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Lino Mastromarino dialoga con Lilly

a cura di Laura Monteleone

Lino Mastromarino dialoga con Lilly

Riapre la stagione delle Parole di Lilly con uno scrittore noir, nuovo e intrigante. Ci rivela qualcosa di sé per farci comprendere le sue scelte narrative e la sua ispirazione.

Ho 63 anni e sono un ingegnere. Ho fatto il manager per trent’anni per un’azienda di consulenza. Ho sempre avuto la passione per la scrittura. Smessi i panni del consulente ho dato sfogo a questa mia passione. Per me la passione è il motore della vita. Mi considero una persona fortunata, perché sono una persona appassionata. Ho fatto il manager per un tempo lunghissimo e l’ho fatto con passione, e questo mi ha permesso, oltre al fatto che ho sviluppato un serie di conoscenze tecniche, anche di confrontarmi con alcuni aspetti dell’animo umano.

È stata una grande palestra questa carriera aziendale, umana e professionale. E ti ha dato spunti anche per nutrire la tua passione per la scrittura. Certamente questa tua capacità nasce dal dono dell’osservazione e di saperne fare tesoro esperienziale. Lo scrittore deve essere dotato di una sensibilità speciale, un talento nell’ascolto della realtà, per dare vita alla comunicazione narrativa.

Non so se è talento o meno, ma sono sicuro e è passione. Per cui, dando libero sfogo a questa mia passione, con determinazione mi sono dedicato a questa attività letteraria. Appena ho avuto il tempo di farlo, ho voluto cimentarmi con l’invenzione di una storia di fantasia. E ho scelto un noir, giallo, come vogliamo definirlo. Perché mi piace molto il genere e poi perché penso che le dinamiche che si sviluppano in un contesto aziendale, presenti in questo romanzo, possano costituire uno sfondo ideale per l’ambientazione di un giallo o noir.

Quasi a dire che l’azienda sia il luogo ideale per lo sviluppo di storie criminose?

In un certo senso. L’azienda, con tutte le sue dinamiche e le sue problematiche, può essere una scenografia giusta per una storia di totale fantasia, ma che può trarre spunto da uno scenario che è abbastanza adatto. Questo è stato per me il punto di partenza. Il cancello sul lago  (ndr: cliccate sul titolo per visualizzarne la scheda su Amazon) è la storia di una saga familiare, tre generazioni di imprenditori che hanno dapprima costruito e poi gestito, ciascuna con il proprio stile, un’azienda che man mano è diventata sempre più centrale nella vita di queste persone, generando una serie di fatti e situazioni che alla fine sfociano anche in un delitto.

Leggendo il tuo romanzo si nota un’attenzione particolare per i dettagli. È voluta?

Deriva dalla voglia di essere il più fedele possibile alla scena, alle caratteristiche di un personaggio che mi vengono in mente nel momento in cui sto immaginando la scena stessa. Di solito scrivo questi dettagli molto in fretta, per paura che quei dettagli scompaiano dalla testa, lasciandomi in mezzo al quadro.

Una sensazione probabilmente comune a molti scrittori!

Quando ho in mente una scena, è talmente nitida, piena di dettagli che è come se qualcuno stesse insieme a me in quel momento e io gli descrivessi tutto quel che vedo.

Sei quasi un visionario, è la fantasia dello scrittore.

Sì, io davvero la vedo la scena.

L’attenzione si posa sui dettagli d’ambiente come pure sui singoli personaggi, i loro tratti fisici, l’abbigliamento, che dicono di loro e della loro natura anche psicologica.

E comunque sono due facce della stessa medaglia. Quando descrivi l’aspetto esteriore di una persona, stai descrivendo anche una parte della sua psicologia.

L’esteriorità parla di noi, è una forma di comunicazione. Questo aspetto descrittivo occupa uno spazio importante nel tuo libro. Le tue descrizioni non divagano, ma sono funzionali alla storia. Il lettore non perde il filo della storia, al contrario! Tu hai una linearità nel raccontare che ti permette di stare dentro al flusso narrativo, non uscire dalla storia.

