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Scrittori

Daniel Woodrell – in attesa della notte degli Oscar, intervista con l’autore di “Un gelido inverno”

a cura di Nicoletta Scano

In occasione della celebrazione degli Academy Awards 2011, vi proponiamo un’intervista in esclusiva all’autore Daniel Woodrell. Dal suo romanzo “Un gelido inverno” è stato tratto l’omonimo film che ha ricevuto due nomination agli Oscar come miglior film e miglior attrice.

Buon giorno Mr. Woodrell, siamo molto felici di averla qui. Grazie per aver accettato questa intervista.

È un piacere.

Lei ha scritto otto bellissimi e riconosciuti romanzi, a quale si sente più legato?

Ho scritto Woe to live on molto velocemente, si compose con una fluidità che ancora oggi, ripensando a quel periodo, provo una certa emozione. Mi sento anche molto legato al mio nuovo libro di racconti, The outlaw album. In realtà, tutti i miei libri hanno avuto il loro momento nella mia classifica dei preferiti.

La critica usa la definizione “country noir” per descrivere i suoi lavori; cosa ne pensa? Si trova d’accordo?

Io per primo ho utilizzato questa definizione, molto tempo fa, scrivendo la recensione di un romanzo di Joe Lansdale per il New York Times. Credo che sia una locuzione azzeccata e l’abbiamo usata anche in Give us a kiss. Mi sento legato a questa espressione, ma cerco di impedirmi di accettare i confini, i limiti che può portare con sé. Credo non sia giusto lamentarsi, ma trovo che i miei interessi come scrittore vadano ben oltre il “country noir“.

Alcuni dei suoi romanzi, come ad esempio Io e Glenda, raccontano situazioni molto complesse e difficili; molto spesso i protagonisti delle sue opere sono adolescenti. Dove nasce il suo interesse verso questa particolare fase della vita?

L’adolescenza è un momento fecondo nella vita di tutti. Le scelte vengono confrontate, prese saggiamente o sconsideratamente, o peggio ancora, non prese ma lasciate accadere, senza che ci sia una vera decisione o indicazione. E’ triste incontrare così tanti adolescenti che hanno già un futuro segnato nel momento in cui dovrebbero iniziare a costruirne uno. Ma credo che ci sia sempre una speranza nell’adolescenza, e questo è un soggetto classico per i romanzi.

Dove nasce per lei l’ispirazione? A che età ha iniziato a scrivere?

Ho capito che volevo essere uno scrittore quand’ero molto piccolo, a otto o nove anni. Ma non lo ritenni davvero possibile fino a che ne ebbi venti. Iniziai ad amare i libri molto piccolo, e mia madre m’insegnò a leggere molto prima che iniziassi la scuola. Quando avevo circa 11 anni mi fece mettere a disposizione dalla libreria locale la piantina degli scaffali, per far sì che io potessi leggere anche i libri per adulti, dato che avevo già letto tutti quelli per ragazzi a disposizione; girando tra gli scaffali trovai molti libri che mi entusiasmarono.

I suoi libri sono stati tradotti in molte lingue e letti in ogni parte del mondo: questo è un grande traguardo per uno scrittore. Vuole riferirci qualche aneddoto e parlarci del suo rapporto con i fans?

Molti fans sperano che le storie di cui scrivo non siano finzione ma autobiografiche e questo spesso significa che si aspettano che mi ubriachi insieme a loro, magari tirando fuori un po’ di droghe da condividere o cose di questo genere. Molti altri invece, sanno separare la finzione dalla realtà, ma mi resta comunque la sensazione che si sentano un po’ delusi se non tengo una pistola in tasca e una bottiglia di bourbon nel cruscotto dell’auto.

Lei ha sposato una scrittrice (Katie Estill): quanto è importante, secondo lei, condividere una passione? Le capita di darle qualche consiglio, vi aiutate a vicenda?

Non avrei potuto essere uno scrittore senza Katie. Noi parliamo di tutto, qualsiasi aspetto sulla scrittura, e discutiamo anche del mondo dei libri in generale. Katie è una meravigliosa scrittrice ed è fortemente concentrata su questo – viviamo solo con i guadagni della scrittura, nessuno di noi due ha avuto un altro tipo di lavoro da molti anni. Non ci sono molti non-scrittori che potrebbero essere felici vivendo con così tante incertezze economiche e quel che ne consegue, ma noi amiamo questa vita, completamente in bilico, nuotare o affogare.

Due dei suoi romanzi, Winter’s Bone e Woe to Live On, sono diventati film (Un gelido inverno di Debra Granik e Cavalcando col diavolo di Ang Lee): le sono piaciuti nella veste cinematografica?

Entrambi i film sono fedeli al romanzo da cui sono tratti e sono molto contento di questo. Debra Granik ha studiato Winter’s Bone e ha tirato fuori uno stile visivo che non credevo avrebbe funzionato, ma lei ne era molto convinta, ed ha avuto ragione. Credo che il lavoro di Ang Lee sia stato spaventosamente sottovalutato e poco capito quando è uscito al cinema, ma mi accorgo che sempre più critici gli stanno dando una seconda possibilità e hanno molte cose da dire.

Come si sente quando guarda le sue storie sullo schermo? E’ difficile riconoscere il proprio lavoro interpretato da attori, magari molto diversi dalla propria immaginazione?

Mi piace guardare gli attori mentre lavorano, il modo in cui interpretano. Il meglio degli attori è il piacere che provo nell’osservarli.

Jennifer Lawrence è la rivelazione degli Oscar 2011, grazie alla sua performance in Un gelido inverno. Come ha trovato la versione cinematografica del personaggio di Ree Dolly? L’attrice è fisicamente molto diversa dalla protagonista del romanzo.

Il casting è uno degli aspetti più cruciali e curiosamente delicati del fare un film. Penso che Jennifer Lawrence abbia fatto un ottimo lavoro e interpretato in modo molto ricco il personaggio di Ree Dolly. Le differenze estetiche non contano quando l’attrice è brava.

Il film Un gelido inverno ha già vinto due premi, incluso il riconoscimento speciale della giuria per il miglior film drammatico, al Sundance Film Festival e ha ricevuto quattro nomination agli Oscar, tra cui miglior film: lei è coinvolto in questa straordinaria avventura? Ha partecipato alle riprese?

Ho incontrato le persone che hanno lavorato al film, ma non ho niente a che fare con le riprese né con la realizzazione del film. Credo che parteciperò alla serata degli Oscar, però

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