oppure Registrati
Scrittori

Clara Sanchez – intervista all’autrice de “Il profumo delle foglie di limone” edito da Garzanti

a cura di Lucilla Parisi

A pochi giorni di distanza dall’uscita in Italia del suo ultimo romanzo “Il profumo delle foglie di limone” edito da Garzanti, Clara Sanchez ha concesso alla redazione di i-LIBRI.com un’intervista.

Il suo romanzo, dopo aver conquistato la Spagna – dove gli è stato riconosciuto il Nadal, il più antico premio letterario spagnolo – e aver raggiunto la fama mondiale, è finalmente arrivato in Italia per raccontarci la storia di un incontro casuale tra due vite molto distanti: quella dell’anziano Juliàn – sopravvissuto al passato di Mauthausen – e quella di Sandra – una ragazza dei nostri giorni in fuga dal suo presente. Due vite destinate ad avvicinarsi e a compenetrarsi nella comune e necessaria ricerca della conoscenza e della verità.


Buonasera Clara Sanchez, sono davvero contenta di conoscerla e la ringrazio per averci concesso questo incontro.

E’ un piacere anche per me.

Juliàn in queste pagine si impone una missione, un obiettivo a cui non intende rinunciare, per ricomporre i pezzi di un passato che non deve essere dimenticato e che reclama la propria vendetta.

Arriva davvero, prima o poi, il tempo in cui è necessario fare i conti con i propri fantasmi?

Credo che sia assolutamente necessario. E’ un modo di crescere e di maturare. E Juliàn, anche se molto in là con gli anni, non smette e non deve smettere di cercare ed imparare. Quando incontra Sandra si trova a dover fare qualcosa che in passato non aveva mai fatto. Fare i conti con il proprio passato è un modo per continuare a vivere il presente.

Crede che questo possa valere per tutti?

Alcune persone sono in grado di lasciarsi indietro i problemi, i fantasmi del passato, con una grande facilità. Per altri invece si tratta di un zavorra eccessiva da portare e quindi per loro è molto meglio affrontarli e risolverli davvero, se ciò è ancora possibile. In alcuni casi, infatti, i problemi risalgono molto indietro nel tempo, all’infanzia ad esempio, e questa rimozione, allora, forse non è davvero più possibile.

Leggendo il suo libro ho avuto la sensazione che il tempo di Juliàn e quello di Sandra procedessero a velocità diverse. La vecchiaia è lentezza: il fisico rallenta i suoi ritmi e la mente si sofferma maggiormente. E’ esatto?

Da una parte la dimensione fisica è certamente più lenta, ma il tempo che rimane a disposizione scorre più velocemente. Così mentre Sandra è giovane e ha tutta la vita davanti a sé, Juliàn ha per così dire i giorni contati. Questo contrasto tra la lentezza del vivere ed il procedere incalzante dei giorni verso la fine colpisce molto le persone anziane, per quanto ho avuto modo di vedere e di conoscere. E’ successo così per i miei genitori e l’ho visto e lo vedo particolarmente nella persona di mio padre, a cui mi sono ispirata ampiamente per tratteggiare la figura di Juliàn. Succede esattamente così: la sua vita è lenta ma il tempo trascorre a passi rapidissimi. Loro se ne rendono conto e questa cosa li fa soffrire.

Credo sia proprio dei giovani voler bruciare le tappe, volere accelerare il tempo per la fretta di arrivare. Le persone più anziane – come Juliàn – cercano invece di frenare, di rallentare se possibile lo scorrere del tempo, nel tentativo quasi di recuperare qualcosa che si è perso, che è rimasto indietro, proprio quando ormai manca poco alla fine…

Esattamente. Sandra pensa ed agisce in modo diverso rispetto a Juliàn per l’evidente differenza di età. Juliàn appartiene ad un mondo lontano, al passato, dove il male ed il bene esistevano, mentre Sandra vive in un mondo dove tutto sembra essere costituito da un’infinita gamma di grigi, dove tutto è relativo, dove niente è così chiaro e assoluto. Sandra non sa e si chiede cosa debba fare della propria vita. Nel caso di Juliàn, invece, qualcun altro ha deciso per lui, togliendogli la possibilità di scegliere come vivere. Sandra ha sempre vissuto liberamente, nonostante le sue debolezze, mentre Juliàn si è visto privato di quasi tutto ed in primis della libertà: quindi è naturale che agiscano in modo diverso.

Il rogo dei libri e la censura che è sempre di moda. La letteratura spaventa il potere. Terrorizza le dittature. Lo scrittore Mario Vargas Llosa ha detto “la letteratura..non è puro intrattenimento ma ha, deve avere, una dimensione etica, critica, indipendentemente dalle intenzioni dell’autore”. Qual è, a suo parere, il ruolo che la letteratura deve avere, rispetto alla storia, al presente e alla memoria?

