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Moriana

a cura di Filippo Massaro

Guadato il fiume, valicato il passo, l’uomo si trova di fronte tutt’a un tratto la città di Moriana, con le porte d’alabastro trasparenti alla luce del sole, le colonne di corallo che sostengono i frontoni incrostati di serpentina, le ville tutte di vetro come acquari dove nuotano le ombre delle danzatrici dalle squame argentate sotto i lampadari a forma di medusa. Se non è al suo primo viaggio l’uomo sa già che le città come questa hanno un rovescio: basta percorrere un semicerchio e si avrà in vista la faccia nascosta di Moriana, una distesa di lamiera arrugginita, tela di sacco, assi irte di chiodi, tubi neri di fuliggine, mucchi di barattoli, muri ciechi con scritte stinte, telai di sedie spagliate, corde buone solo per impiccarsi a un trave marcio.

Da una parte all’altra la città sembra continui in prospettiva moltiplicando il suo repertorio d’immagini: invece non ha spessore, consiste solo in un dritto e in un rovescio, come un foglio di carta, con una figura di qua e una di là, che non possono staccarsi né guardarsi.

Italo Calvino, Le città invisibili

Le città e gli occhi

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Marco Polo ci racconta di una città impalpabile, sottile come un foglio di carta, eppure è messa nella sezione “Le città gli e occhi” perché la sua illusione consiste nell’apparire superficialmente bella e nascondere appena dietro di sé la sua natura sfigurata. Tutta apparenza dunque, espressa attraverso la visione paradisiaca di un’Atlantide che poi si mostra contraffatta, distrutta, facciata di una città vecchia e decaduta.

Lo stoico di Moriana

Come stoico non dovrei compiacermi, ma questa volta forse posso concedermelo. La prima volta che visitai Moriana rimasi abbagliato dalle sue bellezze marine, e successivamente deluso dal suo retro sfigurato. Le volte successive sono sempre entrato dall’ingresso posteriore, così che Moriana mi apparisse brutta, ma con un piccolo sforzo, solo girando l’angolo, potessi invece vederne la bellezza nascosta. Adesso la apprezzo, è una delle mie città preferite, mi suggerisce sempre di non fermarmi all’apparenza.

Filippo Massaro

 

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