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Scrittori

Simone Perotti – autore di Avanti tutta (Chiarelettere)

a cura di Giuliano Pasini

Italia paese di santi, poeti e navigatori. Simone Perotti e’ tutto questo. Navigatore per passione, autore di romanzi e saggi di successo e ormai santo per una generazione di persone oberate dal lavoro a cui ha dimostrato che “scalare marcia”, fare downshifting, e’ possibile.

 

Simone, sulla tua ammirevole scelta di vita si e’ scritto tanto (e io ho letto tutto o quasi). Visto che l’intervista e’ per i-LIBRI, mi concentrerei sulla tua carriera letteraria, partendo non dall’inizio ma da Adesso Basta che immagino possa essere considerato uno spartiacque. Quando hai capito di aver scritto un libro cult per una generazione?

Ci sono stati tre livelli di comprensione nella genesi editoriale di quel saggio: all’inizio pensavo di farne un eBook per il mio sito e poco più. Io sono uno scrittorie di storie, generalmente romanzi, ed ero stato tentato di scrivere una storia che conoscevo bene, che per me era stata straordinaria, venendo meno a un principio fondamentale della narrativa: mai scrivere qualcosa di autobiografico. Uno scrittore deve distanziarsi da sé per diventare universale il più possibile, cioè essere letto da uomini e donne di età, censo, cultura, provenienza, idee diverse dalle sue ed essere sentito come “proprio”. Questa invece era una storia-saggio fortemente riferita a me e a quello che mi era capitato. In questa fase avevo solo il “sospetto” che la storia vera di un uomo (io) potesse essere interessante per qualcun altro. In realtà ho scritto Adesso Basta con l’intento di sistematizzare e definire un percorso individuale, che avevo sognato, progettato, a cui mi ero applicato con la costanza di un monaco e che ora finalmente realizzavo.

Il secondo livello è stato quello dell’incontro con Chiarelettere. Lorenzo Fazio, che non conoscevo, si è dimostrato immediatamente interessato al tema e ha risposto molto velocemente a una email di tre o quattro righe. Da quel momento ho compreso che qualcun altro, attento e sensibile, capiva, sentiva che quella tematica, quella storia, aveva qualcosa di più ampio al suo interno. Era un piccolo affresco potenzialmente interessante per molti. Tracciava, quel saggio, una linea di demarcazione tra realtà e progetto, tra come viviamo e cosa aspiriamo a vivere. Non solo io, molti. A questo punto, il secondo livello, tuttavia, pur con le giuste speranze di essere letti e apprezzati, nessuno di noi poteva immaginare quel che sarebbe accaduto.

Il terzo livello di comprensione è arrivato con il violento successo iniziale del libro, che ha esaurito la prima tiratura in 4 giorni. Da quel momento in avanti, per le 12 ristampe in un anno e mezzo, la mia, nostra comprensione di aver scritto un long seller, cioè un libro che anche ora, dopo 18 mesi dalla sua uscita, mantiene livelli di vendita e recensione che per molti libri sono impensabili. Se per libro cult intendi un libro di successo, beh, questo lo abbiamo capito lungo la via.

E ora Avanti tutta. Uscito nel 2011, prosegue idealmente il percorso. Perche’ hai sentito il bisogno di scriverlo? Restava qualcosa di “non detto” in Adesso Basta?

In Adesso Basta, quasi a ogni pagina, c’è una qualche locuzione in cui mi scuso, diciamo così, per le affermazioni più assertive. Per uno che viene dalla comunicazione come me, il problema della fonte è chiaro e decisivo. Quando uno afferma qualcosa, conta molto chi sia la fonte. E io, su quel tema, con venature sociologiche, giuslavoristiche, psicologiche, filosofiche, sentivo di non potermi spingere proprio dove avrei voluto, perché qualcuno mi avrebbe potuto dire “Ma tu chi sei per dire quello che dici?”. Nota che questa domanda mi fa uscire dalla grazia di Dio, ma certo era prevedibile. Prevederla, per me, è coinciso col trattenermi, coll’estendere il campo della mia visuale al territorio che meglio conoscevo, ma non oltre.

Il successo di Adesso Basta ha consentito a me, soprattutto, ma anche all’editore, di rompere gli indugi, di essere più netto, più coraggioso, di entrare a gamba tesa proprio dove volevo entrare duro. L’analisi ha preso coraggio, le soluzioni anche più difficili da proporre si sono fatte avanti, il linguaggio è diventato meno congiuntivo, più indicativo.

Con questo spirito, ho potuto dare voce a molti punti lasciati fuori dal primo libro: la proposta politica, la critica al mondo delle imprese entrando dentro i problemi, aggiungendo poi i risultati della pratica, avendo dunque dati e scoperte da riferire. Mentre Adesso Basta riportava il prima e il durante, Avanti Tutta racconta il poi, con tutto quel che di sorprendente è venuto, compresi gli errori da correggere. Scoprire che il budget di un uomo libero non era 16.000 euro ma 9.000 mi è parso molto importante. Lo stesso vale per le tante storie che l’ondata enorme di email, post, messaggi che mi si sono riversati addosso hanno portato con loro. Storie, domande, dubbi, critiche, ipotesi, soluzioni, casistiche che compongono un materiale davvero vasto, il primo e l’unico sul tema, che io avevo, da cui potevo distillare storie sempre meno mie, sempre più universali, capaci dunque di rendere esaustivo ciò che, a quanto pare, era sembrato già molto efficace. Non sarebbe stato possibile eivtare di concludere il discorso iniziato. Non per uno scrittore che di storie vive, che di incipit e conclusioni ragiona costantemente.

