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Leandra

a cura di Filippo Massaro

Dèi di due specie proteggono la città di Leandra. Gli uni e gli altri sono così piccoli che non si vedono e così numerosi che non si possono contare. Gli uni stanno sulle porte delle case, all’interno, vicino all’attaccapanni e al portaombrelli; nei traslochi seguono le famiglie e s’installano nei nuovi alloggi alla consegna delle chiavi. Gli altri stanno in cucina, si nascondono di preferenza sotto le pentole, o nella cappa del camino, o nel ripostiglio delle scope: fanno parte della casa e quando la famiglia che ci abitava se ne va, loro restano coi nuovi inquilini; forse erano già lì quando la casa non c’era ancora, tra l’erbaccia dell’area fabbricabile, nascosti in un barattolo arrugginito; se si butta giù la casa e al suo posto si costruisce un casermone per cinquanta famiglie, ce li si ritrova moltiplicati, nella cucina d’altrettanti appartamenti. Per distinguerli, chiameremo Penati gli uni e gli altri Lari.

In una casa, non è detto che i Lari stiano sempre con i Lari e i Penati coi Penati: si frequentano, passeggiano insieme sulle cornici di stucco, sui tubi dei termosifoni, commentano i fatti della famiglia, è facile che litighino, ma possono pure andar d’accordo per degli anni; a vederli tutti in fila non si distingue quale è l’uno e quale è l’altro. I Lari hanno visto passare tra le loro mura Penati delle più diverse provenienze e abitudini; ai Penati tocca farsi un posto gomito a gomito coi Lari d’illustri palazzi decaduti, pieni di sussiego, o coi Lari di baracche di latta, permalosi e diffidenti.

La vera essenza di Leandra è argomento di discussione senza fine. I Penati credono d’essere loro l’anima della città, anche se ci sono arrivati l’anno scorso, e di portarsi Leandra con sé quando emigrano. I Lari considerano i Penati ospiti provvisori, importuni, invadenti; la vera Leandra è la loro, che dà forma a tutto quello che contiene, la Leandra che era lì prima che tutti questi intrusi arrivassero e resterà quando tutti se ne saranno andati.

In comune hanno questo: che su quanto succede in famiglia e in città trovano sempre da ridire; i Penati tirano in ballo i vecchi, i bisnonni, le prozie, la famiglia d’una volta, i Lari l’ambiente com’era prima che lo rovinassero. Ma non è detto che vivano solo di ricordi: almanaccano progetti sulla carriera che faranno i bambini da grandi (i Penati), su cosa potrebbe diventare quella casa o quella zona (i Lari) se fosse in buone mani. A tendere l’orecchio, specie di notte, nelle case di Leandra, li senti parlottare fitto fitto, darsi sulla voce, rimandarsi motteggi, sbuffi, risatine ironiche.

Italo Calvino, Le città invisibili

Le città e il nome

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Gli dei di Leandra portano con loro una metafora molto generale, che si adatta a qualunque città, soprattutto quelle reali. L’essenza di una città è data dalla sua architettura, dai luoghi che la compongono, o dagli esseri umani che ci abitano? La discussione può essere infinita, proprio come tra Lari e Penati. La disputa è ricca, fatta a volte di scontri a volte di dialoghi costruttivi, a volte di banalità a volte di profonde riflessioni.

Lo stoico di Leandra

Vivo a Leandra e sono un consulente per dei. Sì, è strano, ma sono dei molto umani. Spesso Lari e Penati sono in disaccordo e io, senza essere né avvocato né giudice, vengo consultato per aiutarli a dirimere qualche questione. A volte ci riesco. A volte fallisco. Quando fallisco Penati e Lari se ne vanno ancora furiosi, e io, che comunque ce l’ho messa tutta a cercare di fare da paciere, non posso che vivere con la consapevolezza che non esiste sempre una soluzione, o perlomeno esiste dentro di me, ma non dentro agli altri. Mi spiace per loro. Davvero.

Filippo Massaro

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