oppure Registrati
Scrittori

Cinque domande a Simone Pozzati

a cura di Bruno Elpis

Cinque domande a Simone Pozzati in occasione della pubblicazione dell’opera Il testo e la figura del paroliere (clicca sul titolo per leggere la nostra recensione)

D – “Il testo e la figura del paroliere” attinge direttamente dalla tua esperienza. Vogliamo ricordare quali sono state le tue collaborazioni artistiche come autore di testi di canzoni? E quali sono i tuoi programmi di future collaborazioni?
R – Collaboro ormai da anni con Davide Ognibene. Adesso sto lavorando assieme a lui al suo prossimo disco. Il primo singolo Cinque anni l’unico uscito di questo suo progetto solista è arrivato secondo al Fatti Sentire Festival. Stiamo scrivendo tantissime canzoni. Sicuramente una grossa mano per quanto riguarda il vestito dei brani la darà anche Giulio Saltini storico tastierista dei Remida. Con Davide ho già collaborato alla scrittura di parte dei brani dell’ultimo disco dei Remida “In bianco e nero” e è presente anche in questo libro con una nota sulla composizione musicale. Poi ho un paio di collaborazioni aperte con delle giovani cantautrici. Una di queste è giovanissima ma già affermata a livello internazionale. Per il momento però non svelo nulla. Perchè questi brani sono ancora nel cassetto. Se dovessi parlare di programmi futuri mi piacerebbe collaborare con quanti più artisti possibili. Se potessi scegliere ti direi Tiziano Ferro, Jovanotti, Bertè, Calcutta,  e tanti altri ancora. Ma non solo i grandi nomi, ce ne sono di emergenti con cui mi piacerebbe lavorare, proprio perchè in quanto tali portano un contributo nuovo alla scena musicale. La mia è “fame” c’è una magia che si crea quando più teste si incontrano per scrivere un brano. È un atto erotico seppur sublimato.

D – Nell’opera citi Jung, Popper, Hesse, Joyce e Kafka a sostegno delle tue teorie sulla composizione testuale. Quanto incide la tua vita di scrittore sull’attività di paroliere?
R – Sicuramente molto. Anche se la scrittura di canzoni è diversa dalla scrittura in prosa. Nonostante abbia espresso dei parallelismi tra racconto e romanzo con la struttura delle canzoni. In questo libro ho fatto mia la teoria della falsificabilità popperiana per adattarla al testo di canzone. In sintesi la scrittura deve essere una ricerca della verità. Però questa “verità” deve essere falsificabile, superabile e si adatta anche al contesto storico-sociale in cui viene ascoltata. Dunque una canzone bella deve avere come requisito la capacità di essere resistente al tempo. 

D- Ho sempre pensato che la musica fosse antecedente al testo. Leggendoti, ho appreso che talvolta il testo è anteriore, mentre mi è parso di comprendere che l’ideale sarebbe la creazione contestuale di testo e musica…
R – Non c’è un modo di scrivere canzoni che sia migliore di un altro. Sono approcci diversi. Io mi oriento a scrivere in tutti i modi possibili. Diciamo che passo una media di 3-4 ore al giorno a scrivere testi. Posso dire che non ho bisogno di contare le sillabe. Non ne ho mai avuto bisogno credo. Però nel songwriting, il bello sta spesso nell’unire le forze. In passato scrivevo anche le linee melodiche di alcune canzoni. Ma ora mi concentro sulla parte letteraria. So di poter dare il massimo in quell’ambito. E io sono un perfezionista. Voglio avere il massimo, sempre. E poi la storia della musica ci insegna che alcune delle canzoni più belle sono state frutto della collaborazione di più autori. Pensiamo a Battiato e Sgalambro che hanno scritto brani come La cura giusto per citarne un paio.

D – Quando esemplifichi il topos letterario dell’essere, proponi – tra le altre – con una delle mie canzoni preferite: La cura di Battiato. Ma non ne citi un’altra forse altrettanto rappresentativa di questo topos: L’essenziale di Marco Mengoni. Quanto può giocare, immedesimarsi e divertirsi un lettore leggendo – in particolare – questa parte del tuo “manuale”?
R – L’essenziale di Mengoni è senz’altro un capolavoro. Scritto da autori affermati. La parte dei topos letterari è una sorta di raccolta di esempi noti e meno noti. Ci sono diverse tematiche certamente non tutte, forse la parte divertente è da rintracciarsi nel mio breve commento alle canzoni citate.

D – Rimandando alla lettura integrale dell’opera per conoscere tutte le “pillole di scrittura”, quale di queste dispenseresti a chi volesse intraprendere l’attività del paroliere?
R – In quel capitolo ci sono 22 consigli in chiave aforismatica. Mi piaceva l’idea di associarli al numero di lettere dell’alfabeto arcaico e al numero degli archetipi. Sicuramente è importante il concetto di verità espresso nelle canzoni. Quindi se devo sceglierne uno tra tutti direi: Giura di dire tutta la verità, solo la verità, nient’altro che la verità.
L’altro consiglio è di essere affamati. Le storie sono ovunque basta saper ascoltare ed ascoltarsi. E poi scrivete fino a quando non vi fanno male le mani. Infine attingete agli archetipi e parlerete al cuore e alla mente delle persone. Per tutto il resto comprate il mio libro e leggetelo!

Grazie Simone! Alla prossima!

Bruno Elpis

LEGGI COMMENTI ( Nessun commento )

Aggiungi un tuo commento

Devi effettuare il login per aggiungere un commento oppure registrati

Libri dallo stesso autore

Intervista a zzzzzzzzzz

Nessun Libro per questo autore trovato

Text selection is disabled by content protection wordpress plugin