In primo luogo credo che i romanzi debbano fare i conti con una considerazione di base: tutti i romanzi ci presentano una dimensione morale ed etica, quella dell’autore. A tale proposito il premio Nobel per la letteratura Saramago, recentemente scomparso, diceva che in ogni romanzo possiamo intravedere il romanziere. Ciò non significa che il romanzo debba fare necessariamente la morale a qualcuno o che debba dichiaratamente contenere un messaggio. Credo che il romanzo sia il genere più adatto a ritrarre un’epoca della società, a realizzare un’istantanea del periodo storico in cui viene scritto.

L’autore non scrive sottovuoto ma subisce una forte influenza dall’ambiente che lo circonda e ciò che scrive, il romanzo appunto, trasmette in modo del tutto naturale e spontaneo l’atmosfera dell’epoca.

Non è necessario che si tratti di un romanzo costumbrista, un genere tipicamente spagnolo, o naturalista. Non deve essere per forza un manuale sul galateo o un romanzo militante con una vocazione sociale. Il romanzo trasmette questi dati che lo voglia o meno. Facciamo un esempio. “Lolita” di Nabokov ci introduce, in qualche modo, nel labirinto della psiche umana molto meglio di quanto non faccia un manuale di psicologia o psichiatria. Si può dire se questo romanzo sia, dal punto di vista morale, positivo o negativo? No. Io credo che si tratti semplicemente di un bellissimo romanzo che ci mette nella condizione – come pochi altri documenti letterari – di captare l’essenza di un’epoca e dell’essere umano. Quindi ribadisco che il romanzo è il genere che più sa rilevare, percepire e fotografare il meglio ed il peggio del genere umano in un dato momento storico.

Per questo dico sempre ai giovani che perdono una grande opportunità quando non leggono e quando non leggono i romanzi, in quanto si tratta del mezzo di comunicazione meno sottoposto alla censura ed in cui, quindi, è possibile trovare ancora molto dell’essenza umana.

Voglio aggiungere che nessun romanzo deve mai prescindere da un elemento che ritengo importantissimo: deve avere fascino….encanto.

Mi ha colpito molto l’amore di Sandra per Alberto, colui che ha saputo farla volare. Un amore però nato nel momento sbagliato: non era il loro tempo e non è decollato. Quello di Juliàn e Raquel è nato in un campo di concentramento: ha avuto il coraggio di nascere, nonostante tutto. L’amore, secondo lei, è anche una questione di coraggio?

Sì, è certamente così. Innamorarsi, credere nell’amore richiede coraggio. Lasciare aperta la porta della nostra mente affinché un’altra persona vi possa entrare ed insieme ad essa lasciare entrare in noi le ossessioni, l’odio, le gioie che si porta dietro richiede quel coraggio che siamo sempre meno disposti a dimostrare. Siamo pigri quando si tratta di lasciare a qualcuno la possibilità di entrare in noi. Quindi sì, ci vuole molto coraggio.

I nazisti in pensione di queste pagine sembrano avere una sola grande paura o forse è meglio dire un’ossessione: la demenza senile, il decadimento fisico e quindi la morte. Ecco allora la corsa all’elisir dell’eterna giovinezza. Lo trovo un tema attualissimo, credo sia l’ossessione dei nostri tempi…

Assolutamente sì. La loro vocazione di superiorità li ha indotti a credersi realmente degli essere superiori e a non accettare un fatto essenziale e basilare della vita, quale la morte. Quindi in quanto “super-esseri” rifiutano la vecchiaia ed il declino mentale e fisico. Ma questa cosa non riguarda solo i nazisti: il fascino che esercita sugli uomini il mito dell’eterna giovinezza è un’attrazione maligna dei nostri tempi. Non siamo capaci di guardare in faccia un processo naturale come l’invecchiamento.

Come nasce la scrittrice Clara Sanchez?

Nasce da bambina. Ho sempre scritto. Potrei quasi affermare di essere nata scrivendo. Mi sono chiesta più volte come mai sin da piccola ho manifestato questa tendenza. In famiglia non ci sono scrittori. Credo quindi che sia dovuto in buona parte al lavoro di mio padre che ci ha obbligati a cambiare spesso città, soprattutto durante la mia primissima infanzia. Il continuo cambiamento mi ha in qualche modo turbato e la scrittura e la lettura erano non solo un modo di evadere, ma anche di trattenere qualcosa che fosse sempre mio, con me. Una necessità, quindi, un’urgenza, come hai suggerito tu.

 

LEGGI COMMENTI ( Nessun commento )

Cos'è "Lo stupore di una notte di luce" - Cos'è, il blog per ogni tua domanda

[…] Clara Sànchez regala ai suoi lettori il libro che aspettavano da cinque anni, con il titolo ” Lo stupore di una notte di luce”. […]

Aggiungi un tuo commento

Devi effettuare il login per aggiungere un commento oppure registrati

Libri dallo stesso autore

Intervista a Sanchez Clara

Text selection is disabled by content protection wordpress plugin