«Nel surrealismo mio, si cela una volontà formativa e, perché non dirlo, una specie di apostolico fine… »
A Parigi, nel 1924, alcuni artisti e scrittori (tra cui Andrè Breton) fondarono un movimento che voleva proporre un’analisi impegnata dell’inconscio, svincolando la scrittura dai normali processi razionali e creando una «sopra-realtà» nella quale tutti gli aspetti del “rimosso” o del “represso” potessero trovare la massima libertà di espressione.
Tale movimento, detto Surrealismo, si sviluppò sino alla fine degli anni Sessanta ed influenzò molte esperienze artistiche, comprese la pittura di Giorgio de Chirico e l’opera del fratello Andrea, meglio noto come Alberto Savinio.
Savinio nacque in Grecia e risiedette a lungo a Monaco e a Parigi, prima di rientrare in Italia. Cosmopolita fu, dunque, la sua formazione, e molto varia anche la sua produzione artistica. Savinio, infatti, fu pittore e musicista, oltre che scrittore.
A Parigi, in particolare, venne subito considerato un originale avanguardista, mentre sulle prime il nostro pubblico, poco avvezzo alle acrobazie intellettuali, lo accolse con minore entusiasmo, anche se ai suoi libri non mancarono mai né lettori né editori.
A parte Hermaphrodito, uscito alla fine della grande guerra, tra i suoi migliori successi letterari ricordiamo: “Narrate, uomini, la vostra storia”, 1942; “Casa «La vita», 1943, e Tutta la vita, 1945. I temi di fondo, quali la reinterpretazione dei miti classici o l’opposizione tra l’infanzia e l’età adulta e tra maschile e femminile, vengono trattati dall’autore sfiorando l’assurdo, creando situazioni comiche o evidenziando l’incongruenza della realtà.
Cfr. A. Casadei e M. Santagata, Manuale di letteratura italiana contemporanea, Editori Laterza; E. Cecchi e N. Sapegno, Storia della letteratura italiana, Garzanti.

