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Marozia

a cura di Gabriele Lanzi

Marozia 

Una Sibilla, interrogata sul destino di Marozia, disse: – Vedo due città: una del topo, una della rondine. L’oracolo fu interpretato così: oggi Marozia è una città dove tutti corrono in cunicoli di piombo come branchi di topi che si strappano di sotto i denti gli avanzi caduti dai denti dei topi più minacciosi; ma sta per cominciare un nuovo secolo in cui tutti a Marozia voleranno come le rondini nel cielo d’estate, chiamandosi come in un gioco, esibendosi in volteggi ad ali ferme, sgombrando l’aria da zanzare e moscerini.

– È tempo che il secolo del topo abbia termine e cominci quello della rondine, – dissero i più risoluti. E di fatto già sotto il torvo e gretto predominio topesco si sentiva, tra la gente meno in vista, covare uno slancio da rondini, che puntano verso l’aria trasparente con un agile colpo di coda e disegnano con la lama delle ali la curva d’un orizzonte che s’allarga.

Sono tornato a Marozia dopo anni; la profezia della Sibilla si considera avverata da tempo; il vecchio secolo è sepolto; il  nuovo è al culmine. La città certo è cambiata, e forse in meglio. Ma le ali che ho visto in giro sono quelle d’ombrelli diffidenti sotto i quali palpebre pesanti s’abbassano sugli sguardi; gente che crede di volare ce n’è, ma è tanto se si sollevano dal suolo sventolando palandrane da pipistrello.

Succede pure che, rasentando i compatti muri di Marozia, quando meno t’aspetti vedi aprirsi uno spiraglio e apparire una città diversa, che dopo un istante è già sparita. Forse tutto sta a sapere quali parole pronunciare, quali gesti compiere, e in quale ordine e ritmo, oppure basta lo sguardo la risposta il cenno di qualcuno, basta che qualcuno faccia qualcosa per il solo piacere di farla, e perché il suo piacere diventi piacere altrui: in quel momento tutti gli spazi cambiano, le altezze, le distanze, la città si trasfigura, diventa cristallina, trasparente come una libellula. Ma bisogna che tutto capiti come per caso, senza dargli troppa importanza, senza la pretesa di star compiendo una operazione decisiva, tenendo ben presente che da un momento all’altro la Marozia di prima tornerà a saldare il suo soffitto di pietra ragnatele e muffa sulle teste.

L’oracolo sbagliava? Non è detto. Io lo interpreto in questo modo: Marozia consiste di due città: quella del topo e quella della rondine; entrambe cambiano nel tempo; ma non cambia il loro rapporto: la seconda è quella che sta per sprigionarsi dalla prima.

Le città nascoste

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Marozia, la città delle aspettative e delle attese.
I suoi abitanti sono alla ricerca del riscatto, stanno vivendo una metamorfosi kafkiana ma… al contrario! I topi perdono il pelo, ecco che spuntano le ali da rondine. Inizia una nuova era ed è tempo di uscire dalle proprie tane e respirare aria pulita. Non tutti i topi però riescono a far volare la propria anima, alcuni si travestono da rondini, ma non spuntano le ali e l’effetto è quello di rassomigliare più a  pipistrelli.
Scelgono di rimanere nell’ombra, torvi e opportunisti, quando invece la soluzione sarebbe quella di aprire mente e cuore.
Marozia dunque ci appare così: un coacervo di anime oscure intervallato da anime linde.
Tutto è in perenne mutamento e sarà il tempo a dirci quali colori prevarranno.

Gabriele Lanzi

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