Le nostre conoscenze sull’umano, sulla vita, sull’universo, sono in piena espansione. Sono anche separate e disperse. Come legarle fra loro? Come affrontare problemi che sono nello stesso tempo complessi e vitali? La risposta di Edgar Morin è luminosa di intelligenza e accessibile a tutti. L’autore ci invita a “pensare globale”, cioè a considerare l’umanità nella sua natura “trinitaria”, poiché ciascuno è nello stesso tempo un individuo, un essere sociale e una parte della specie umana. L’umanità è trascinata nella corsa sfrenata della mondializzazione: la riflessione di Morin ci propone di scrutare il suo futuro senza cedere alla facilità dei luoghi comuni né alle ingiunzioni dell’attualità.

Sette lezioni sul pensiero globale

Morin Edgar

Virginia Woolf scrisse che il greco antico è una lingua «che ci tiene schiavi, che ci seduce e ci attira» pur nella sua irreparabile incomprensione. Sì, perché il greco oggi non lo comprendiamo più: la sua unicità è scomparsa per sempre. La lingua greca era, innanzitutto, un modo di vedere il mondo: un mondo in cui non esisteva il tempo delle cose, ma il come, l’aspetto. In cui i numeri delle parole erano tre, singolare plurale e duale – due per gli occhi, due per gli amanti –, ed esisteva un modo verbale per esprimere il desiderio, l’ottativo. Non esisteva il futuro, il greco moderno ha dovuto inventarlo. Il nostro modo di pensare è così diverso che il greco antico non è più parte di noi – linguisticamente siamo orfani. O meglio, diseredati. Queste Lezioni di greco nascono dalla cocciutaggine di chi ha a lungo studiato la lingua greca per rintracciarne il significato profondo – e per dare, nel 2016, significato a chi a questa lingua si avvicina. Nascono soprattutto dalla volontà di mettere fine a ogni paura, soggezione, separazione tra gli italiani moderni e i greci antichi. Si tratta quindi di un viaggio intimo del lettore nelle particolarità del greco antico, con la convinzione che solo l’immaginazione, la fantasia e l’ironia, supportate dalla conoscenza, ci possano liberare dalla schiavitù di una lingua che da millenni ci seduce senza capirla – e trasformarla in amore.

La lingua geniale

Marcolongo Andrea

Un nuovo Barnum. Una nuova visita guidata alle cose del mondo, e agli uomini che lo rendono abitabile, o semplicemente più riconoscibile. Baricco insegue il mondo, e induce i suoi lettori a partecipare la curiosità con cui va a stanare notizie, episodi, insistenze, personaggi, dibattiti, immagini. Stanando dice e dicendo mostra, con una varietà di accenti e di esposizione che, per citare una sua antica generosa ossessione, fa pensare al circo, al Barnum delle meraviglie. Ecco dunque un nuovo Barnum che si aggiunge ai due pubblicati negli anni novanta. Qui facciamo i conti con la riforma dello spettacolo, con la scuola come videogame, con la priorità delle storie, con il cantiere della Morgan Library di Renzo Piano, con la Cinquecento Miglia di Indianapolis, con le immagini di Vivian Maier, con le provocazioni di Houellebecq e l'eredità di Gabriel García Márquez. Una grande occasione per farsi sedurre, sorprendere, interrogare.

Il nuovo Barnum

Baricco Alessandro

Susan Sontag è stata una delle intellettuali americane più celebri, influenti e controverse della seconda metà del ventesimo secolo. Quest'opera svela la sua lucida visione del mondo e rivela l'ampiezza della sua intelligenza critica. Risoluta, intensa, testarda e provocatoria, con parole sofferte e prive di ogni retorica, Sontag riflette sugli argomenti più disparati: la malattia, l'amore e la morte, il sesso, la fotografia e la musica - Bill Haley & The Comets, Chuck Berry, Bob Dylan e Patti Smith -, l'approccio alla scrittura, la società americana, la filosofia, da Proust a Nietszche.

Odio sentirmi una vittima

Sontag Susan