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Scrittori

Vanessa Diffenbaugh – autrice del romanzo “Il linguaggio segreto dei fiori” (Garzanti)

a cura di Lucilla Parisi

Il 3 maggio scorso ha pubblicato per Garzanti il suo primo romanzo “Il linguaggio segreto dei fiori”, uno dei libri più attesi del 2011 non solo in Italia, ma anche negli Stati Uniti e in altri Paesi europei come Inghilterra e Spagna.

L’autrice, Vanessa Diffenbaugh, – ospite tra l’altro del Salone Internazionale del libro di Torino – ha incontrato la redazione de i-Libri per parlarci del suo romanzo già diventato un “caso” editoriale.

I media hanno parlato molto di questa giovane scrittrice americana agli esordi che – ha confessato – sta già lavorando al suo prossimo romanzo.

I fiori sono i protagonisti assoluti di questa storia intensa e commovente, straordinari veicoli di messaggi per la giovane Victoria, una ragazza che la vita – per nulla generosa – ha già lasciato senza parole.

Vanessa Diffenbaugh ci parla di una “riconciliazione” possibile con il mondo, di un nuovo inizio, partendo proprio dal linguaggio e dalla comunicazione.

In appendice al romanzo c’è un dizionario dei fiori che il lettore si ritroverà spesso a consultare alla ricerca del significato di piante note e meno note, incuriosito ed affascinato da questo nuovo e “colorato” idioma. Una scoperta decisamente meravigliosa.

Grazie per averci concesso questa intervista.

Leggendo il suo libro ho iniziato a guardare i fiori con occhi diversi. Li ho sempre amati ma – devo ammetterlo – mai conosciuti a fondo e non ho mai prestato loro particolare attenzione. Credo che anche con le persone che ci circondano spesso accada di essere distratti: non ci rendiamo conto di quanto sia importante comunicare loro il nostro affetto, il nostro amore e la nostra devozione. Il suo libro parla proprio di questo: di sentimenti e di parole. Un binomio necessario…

Io sono d’accordo con te. Dobbiamo sempre, in ogni occasione, comunicare il nostro amore ed il nostro affetto alle persone che ci sono vicine. Tutte le decisioni che ho preso nella mia vita sono sempre state dettate dalla volontà di amare di più e al meglio e di essere amata. Mi sono chiesta come sarebbe la vita senza l’amore come stella polare, come punto di riferimento, e la risposta è stata proprio questo libro. Per Victoria all’inizio l’amore non è certo quella stella polare, ma con il tempo lo diventerà.

Victoria, la protagonista del suo romanzo, è una figlia mancata che cerca disperatamente il posto in una famiglia, senza trovarlo. Proprio quando questa ricerca sembra ormai destinata a fallire, si ritrova improvvisamente madre, scoprendosi del tutto inadeguata ed impreparata a questo ruolo.

Quanto pesa su di noi l’eredità “affettiva” dei nostri genitori presenti o assenti?

Io come madre mi sono spesso posta questa domanda. Capita alle donne – quando diventano madri – di guardarsi allo specchio e divedere la propria, di madre. Victoria non ha mai conosciuto la donna che l’ha messa al mondo e, in assenza di un’immagine in cui rispecchiarsi e ritrovarsi, pensa di non poter essere un genitore adeguato. Tuttavia il muschio, quale simbolo dell’amore materno senza radici, rappresenterà per Victoria la consapevolezza che l’amore può nascere e crescere dentro di sé anche senza radici o legami con il proprio passato.

In alcuni passaggi davvero commoventi del libro, avrei voluto vincere la resistenza e la riluttanza di Victoria ed abbracciarla. Avrei voluto accompagnarla – con la forza se necessario – da Grant o costringerla ad accettare l’aiuto di Renata, di mamma Ruby e di tutte le persone meravigliose incontrate sulla sua strada. Il messaggio è chiaro: non possiamo farcela da soli anche quando pensiamo di poterci affidare – come capita a Victoria – ad un prato di erica (il cui significato è appunto “solitudine”)…

Sì, è vero, è quello che penso. Abbiamo bisogno anche degli altri. Victoria se ne rende conto quando diventa madre: lei pretende, come ogni madre forse, di essere un genitore perfetto. Ma non si può pensare di potercela fare da soli, soprattutto quando un bambino entra a far parte della nostra vita.

Le protagoniste assolute di questo romanzo – a parte la straordinaria figura di Grant – sono le donne. Quale ruolo hanno avuto le donne nella sua vita?

Nella mia vita ci sono state e ci sono numerose donne ed infatti le ringrazio alla fine del libro. C’è mia madre, una matrigna ed una suocera che amo moltissimo. Mi ricordo che, per i diversi divorzi nella mia famiglia, mi sono ritrovata ben cinque nonne tutte in vita. Non solo, ma quando da piccola i miei genitori hanno divorziato mi capitava spesso di andare a casa di amici e “mi adottavo” letteralmente le loro madri, che avrei voluto ringraziare tutte nell’elenco finale del mio romanzo. Ricordo ad esempio con piacere la madre di un mio ex fidanzato – italiana tra l’altro – davvero molto simpatica e divertente.

Quale fiore regalerebbe a questa donna?

Bella domanda! – E dopo aver consultato divertita il suo dizionario risponde – Campanula senz’altro! Il cui significato è, appunto, “gratitudine”.

Il matrimonio come percorso convenzionale da un lato (ci sono infatti nel libro molte coppie in attesa di convolare a nozze) e la famiglia “atipica” – come quella di Victoria – dall’altro. Io non credo personalmente che ci sia un modello di famiglia più adatto per far crescere un figlio. Che cosa, secondo lei, non deve comunque mancare ad un bambino all’interno della famiglia?

L’amore, senza dubbio.

Una curiosità. Nel suo dizionario non c’è la sulla (Hedysarum coronarium), un fiore che mi è stato suggerito da una persona. Si tratta di una pianta che cresce in diversi Paesi del Mediterraneo, ma anche sulla costa occidentale del Nord America. Volevo suggerirlo per il suo dizionario…

Non lo conosco. Ma da come lo hai descritto potrebbe ricordare un giacinto, il cui significato è “ti prego perdonami”.

L’intervista termina con questa curiosità che Vanessa Diffenbaugh ha accolto con un sorriso e con la delicata spontaneità che la caratterizza. Per dirlo con Victoria, a questa scrittrice regalerei un ibisco che nel linguaggio dei fiori significa “delicata bellezza”.

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