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Perinzia

a cura di Gabriele Lanzi

Chiamati a dettare le norme per la fondazione di Perinzia gli astronomi stabilirono il luogo e il giorno secondo la posizione delle stelle, tracciarono le linee incrociate del decumano e del cardo orientate l’una come il corso del sole e l’altra come l’asse attorno a cui ruotano i cieli, divisero la mappa secondo le dodici case dello zodiaco in modo che ogni tempio e ogni quartiere ricevesse il giusto influsso dalle costellazioni opportune, fissarono il punto delle mura in cui aprire le porte prevedendo che ognuna inquadrasse un’eclisse di luna nei mille prossimi anni. Perinzia – assicurarono – avrebbe rispecchiato l’armonia del firmamento; la ragione della natura e la grazia degli dei avrebbero dato forma ai destini degli abitanti.

Seguendo con esattezza i calcoli degli astronomi, Perinzia fu edificata; genti diverse vennero a popolarla; la prima generazione dei nati a Perinzia prese a crescere tra le sue mura; e questi alla loro volta raggiunsero l’età di sposarsi e avere figli.

Nelle vie e piazze di Perinzia oggi incontri storpi, nani, gobbi, obesi, donne con la barba. Ma il peggio non si vede; urli gutturali si levano dalle cantine e dai granai, dove le famiglie nascondono i figli con tre teste o con sei gambe.

Gli astronomi di Perinzia si trovano ora di fronte una difficile scelta: o ammettere che tutti i loro calcoli sono sbagliati e le loro cifre non riescono a descrivere il cielo, o rivelare che l’ordine degli dei è quello proprio che si rispecchia nella città dei mostri.

Italo Calvino, Le città invisibili

Le città e il cielo

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Perinzia, città emblematica della condizione umana ne rispecchia splendori e miserie. Il tessuto urbano è il frutto di grandi ambizioni, un connubio vincente tra il talento architettonico e la sapienza divina. Perinzia si specchia tronfia nelle sue mura, nei suoi templi, dentro un disegno esoterico che le costellazioni celesti, cosi apparentemente generose verso le sorti umane, hanno suggerito, ispirando il lavoro degli astronomi di corte. Ma come sempre accade l’uomo non riesce a governare il divino, per cui l’ambizione esasperata viene cosi punita. Le colpe dei padri ricadono sui figli mostruosi che la città cerca di nascondere, di dimenticare. Perinzia sceglie di emarginare il proprio lato oscuro, sceglie di ignorare la straziante richiesta di aiuto e di pietà proveniente dai bassifondi, infastidita dalle incessanti urla sceglie di distrarsi continuando ad ammirare le splendide porte celesti.

Gabriele Lanzi

 

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