Sì, non sei la prima persona che me lo dice. A me piacciono le storie avvincenti, dai ritmi incalzanti. Per me scrivere un romanzo è come se ne stessi leggendo uno. Quando leggo un libro mi capita di aver voglia di tornare a leggere per vedere cosa succede. Mi capita lo stesso mentre scrivo!

Sei dentro il tuo stesso romanzo, come se lo ricevessi. In qualche modo ti arriva questa storia, e tu è come se la registrassi sulla carta.

Pensa, se interrompo una scena a metà per andare a pranzo, poi non vedo l’ora di tornare per chiuderla, per scoprire come va a finire. E ancora non lo so io come continuerà!

Questo aspetto è interessante. Semplificando molto, direi che ci sono due tipologie di scrittori, quelli che hanno già tutto in mente prima dell’atto di stesura vero e proprio, persino una divisione in capitoli, e quelli che invece costruiscono man mano, lasciandosi anche condurre dall’evoluzione imprevista della storia. Tu appartieni a questa seconda categoria, mi pare di capire.

Io sono di questa categoria. Diciamo che sarebbe anche difficile per un romanzo di questa tipologia avere un’idea precisa, anche dei dettagli, in anticipo. Tutti i colpi di scena, che sono di grande rilevanza in questo romanzo, non si possono pensare dal nulla, scaturiscono dall’andamento della storia. Azzardo un parallelo. Non credo che un pittore, in piedi davanti alla sua tela bianca, abbia perfettamente in mente che tipi di colore dovrà usare, e soprattutto che tipo di dettagli mettere in quello che ha in mente di dipingere.

Si ritrova in te quella che definisco la verità dello scrittore, che lo avvicina molto ai lettori, perché si stabilisce una vera comunicazione. Tu sei un nuovo scrittore, sei al tuo primo romanzo con “Il cancello su lago”.

Sì, questa è la mia opera prima.

E sei già così preso, così attento, hai saputo creare una storia avvincente, piena di colpi di scena, e poi così complessa, attraversa tante generazioni. Ti sei imbarcato in una cosa non semplice. E questo riferisce di ciò che tu dici sulla passione. Non ti poni dei limiti, per essere un’opera prima è abbastanza sorprendente. Ma so che oltre a questa, tu hai scatenato fantasia e creatività in altri romanzi.

In questo libro ho cercato di metterci dentro un po’ del mio vissuto e un po’ della mia creatività. È venuto fuori forse un giusto mix, e una storia avvincente, perché ci sono tanti colpi di scena. Non è una cosa voluta o programmata, ma dovuta alla condizione in cui mi trovavo durante la composizione della narrazione. Per esempio, nel mio secondo romanzo le cose sono molto differenti. Nel primo si narra una saga di imprenditori, un’azienda di famiglia. Mentre nel secondo romanzo, ambientato in una società multinazionale, è tutto diverso. I personaggi sono immersi in uno scenario completamente diverso, e ovviamente anche le dinamiche personali sono diverse.

Ma questa scelta del giallo aziendale è dovuta alle conoscenze e agli echi della vita d’azienda che sono dentro di te, o anche un modo di restare ancora legato a quello che è stato il tuo mondo per trent’anni?

Per quel discorso che facevamo prima relativo alla passione, ti posso dire che non si smette mai. Questo mondo farà sempre parte di me. E’ come aver vissuto con passione un grande amore. Rimane per sempre dentro di te. Sei “continuamente sul pezzo”!

Chiaro, fa parte di te come persona. Sei cresciuto come essere umano attraverso questa strada e quindi fa parte di te.

Sì, io ancora oggi non penso al fatto che ho smesso. Di certo ho smesso dal punto di vista operativo, ma con la testa non ho mai smesso. È come se avessi maturato tutte le risposte alla vita da questa mia esperienza aziendale e umana.

Quanta soddisfazione, oserei dire felicità, provi davanti a questo lavoro compiuto? Davanti a questa cosa che sei riuscito a realizzare?

