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Scrittori

Intervista ad Antonio G. D’Errico

a cura di Ornella Donna

Intervista ad Antonio G. D’Errico

D – Antonio G. D’Errico, da sceneggiatore teatrale a romanziere a biografo, decide di scrivere un saggio di grande attualità, intitolato: Il virus delle verità (ndr: clicca sul titolo per leggere la nostra recensione). Protagonista assoluta: la lotta attuale contro il virus Covid-19. Come nasce questo libro?

R – Tutto ciò che origina ha una sua necessità, che si impone, rendendosi manifesta nella mente di chi ne viene toccato. Ma necessario è sinonimo di doveroso, di giusto, di dovuto. È un richiamo, a volte intimo, a volte condiviso. La mia formazione scientifica ha svolto molta parte nella genesi del libro, insieme al mio esercizio della scrittura che mi accompagna da sempre, che fa parte di me, come elevazione del pensiero e quindi dell’anima. La pandemia è stato un evento inatteso e sconvolgente. Non ne faccio per nessuna ragione l’apologia, sappiamo tutti quanto ci è costata in termini di rinunce, di desolazione, di paure remote o evidenti tremori. In tutto questo sconvolgimento, la scienza ha preso la parola, gli è stata data soprattutto, e a partire dai suoi saperi, rischiando anche degli errori dovuti alla novità della situazione, ha promosso un’opportuna conoscenza la quale se non ha risolto il problema lo ha quantomeno chiarito. Al resto ci ha pensato la politica, con la sua cromogeografia, dove i confini sono stati dettati dal numero di contagi giornalieri, dai fattori R con t e R con zero.  In tutta questa somma di eventi e di azioni intraprese o da intraprendere si sono verificati, come è successo tutte le volte che una grave minaccia ha turbato l’ordine sociale delle popolazioni, fatti discutibili che hanno fatto gridare allo scandalo. Ci sono stati scontri di piazza, come ricordiamo, prese di posizione tra schieramenti di forze: giovani contro anziani, scettici contro ligi alla norma, lavoratori autonomi contro dipendenti statali, di tutto il resto insomma di cui abbiamo memoria. In una situazione del genere origina Il virus delle verità, che accoglie le voci più autentiche di chi si è esposto maggiormente nella sua volontà di fare chiarezza su quanto stiamo vivendo, ma soprattutto nel suo essere in prima linea nelle corsie degli ospedali dei tanti bisognosi di cure. Ho raccolto le testimonianze di noti professori in campo medico-scientifico, tra i quali Fabrizio Pregliasco, Luciano Gattinoni, Paolo Antonio Ascierto, medici di medicina generale come Gianluigi Spata. Con parole scelte, hanno saputo rendere immagine a definizioni di realtà patologiche non proprio semplici da rappresentare: nel libro sono spiegati la “terapia intensiva”, “le varianti dei virus respiratori”, “le terapie con anticorpi monoclonali”; oltre a fare previsioni sui vaccini e sul ritorno di nuovi picchi di infezioni del coronavirus: le cosiddette: “nuove ondate”.

D – Il titolo mi ha molto colpito. Personalmente ho letto in esso una voluta ambivalenza: il virus che evidenzia tutte le ambiguità e i mali di una società malata, e dall’altra il voler fare luce e chiarezza su di un argomento, a tratti ancora immerso in molta nebulosità. Sbaglio in questa interpretazione?

R – Non sbaglia affatto. Il titolo contiene in sé proprio questo doppio riferimento: da una parte suggerisce l’atteggiamento più corretto possibile – non l’unico e assoluto – per far fronte a un contagio che ha destabilizzato gli animi e le coscienze delle popolazioni; dall’altro mostra la verità di errori che da più parti sono stati commessi. Una realtà che mai nessuno avrebbe potuto immaginare. C’è voluta la manifestazione di un evento tanto lontano da una sua previsione per scatenare l’inimmaginabile. Il virus delle verità è un’ulteriore conferma di quanto rimane controversa nell’animo umano la possibilità di realizzare l’ideale esperienza di vita sociale.

D – Le persone intervistate sono luminari nel proprio campo che si sono distinte per preparazione ed eccellenza. Qual è il tratto più evidente che li accomuna e quello che invece li distingue?

R – Sono accomunati dal loro essere uomini, con i loro perché, il loro sentire, le loro verità e i loro dubbi.  In ognuno si percepisce il percorso umano, l’essere distanti o prossimi con il resto del mondo. Si sente il loro attaccamento alla professione: il piacere di partecipare al bene collettivo delle società. Il dottor Gianluigi Spata ha reso una testimonianza commossa del suo contagio, avendo contratto l’infezione da Sars-Cov-2, rimanendo molto sorpreso dall’attività dei suoi colleghi medici e infermieri, che hanno assistito tutti i malati allo stesso modo, con la stessa cura, sottoponendosi a turni di lavoro al limite della sostenibilità, senza mai lasciare trasparire i prodromi di un’intima sofferenza. Il professor Pregliasco ha sempre esposto con orgoglio la sua naturale tendenza all’assistenza volontaria, avendo fatto parte fin da giovanissimo dell’ANPAS, di cui oggi è Presidente nazionale.

