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Ricordando Inge Feltrinelli

a cura di Laura Monteleone

Ricordando Inge Feltrinelli – Un’emozione in punta di microfono alle Parole di Lilly, ricordando un’icona della cultura italiana e internazionale, del calibro di Inge Feltrinelli. Abbiamo raccolto insieme molti spunti, tratti da un bell’articolo di Alessandra Spalletta, uscito all’indomani della scomparsa di una autentica regina dell’editoria. Anche se, per dirla con Natalia Aspesi, alla fine sappiamo le storie della sua vita, ma è di lei che sappiamo molto poco.

Inge Feltrinelli, nata Schӧnthal il 24 novembre del 1930, è una donna che ha vissuto la sua esistenza all’interno di una parabola temporale lunghissima, fitta di quegli accadimenti del ventesimo secolo, che hanno cambiato per sempre il volto dell’intero pianeta.

Come ci dice la Spalletta per sopravvivere alle privazioni del dopoguerra, si inventò il mestiere di fotoreporter in giro per il mondo, e divenne presto una fotografa affermata. Con una capacità probabilmente innata di trovarsi accanto alle persone giuste, ha creato ritratti famosi che restituiscono intatta la vita, l’anima del personaggio, e il momento storico che sottostava all’immagine. Ci piace ricordare qualche nome di chi è stato immortalato dal suo sguardo osservatore e creativo. Dalla Garbo, a J.F.Kennedy, a Wiston Churchill. Scrittori quali Hemingway, Ginsberg, Gordimer, Sanguineti. Pr non parlare di pittori come Picasso e Chagall.

Inge Feltrinelli, una ragazza vivace, allegra, incredibilmente curiosa e dotata di una buona dose di faccia tosta, e sono parole sue, si incontra a una svolta nella sua vita. Giovane e bellissima, un paio d’anni prima del 1960, durante un party organizzato dall’editore Rowohlt, conosce Giangiacomo Feltrinelli editore miliardario e rivoluzionario che aveva da poco diffuso nel mondo occidentale il romanzo di Pasternak. Paolo di Stefano riporta la testimonianza di Rowohlt, sul Corriere della Sera, li presentai, simpatizzarono, direi che si intesero subito e quando lasciarono la festa, credo non avessero bisogno di nessun altro.

Alessandra Spalletta aggiunge comincia così una storia d’amore e di editoria destinata a non finire mai.

Inge entra a pieno titolo nelle attività di casa Feltrinelli. Nell’effervescente ed esplosiva atmosfera della Milano degli anni Sessanta. Nel clima intellettuale e rivoluzionario, produttivo e coraggiosamente innovativo. Anche quando perderà per sempre il marito Giangiacomo nel ‘72, e sarà una madre attenta e amorosa per il figlio Carlo, saprà incarnare lo spirito che animava dal suo esordio la casa editrice. Il filone tradizionale della casa editrice, che aveva pubblicato i principali autori contemporanei, alla ricerca di filoni narrativi nuovi, come gli scrittori dell’America Latina (Spalletta)

Amica degli scrittori e degli intellettuali, la donna che sapeva far lavorare insieme le personalità più disparate, o far da levatrice a grandi libri che magari non aveva neppure letto, ma solo annusato (Mario Baudino)

Ci ha lasciato una donna dalle grandi passioni. Attenta ascoltatrice, innamorata delle persone simpatiche, del ballo, dei colori accesi e degli accessori vistosi. Capace di tenere testa alla vita in qualsiasi frangente…abituata non a rimuovere il tragico ma a sconfiggerlo con una prorompente vitalità (Simonetta Fiori). Un vulcano al servizio della cultura. Un esempio di stile, di discrezione, di affetto. Incapace di lasciare spazio alla prevedibilità e alla monotonia, in ogni giorno cercava qualcosa di bello e di nuovo, come ci rivela chi le era vicino da sempre. In casa editrice la chiamavano If, dalle iniziali del nome. E per una curiosa coincidenza if nella lingua inglese indica un’ipotesi, un’eventualità, una condizione possibile ma non certa, come niente appariva prevedibile nella sua scalpitante impazienza. A cominciare dalla sua vera indole, che non si finiva mai di scoprire. Ce lo racconta Simonetta Fiori, la giornalista che più di tutti ha potuto avvicinarsi alla verità dell’esistenza di Inge Feltrinelli. Insieme a Luca Scarzella ha anche girato un film biografico, che durante le riprese le ha permesso di conoscere una Inge disadorna del colore e dei lustrini. Come quando parlava di suo figlio Carlo bambino…una madre e basta.

 

 

 

 

 

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