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Scrittori

Intervista a Filippo Tapparelli

a cura di Gabriele Lanzi

Intervista a Filippo Tapparelli a cura di Gabriele Lanzi

LInverno di Giona è il primo libro di Filippo Tapparelli, veronese classe 1974, vincitore del Premio Calvino 2018. L’opera, un romanzo onirico, un flusso di coscienza continua. narra di Giona, adolescente di quasi quindici anni costretto a vivere con Alvise, un nonno che lo cresce privandolo di ogni affetto e di ogni forma di conforto perché soltanto con la violenza, con il dolore, con il castigo è possibile apprendere, è possibile far propria la conoscenza. Man mano che la lettura prosegue, molteplici sono le vicissitudini che il protagonista è chiamato ad affrontare.

D. Ciao Filippo, innanzitutto grazie per la tua disponibilità a sostenere questa intervista. Cominciamo con una breve presentazione: raccontaci, chi è Filippo?
R. Grazie mille a te, Gabriele. Filippo è uno che come tutti fa un sacco di cose, tra le quali sperperare lo stipendio da impiegato in piante, semi e alberi, badare a una gatta egoriferita e nevrotica, fabbricare coltelli, fotografare e, nei ritagli di tempo, scrivere cose.

D. Il romanzo è pervaso da una sensazione costante di ricerca, di una memoria che non c’è, di domande a cui ancora non è stata data una risposta, di un tempo che sfugge, che non è trattenuto. Il rapporto del protagonista con Alvise è inoltre estremamente particolare, lo teme e non vi si ribella, al contempo da questo riesce a fuggire per intraprendere un percorso alla ricerca di quei tasselli mancanti, di quel passato vacuo. Come nasce la figura di Giona? Perché hai scelto di collocarlo nelletà delladolescenza?
R. Il rapporto tra Giona e Alvise è piuttosto semplice: Giona lo teme e al contempo non vuole allontanarsi da lui perché, per quanto possa essere terribile la vita con il vecchio, è l’unica che conosce e noi esseri umani temiamo il cambiamento più di quanto non temiamo il male che ci affligge. Giona nasce da una domanda, ossia cosa accade a una persona che non ricorda nulla del proprio passato e non è ricordata da nessuno? L’adolescenza è l’età più spietata e divina che esista. In quella fase della vita ogni cosa è assoluta ed eterna. L’amore, la sofferenza, la paura, la ribellione. È una terra estrema, di confine, così come lo è il paese in cui la storia è ambientata.

D. Ci sono autori ai quali ti sei ispirato nella stesura del romanzo?  Ad esempio, il rapporto tra Giona e il nonno Alvise richiama alla memoria la prima parte della Trilogia di K di Agota Kristof, tutta incentrata sulla figura dei due gemellini allevati e cresciuti dalla vecchia del villaggio. C’è forse qualche riferimento a questo libro?
R. A essere sinceri sono stato ispirato da tutto ciò che ho letto. Leggere lascia depositi nel cervello delle persone e quando si racconta una storia è impossibile non attingere da quello che ci si è sedimentato dentro. Amo molti autori: Palahniuk, Grossman, Calvino, Steinbeck, giusto per citarne qualcuno. Curiosamente ho letto “Trilogia della città di K” solo a romanzo pubblicato, quando mi hanno fatto notare una certa somiglianza fra il capolavoro della Kristof e quello che avevo scritto.

D: Linverno di Giona tocca temi importanti come la memoria e la violenza. Si tratta di due concetti estremamente attuali nellepoca in cui viviamo. Credi che lEuropa di oggi stia smarrendo la propria memoria collettiva sul passato, giustificando così un progressivo crescendo di violenza? 
R. È nell’ordine naturale delle cose che gli esseri umani dimentichino e ripetano ciò che hanno fatto in passato. Come specie evolviamo a balzi, non gradualmente. William Golding ne Il signore delle mosche scrisse che l’uomo produce il male come le api producono il miele. Non mi sento molto lontano da quella affermazione. Come specie, siamo intrinsecamente violenti, altrimenti non saremmo arrivati a dominare l’intero pianeta. Purtuttavia credo che queste maree violente scemino a ogni generazione. Nella prospettiva dei secoli, stiamo vivendo nel periodo più pacifico da millenni.

D. Allinterno del romanzo viene affrontato anche il tema della fragilità della verità. Quanto questa ha inciso ed è stata determinante nella realizzazione del libro?
R. La parola verità mi incuriosisce da sempre. Ho sempre trovato affascinante il valore che le viene attribuito in base al contesto nella quale viene inserita. Credo che la verità non sia affatto fragile. Anzi, trovo che sia inamovibile. Quello che è fragile in lei è l’interpretazione che le diamo. Prendiamo un omicida conclamato, per esempio: quando lui professa la sua innocenza è perché crede in ciò che dice. Magari all’inizio è consapevole della bugia che ha raccontato, ma man mano che continua a ripeterla, questa diventa sempre più sfumata, fino a quando non mette radici nella sua verità. Lo fa tramite giustificazioni, il più delle volte, ma una volta che ha attecchito, diventa solida come roccia. Il peso che ha avuto nel libro il concetto di verità è stato più una conseguenza di quello che scrivevo che il punto da cui ho iniziato.

D: Tu sei uno scrittore esordiente vincitore di un premio letterario: credi che in Italia i premi letterari siano soluzioni sufficienti per promuovere nuovi autori o credi si dovrebbe andare oltre?
R. Sono arrivato alla pubblicazione grazie al Premio Italo Calvino, dopo aver percorso il calvario di ogni esordiente: inviare il romanzo alle case editrici senza ottenere risposta. Posso solo dire che per me il premio ha funzionato, quindi sì: partecipare a un concorso nazionale e vincerlo è stato un metodo estremamente fruttuoso per arrivare alla pubblicazione. Ciò non toglie che la maggior parte – per non dire la totalità – degli esordi letterari non passa attraverso questo o quel premio, ma per l’ostinazione dell’autore a non far cadere nel silenzio il frutto del suo lavoro. Perché al di là dei luoghi comuni e/o poetici, scrivere è un lavoro. Estenuante, mal pagato, senza copertura sindacale, ma pur sempre un lavoro.

D. Il prossimo 16 novembre, in occasione del Milano Book City 2019, avrà luogo levento Viaggio nellinverno in cui, insieme a Stefania Auci, ci parlerai de Linverno di Giona. Perché Viaggio nellinverno? Cosa possono aspettarsi i tuoi lettori da questo incontro?
R. Viaggio nell’inverno perché la presentazione parlerà della nascita del romanzo e di quello che è stato un vero e proprio percorso che ho intrapreso per portarlo a compimento. Stefania Auci si è offerta di accompagnarmi in questa chiacchierata, quindi i lettori (che mi auguro saranno numerosi) dovranno aspettarsi di vedere due persone che si conoscono da dieci anni mentre si prendono in giro cercando di dare un senso compiuto a quello che per loro è lo scrivere e cercheranno, con una buona dose di ottimismo, di fare in modo che quello che diranno risulti comprensibile.

Filippo Tapparelli incontra i lettori al Milano Bookcity 2019, sabato 16 novembre alle ore 17.00 – “VIAGGIO NELL’INVERNO” – presso la libreria Rizzoli in galleria Vittorio Emanuele (presenta Stefania Auci, autrice de “I leoni di Sicilia”) e domenica 17 novembre, casa Manzoni, dalle ore 11.00 alle ore 12.00.

Invitiamo tutti gli interessati a leggere il commento di Gabriele Lanzi a L’inverno di Giona diponibile a questo link.

 

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