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Rubriche

Vittorio Membretti alla Rubrica degli Autori

a cura di Laura Monteleone

Vittorio Membretti alla Rubrica degli Autori

Ritorna con tanto entusiasmo l’appuntamento con gli scrittori. Si inaugura l’anno con una presenza veramente unica. Una storia affascinante, di rara umanità. Intitolata a Domenina.
Vittorio Membretti diventa scrittore per narrare una vicenda reale, personale, che ha trasformato la sua vita e ne ha fatto un ponte tra il continente nero e quello bianco. Di seguito la sua presentazione.

 Esiste ancora la magia?
Nel nostro mondo contemporaneo, così avanzato e così tecnologicamente perfetto, è ancora sensato parlare di magia?
No.
Sì.
Forse.
E se invece uno di noi fosse catapultato in un altro mondo, nella realtà africana più profonda, dove la magia esiste davvero?
“Non aprire quella porta” mi dicevano.
Ma io l’ho voluta aprire.
E ho visto.
Ho visto quello che non avrei dovuto vedere.

Così comincia il mio libro.
Ma andiamo con ordine; e poi, dov’era quella porta?
Sono stato molte volte (18 volte) in Mozambico, dove dirigevo un progetto di sviluppo in ambito rurale.
Vivevo in un tipico villaggio africano e tipica era anche la mia casa (o capanna): muri di mattoni di fango, tetto in bambù coperto di paglia, niente luce né acqua corrente. Una vita semplice, essenziale; nulla delle cose che nel nostro mondo sembrano indispensabili: il frigorifero, la televisione, il telefonino.
A dire il vero un telefono l’avevo, un telefono satellitare: potevo agevolmente telefonare in Italia, ma non al villaggio vicino.
Viaggiavo molto, nei 16 villaggi interessati dal progetto, per valutare, per controllare, ma soprattutto per ascoltare, per ascoltare quello che mi raccontavano loro, gli abitanti, gli ultimi: i dannati della terra.
L’elemento su cui si basava il progetto era il microcredito: non si deve regalare mai niente, non vogliamo che restino sempre dei pezzenti che tendono la mano al bianco di turno; vogliamo che, pur col nostro aiuto, prendano essi stessi in mano la loro esistenza, diventino artefici del loro destino.
Belle parole, roboanti, quando si pronunciano in Italia; più difficili da pronunciare laggiù, tra i dannati della terra (lo so che l’ho già detto, ma mi va di ripeterlo).
E poi è arrivata Lei.
Giovane, carina, sorridente; una ragazza del posto, ma per me era speciale.
E poi è arrivato il resto.
La cerimonia sotto l’albero sacro, la vaccinazione di sangue fatta dal curandeiro, la separazione, il ritorno e tanto altro; e quel senso di mistero, di ansia che permea tutta quella realtà: in poche parole: la magia.
Difficile spiegare queste cose qui da noi, sembrano incomprensibili; ma laggiù fanno parte della realtà quotidiana, del loro mondo; e allora anch’io, a poco a poco, quasi senza accorgermi, ero entrato in quel mondo.
Ma allora che cosa mi rimane di quell’esperienza?
Tantissimo.
I luoghi che ho visitato, i paesaggi misteriosi, gli odori penetranti, la luce abbacinante, la miseria violenta dei quartieri di città, la povertà umile dei villaggi dove vivevo.
Ma soprattutto le persone: le persone che ho incontrato, in modo particolare le più umili, spesso analfabete, da cui ho imparato tante cose: come vivere con poco, o addirittura con niente, badando solo alle cose essenziali della vita, quelle che hai dentro di te, che nessuno ti può portare via; l’eterno dilemma tra essere e avere.
Posso dire con sicurezza, ora che da tempo ho ripreso la normale vita di noi europei, di aver imparato di più da quei neri analfabeti che non dai bianchi “civilizzati” come lo sono io.
E’ vero, ero in un altro mondo; ma un mondo che mi è rimasto dentro.
Per sempre.

Vittorio Membretti

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