Veniamo al Simone romanziere. Partiamo dall’ultima opera: Uomini senza vento. Storia di un manager della comunicazione che ama navigare e vuole cambiare vita. Mi ricorda qualcuno… Ma parlacene tu!

Non so chi ti ricordi, ma quell’uomo non sono io. I materiali di cui è fatto li conosco bene perché sono materiali di cui sono stato composto, di cui ho vissuto. Conosco ambienti, linguaggi, persone, rituali di quel mondo. Ma Renato Reis non sono io. Quell’uomo è una sintesi, una composizione di alcune cose che mi riguardano, dei vizi, delle domande, dei dubbi, delle aspirazioni di una moltitudine di 30-50enni italiani di questa epoca. Lui è eternamente insoddisfatto, si lamenta di molte delle sue quotidiane realtà, aspira a grandi progetti di emancipazione, sa bene quella che dovrebbe essere la sua rotta… ma preipita ogni giorno dietro domande senza risposta, nell’inerzia comoda e priva di coraggio in cui naufragano tutte i nostri itinerari. E’ un uomo senza vento, dunque un’imbarcazione che potrebbe navigare bene, volendo, ma ha le vele afflosciate, il suo timoniere l’ha condotta in una zona di bonaccia e lì languisce, decade, scarroccia verso il nulla, senza comando. Questo siamo, come generazione, e Renato Reis la rappresenta appieno.

Lungo la storia di Uomini Senza Vento Renato Reis si troverà in pericolo, dovrà fuggire, commettere dei reati (lui, uomo così onesto!), vedere in pericolo gli amici, incontrarsi faccia a faccia con malviventi e oscuri personaggi politici… ma nulla lo atterrirà tanto come incontrare sulla sua strada Silvia, che rappresenta tutto ciò che lui sa che dovrebbe essere ma non è mai riuscito a diventare. Silvia gli mostra, come una pellicola cinematografica, tutte le proprie miserie ribaltate, tutte le sue pavidità divenute coraggio, tutta la sua inerzia fatta azione. E questo per Renato è insopportabile, sconvolgente, eversivo. Renato Reis è un uomo a un bivio: da un lato è costretto per la prima volta ad assumere decisioni pratiche, scelte di vita, che lo mettono di fronte a pericolo e coraggio, coinvolgimento e presa di posizione. Dall’altro le scelte essenziali della sua vita vengono a galla e gli rappresentano la necessità, l’improrogabilità di scelte filosofiche, in cui sperare di trovare un contatto con se stesso, se ancora quel contatto è possibile. Se ancora c’è la possibilità di trovare vento per le sue vele. E’ un romanzo con trama noir e passo psicologico esistenziale. Il tutto calato nella cornice avventurosa e affascinante del Mediterraneo. Dunque racchiude gran parte dei miei ambiti di pensiero e azione.

E’ stato scritto prima di Adesso Basta, di cui è stato in qualche modo il laboratorio narrativo.

E le tue prime opere? Cosa rappresentavano per te?

Zenzero E Nuvole (Theoria e poi Bompiani) è stato l’esordio editoriale, per di più con un libro di racconti, come dire: partiamo in salita così è più difficile. Ha venduto 15000 copie negli anni, e molti mi ricordano ancora per quel libro. Fu il primo a proporre racconti e ricette gastronomiche per il sentiero del viaggio, della sensualità, dell’avventura. Poi dopo sono venuti i tanti altri che in quel genere si sono cimentati. Lo dico solo con una punta di orgoglio e con rispetto per i tanti grandi nomi che vennero e continuano a venire sul tema.

Stojan Decu (Bompiani) è il mio grande romanzo, scritto troppo presto. Un grande romanzo sul tema dell’identità. Mainstream vero, letteratura articolata su vari livelli di lettura. Spero che possa essere rieditato un giorno. Tengo moltissimo a quel romanzo.

L’Estate del Disincanto (Bompiani) è un romanzo di avventura, che Bjorn Larsson ha amato e su cui ha scritto cose splendide, che mi onorano profondamente. Una storia di adolescenti nella Sicilia del ’43, con molto mare.

Vele (White Star) è un libro fotografico di cui ho curato selezione, didascalie e tutto il testo, che non è poco. E’ il mio tributo al mare. E’ tradotto in 30 lingue ed è un best seller. Purtroppo me lo ordinarono e mi retribuirono un cachet fisso per scriverlo, altrimenti sarei ricco.

Infine, ti chiedo un favore. Tu per anni hai coltivato la tua passione per la scrittura ritagliando spazi a un lavoro impegnativo e a una vita stressante. Di’ a me e agli altri che ci provano che si puo’ fare, per favore!

E’ quel che ho provato a fare nella mia Trilogia della Libertà (Adesso Basta, Uomini Senza Vento, Avanti Tutta). Sintetizzarla qui mi resta un poco complicato. Comunque credimi, si può fare…

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