare. L’elemento dell’acqua è il filo conduttore del suo discorrere e intrattenere il lettore, e forse anche sé stesso “…ho sempre pensato che se lo spirito di Dio aleggiava sopra la faccia dell’acqua, non poteva non rifletterlo. Da qui il mio debole per l’acqua, per le sue pieghe, rughe, increspature e – poiché sono un nordico – per il suo grigiore. Penso, molto semplicemente, che l’acqua sia l’immagine del tempo, e la notte di Capodanno, con un gusto un po’ pagano, cerco sempre di trovarmi vicino all’acqua, possibilmente davanti a un mare o un oceano, per assistere all’affiorare di una nuova porzione, di un’altra tazza di tempo.”

Risultati immagini per fondamenta degli incurabili

Molto bella e significativa la quarta di copertina:

“Il pizzo verticale delle facciate veneziane è il più bel disegno che il tempo-alias-acqua abbia lasciato sulla terraferma, in qualsiasi parte del globo”. Parlare di Venezia significa parlare di tutto e in particolare della letteratura, del tempo, della forma, dell’occhio che la guarda. Così è per Brodskij in senso pienamente letterale. Questa divagazione su una città si spinge nelle profondità della memoria del pianeta, sino alla nascita della vita delle acque, da una parte; e, dall’altra, nei meandri della memoria dello scrittore, intrecciando alla riflessione le apparizioni nel ricordo di certi momenti, di certi fatti che per lui avvennero a Venezia, c’è qui, come sempre in Brodskij, l’immediatezza della percezione e il gioco fulmineo che la traspone su un piano metafisico. E, per il lettore, quella percezione, quel contrappunto di immagini e pensieri intriderà d’ora in poi il nome stesso di Venezia.

Foto di cover: Claude Monet, San Giorgio Maggiore, Venezia, 1908

Nella puntata di domani, 6 dicembre 2017, ore 10:15 su Radio Gm 56: Aurora Marella, poetando in diretta.

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