oppure Registrati
Rubriche

Sofronia

a cura di Gaia Conventi

La città di Sofronia si compone di due mezze città. In una c’è il grande ottovolante dalle ripide gobbe, la giostra con raggiera di catene, la ruota delle gabbie girevoli, il pozzo della morte coi motociclisti a testa in giù, la cupola del circo col grappolo dei trapezi che pende in mezzo. L’altra mezza città è di pietra e marmo e cemento, con la banca, gli opifici, i palazzi, il mattatoio, la scuola e tutto il resto. Una delle mezze città è fissa, l’altra è provvisoria e quando il tempo della sua sosta è finito la schiodano e la portano via, per trapiantarla nei terreni vaghi d’un’altra mezza città.

Così ogni anno arriva il giorno in cui i manovali staccano i frontoni di marmo, calano i muri di pietra, i piloni di cemento, smontano il ministero, il monumento, i docks, la raffineria di petrolio, l’ospedale, li caricano sui rimorchi, per seguire di piazza in piazza l’itinerario d’ogni anno. Qui resta la mezza Sofronia dei tirassegni e delle giostre, con il grido sospeso dalla navicella dell’ottovolante a capofitto, e comincia a contare quanti mesi, quanti giorni dovrà aspettare prima che ritorni la carovana e la vita intera ricominci.

Italo Calvino, Le città invisibili

Le città sottili

_________________________________________

Castellincentro, come il nome lascia intendere, è una ridente cittadina con un antico fortilizio piazzato tra la lanugine dell’ombelico viario. Castellincentro si tiene a debita distanza da quella che potrebbe essere la via Romagna, ma risulta più congruo dirla via Emilia, così da risparmiarci un lungo spelling. Tale decentrata posizione favorisce i trasporti, almeno quelli dei castellincentresi che, essendo stati creati a conformità del sellino da bicicletta e avendo ben due piedi a disposizione, possono percorrere chilometri di pianura. La forza impressa sulle pedivelle esplode silente all’ombra del carter e la catena ingrassata a dovere dà vita a un moto quasi perpetuo. Meglio così che attendere l’arrivo dei mezzi pubblici. La proficua lontananza da quella via che taglia il piano, unendo altre città ma non questa, fa in modo che non ci si possa poi troppo lamentare per l’industria in crisi. La lontananza è come il vento, cantava una vecchia canzone, e infatti Castellincentro ospita da anni un festival di mongolfiere. Ma è cosa che sanno in pochi, se lo sapessero in tanti si finirebbe per avere turisti in centro. Nel centro di Castellincentro. E pur essendo città a vocazione turistica, famosa per le mostre a Palazzo Bugnoso di cui la gente sa solo a evento terminato, si è studiata una metodologia d’accoglienza che possa far contenti albergatori e cultori del sonnellino pomeridiano: vitto e alloggio sono cari, così cari da incoraggiare un panino portato da casa e il rientro al tramonto. Perché a Castellincentro hanno capito che bellezza e cultura, se troppo esposti, perdono colore. Ed eccoli allora a coprire palazzi e monumenti con la lanugine dell’ombelico cittadino, così da rendere tutto eterno. E che i turisti vadano pure a Mantova, tanto le due città si somigliano.

Racconto e foto di Gaia Conventi

LEGGI COMMENTI ( Nessun commento )

Aggiungi un tuo commento

Devi effettuare il login per aggiungere un commento oppure registrati