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Teodora

a cura di Filippo Massaro

Invasioni ricorrenti travagliarono la città di Teodora nei secoli della sua storia; a ogni nemico sgominato un altro prendeva forza e minacciava la sopravvivenza degli abitanti. Sgombrato il cielo dai condor si dovette fronteggiare la crescita dei serpenti; lo sterminio dei ragni lasciò le mosche moltiplicarsi e nereggiare; la vittoria sulle termiti consegnò la città in balia dei tarli. A una a una le specie inconciliabili con la città dovettero soccombere e si estinsero. A furia di sbranare scaglie e carapaci, di svellere elitre e penne, gli uomini diedero a Teodora l’esclusiva immagine di città umana che ancora la distingue. Ma prima, per lunghi anni, restò incerto se la vittoria finale non sarebbe stata dell’ultima specie rimasta a contendere agli uomini il possesso della città: i topi. D’ogni generazione di roditori che gli uomini riuscivano a sterminare, i pochi sopravvissuti davano luce a una progenie piú agguerrita, invulnerabile dalle trappole e refrattaria a ogni veleno. Nel giro di poche settimane, i sotterranei di Teodora si ripopolavano d’orde di ratti dilaganti. Finalmente, con un’estrema ecatombe, l’ingegno micidiale e versatile degli uomini l’ebbe vinta sulle soverchianti attitudini vitali dei nemici. La città, grande cimitero del regno animale, si richiuse asettica sulle ultime carogne seppellite con le ultime loro pulci e gli ultimi microbi. L’uomo aveva finalmente ristabilito l’ordine del mondo da lui stesso sconvolto: nessun’altra specie vivente esisteva per rimetterlo in forse. Per ricordo di quella che era stata la fauna, la biblioteca di Teodora avrebbe custodito nei suoi scaffali i tomi di Buffon e di Linneo. Cosí almeno gli abitanti di Teodora credevano, lontani dal supporre che una fauna dimenticata si stava risvegliando dal letargo. Relegata per lunghe ere in nascondigli appartati, da quando era stata spodestata dal sistema delle specie ora estinte, l’altra fauna tornava alla luce dagli scantinati della biblioteca dove si conservano gli incunaboli, spiccava salti dai capitelli e dai pluviali, s’appollaiava al capezzale dei dormienti. Le sfingi, i grifi, le chimere, i draghi, gli ircocervi, le arpie, le idre, i liocorni, i basilischi riprendevano possesso della loro città.

Le città nascoste

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TEODORA

Palcoscenico delle lotte più ferine contro gli altri esseri viventi è Teodora, città che trova se stessa solo nella distruzione di ogni altro animale tranne l’uomo, incapace di coesistere con altri organismi, che crede di potersi definire solo quando tutti i nemici naturali saranno sgominati. Ma quando anche l’ultimo essere conosciuto e conoscibile è stato sopraffatto, e Teodora crede di aver trovato se stessa e di poter dormire sonni tranquilli, ecco che dall’ombra dell’immaginazione spuntano nuovi, tremendi mostri, pronti a combattere. E allora l’identità di Teodora non va cercata tanto nella sua tendenza alla pace, ma nel suo perenne stato di guerra.

LO STOICO DI TEODORA

Per quanto possa essere stanco di lottare, per quanto mi manchino le forze di studiare un nuovo metodo per far fronte ai miei nemici, non posso arrendermi. Troverò una soluzione per superare anche questa sfida. Io desidero e perseguo la pace, ma so che non potrò farlo superando ogni prova, perché anche quando le avrò vinte tutte, la vita stessa mi porrà di fronte nuove sfide: mostri da reami che nemmeno immagino, incomprensibili, e mi ci vorranno nuovi strumenti, nuovi punti di vista per far fronte anche a quelle situazioni. Non cercherò la pace nella guerra, ma sarò disposto a combatterla perché questa è la natura della vita.

Filippo Massaro

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