Doppia soddisfazione, perché da un lato ho fatto quel che desideravo fare. Da un’altra parte c’è una cosa importantissima, il fatto che lo sto condividendo con la gente. Ancora poca, ma non ci diamo dei limiti!!

Avrai sicuramente successo. Chi si accosta a una persona come te piena di passione in qualche modo si sente acceso, è la sensazione della vita. Quindi chi mette questa passione nelle sue attività, per forza incontra l’altro.

A me hanno dato molta soddisfazione anche le recensioni al romanzo. Tutte diverse una dall’altra, perché mi sono reso conto che questo scritto ha generato sensazioni diverse in ognuno.

Certamente, ciascuno ha ricostruito secondo la propria esperienza personale e la propria sensibilità. Hai centrato la meccanica del processo creativo della lettura. E poi per molti è un’esperienza accostarsi alla realtà aziendale che tu descrivi nel romanzo. Non tutti conoscono questo mondo con le sue dinamiche peculiari. È uno sguardo che il lettore può gettare su questo scenario, una sorta di valora aggiunto al romanzo.

Si può dire, perché quello aziendale non è un mondo frequentato da tutti. Per alcuni è immaginabile come un mondo lontano dalla propria vita e dalle proprie convinzioni. Tuttavia, nel mondo aziendale si sviluppano, forse enfatizzate molto, tutta una serie di dinamiche interpersonali che sono poi quelle che si vivono nella vita di tutti i giorni.

Possono essere più esasperate, date certe situazioni.

Assolutamente. Soprattutto se parliamo di competizione. La competizione esiste in famiglia, tra un fratello e un altro. In un’azienda è portata all’ennesima potenza.

Questo tuo primo romanzo è ambientato in quali luoghi?

L’intreccio si sviluppa tra Parma, Torino e Lugano.

Il secondo romanzo invece vede coinvolto un panorama internazionale. Il terzo? So che stai già lavorando alla terza storia, sempre a sfondo aziendale.

Sì, sto lavorando a un terzo romanzo che sta crescendo bene. È un romanzo totalmente diverso dagli altri due. Anche se riprende alcuni personaggi del secondo. Ma non svelo altro!

Interessante, possiamo parlare forse di scrittura seriale?

Può essere. Quello che posso confermare è che alcuni personaggi del secondo romanzo sono ripresi nel terzo. Uno di loro con uno sviluppo diverso. Perché nel secondo romanzo viene ritratto “all’opera”, mentre nel terzo si fa un passo indietro, un flash back, e si capisce molto della psicologia di questo personaggio.

Questa ripresa indica una familiarità con i tuoi personaggi, un proseguire le loro storie come se fossero persone vere.

Non è voluto. Questo personaggio che ho ripreso era rimasto impresso a me come scrittore, e ho avuto voglia di tirarlo fuori anche sul terzo romanzo. Per tratteggiare ancora qualche altro aspetto del suo carattere.

Prendono corpo, questi personaggi, non rimangono sulla carta, diventano quasi reali.

A me accade così. Molti mi chiedono come faccio a scrivere, prima scrivi lo schema e poi riempi con i dettagli? Per me sarebbe impossibile. Certo l’idea di fondo è imprescindibile, come quella della saga familiare aziendale, dove i membri si odiano, a causa dell’azienda e dell’ossessione di impadronirsene. Le dinamiche interpersonali non puoi però progettarle nel dettaglio.

Molti scrittori affermano che i personaggi tendono a prendere autonomia nei confronti dello scrittore, addirittura a volte si arriva al punto che lo scrittore si vede costretto a “tenerli a bada”.

Parlando della mia esperienza, posso dire che io ho in mente una struttura, e poi pian piano la storia prende forma. Ho seguito la storia, ma senza perdere di vista l’idea principale.

Mentre la nostra chiacchierata volge al termine ricordiamo i riferimenti del romanzo, Lino Mastromarino  Il cancello sul lago Stampeditore, e ci auguriamo di incontrare l’autore in futuro, per parlare diffusamente con lui dei suoi prossimi romanzi.

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