D – Da quanto ha potuto constatare dal suo lavoro di ricerca circa questo argomento c’è ancora molto da fare e da studiare? È stato, inoltre, fatto tutto ciò che si doveva per combattere il virus, secondo la sua personale visione?

R – I virus sono materiali viventi che mutano, quindi si ripresentano, in una forma diversa, il più delle volte specializzata. C’è molto da rimanere concentrati sull’argomento. Ma su questo versante, il nostro sistema sanitario direi che ha un grado di evoluzione piuttosto all’avanguardia. La lotta ai virus, in pratica, non si ferma. Rimane alto l’interesse. Siamo passati dai vari virus respiratori della Mers, alla Sars e al Covid. Ma abbiamo avuto i virus alimentari, quelli a trasmissione sessuale o per via ematica. Come si può pensare che non ce ne siano altri e di nuovi? Per quanto riguarda le misure di lotta ai virus in generale e ai coronavirus, in particolare, la prevenzione è la forma di difesa più efficace. I farmaci antivirali svolgono un’azione patogenetica, principalmente: curano gli esiti dell’infezione non le cause.

D – L’aspetto umano sottostante all’insorgenza di questo virus. Ci ha completamente tolto il contatto umano e sociale: dai nostri anziani che non possiamo più contattare, all’evitare abbracci e contatti intimi. Cosa ha significato, secondo lei, per l’essere umano in quanto tale? Quanto è grave questo stravolgimento?

R – L’essere umano è capace di adattarsi ai cambiamenti, come tutte le specie animali in grado di resistere e di mettere in atto sistemi di difesa contro insidie di qualsiasi natura. L’incapacità di adattamento comporterebbe, del resto, l’impossibilità di essere felici, poiché la felicità non deriva dalla stupidità del voler desiderare oltre i propri mezzi, ma dalla verifica della propria capacità di giudizio. C’è sempre un tempo per tutte le cose, ignorare un principio tanto evidente mi sembra non proprio di un essere evoluto. Il bene e il bello di un sorriso, di uno sguardo puro sono nutrimento per l’anima, questo è evidente; ma non tutti gli abbracci recano piacere. Quest’umanità pecca di leggerezza, desiderando l’indesiderabile. Non suggerisco di pazientare per qualche tempo ancora, così che poi tutto sarà diverso e l’umanità avrà modo di riabbracciarsi e ritrovarsi in un contatto. Non dico che va tutto bene. Questa situazione assurda ci ha tolto il presente, più di tutto: se penso alle scuole chiuse, ai cinema, ai teatri, a tutte le attività sociali ci sarebbero tutti i motivi per sentirsi abbattuti. Ma abbiamo la speranza e la fiducia, sono sentimenti su cui bisogna fare affidamento, senza tormenti. Il futuro non esiste, anche in momenti di grande bellezza. Il futuro è qualcosa che si crea in un animo che sa far fronte al bene e al male del presente. C’è l’immaginazione e ci sono iricordi. Sono luoghi dell’anima di cui l’uomo non può dimenticarsi. Si lamenta l’assenza di toccarsi, di abbracciarsi; quando bisognerebbe lamentare l’assenza di una gentilezza, di un sorriso di cui l’umanità ha da tempo perso le tracce.

D – Prossimo futuro lavoro?

R – Non c’è mai un lavoro per chi scrive, futuro o presente. Ci sono i lavori, che sono sempre associazioni di idee, di pensieri, di verità da scoprire o da riscoprire. Ci sono scritture che hanno valore di azioni, di gesti in cui recuperare il decoro di qualcuno a cui è stato sottratto, ci sono rivendicazioni da fare, diritti persi da reclamare. Il mio prossimo lavoro scritto riguarda la giustizia, la sua idea, il suo ideale troppo spesso negato da chi di quell’ideale si dovrebbe fare garante e artefice. Il virus delle verità è stato pubblicato da Santelli Editore, che ha corrisposto in pieno alle mie aspettative. Su questa fiducia ho rinnovato la mia disponibilità affinché sia l’editore anche del mio prossimo libro, L’uso ingiusto della giustizia, è questo il titolo. Uscirà prima dell’estate prossima. Racconta il fallimento dell’azione giudiziaria nei confronti di anime indifese, alcune di loro rese tali, che hanno dovuto lottare per affermare la loro onestà di cittadini, esempio fulgido di umanità illuminata e per questo contrastata dal potere corrotto di chi esercita l’azione vessatoria della legge. La scrittura in determinati periodi storici, e non solo, deve svolgere preminentemente funzione sublimante, lontano da ogni ipocrisia.

Grazie.

Ornella Donna

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