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Scrittori

Valerio Massimo Manfredi – intervista per i-LIBRI

a cura di Nicoletta Scano

Incontriamo Valerio Massimo Manfredi durante la serata conclusiva della bella manifestazione estiva “Sotto Sale – Parole a lunga conservazione”, curata da Giancarlo Mazzuca a Bellaria Igea Marina, che ha visto ospiti giornalisti e autori, e presentati libri al centro dell’attenzione collettiva come “Terroni” di Pino Aprile e “Polentoni” di Lorenzo Del Boca.

Nella suggestiva cornice della Casa Rossa di Alfredo Panzini, Valerio Massimo Manfredi, ha parlato del suo ultimo romanzo, Otel Bruni, incalzato dalle domande di Mazzuca, dando lettura ad alcuni brani dell’opera, e ha rivelato di aver narrato storie giunte sino a lui dalla memoria di famiglia ma  rigorosamente verificate come consueta premura di uno scrittore di romanzi storici.

Messe da parte ormai le chiare sere d’estate, diamo il benvenuto a Valerio Massimo Manfredi sul sito i-libri, ringraziandolo per aver accettato di rispondere alle nostre domande.

Nel suo ultimo romanzo, Otel Bruni, sono raccontate vicende accadute nel Novecento, che raccontano un momento storico che abbraccia gli anni del fascismo e del secondo dopo guerra: quanto di questo periodo, secondo lei, non è ancora stato sufficientemente studiato e reso memoria storica condivisa?

Non sono uno storico contemporaneo. Ho studiato le fonti che mi permettevano di scrivere questo romanzo. Penso che il periodo della guerra civile debba ancora essere approfondito e metabolizzato. Non è detto che questo possa condurre ad una memoria condivisa. La storia ha già pronunciato il suo verdetto.  E’ il fascismo la parte del torto.

E’ stato complesso attingere a vicende che ha raccolto in parte dalla sua storia familiare e non cedere alla comprensibile e umana tentazione di rendere meno storico e più suggestivo, affettivo, il racconto?

Un romanzo non è un saggio storico e quindi si tratta sempre di una resa emotiva degli eventi. Ho cercato di essere equilibrato ma si tratta di argomenti così scottanti che si finisce sempre per essere criticati o da una parte o dall’altra.

Quanto è importante, secondo lei, che la Storia sia tramandata anche oggi di padre in figlio, come un patrimonio di conoscenze e testimonianze chiave per ricostruire ed interpretare un’epoca?

E’ molto importante perché dà una stabilità emotiva alle nuove generazioni e una consapevolezza  che si traduce in equilibrio.

Lei è persona estremamente eclettica: professore universitario, scrittore, archeologo attivo in campagne di scavo importantissime, autore di soggetti e sceneggiature per il cinema, giornalista scientifico e conduttore televisivo. Quale di queste attività ritiene e sente come più rappresentative di Valerio Massimo Manfredi?

Tutte. Si tratta solo di aspetti diversi dello stesso tipo di interesse.

Quale delle sue professioni abbandonerebbe con più rammarico e maggior sacrificio, se vi fosse costretto?

Quella dello studioso e quella dello scrittore. Alle altre posso facilmente rinunciare.

Anche suo figlio ha deciso di studiare e dedicarsi alla Storia: vede in questo una scelta personale, una semplice coincidenza o crede che anche quello dello storico sia un “mestiere” da insegnare e tramandare, come fosse un’arte artigiana, con i suoi segreti e le sue tecniche, di generazione in generazione?

E’ un caso. Inoltre ha scelto storia contemporanea che è una disciplina molto diversa per metodo e contenuti dalla storia antica.

I suoi numerosi e fortunati romanzi  sono ambientati nelle più diverse epoche, ma probabilmente l’antichità classica è uno dei momenti su cui ha concentrato il maggior numero di lavori: ciò dipende da un suo personale gusto e interesse oppure si tratta di una scelta ispirata da altre ragioni?

Scrivo le storie che trovo più emozionanti e non importa dove sono ambientate. E’ normale che lo spunto venga dalle cose che meglio conosciamo.

Come nasce materialmente uno dei suoi romanzi? E’ di solito una particolare vicenda ad ispirarla, ragione che la spinge poi alle ricostruzioni ed indagini storiche che ne conseguono, o piuttosto, volendo raccontare un’epoca si trova a costruire o cercare una trama che ben si renda rappresentativa e paradigmatica?

Non voglio mai raccontare un’epoca ma una vicenda umana particolarmente intensa. Di qualunque vicenda si tratti. Il resto è solo ambientazione che però va indagata con molta diligenza e precisione.

Quali sono le sue letture preferite? Legge romanzi storici? Ci sono autori di altri generi che ammira in modo particolare?

Tutti i romanzi sono storici, anche quelli di fantascienza. Se  intende storie ambientate in tempi sufficientemente lontani dai nostri (ma quanto lontani?): di solito no.  Leggo  i classici di tutte le epoche fino a Saramago o Garcia Marquez  ma la gran parte del mio tempo è dedicata alla saggistica.

Ha mai desiderato uscire dal mondo e dalla storia occidentale per raccontare vicende di altre culture? Quali sono, se è dato saperlo, i suoi prossimi progetti?

L’impero dei draghi mi ha costretto a studiare la storia cinese del III secolo con notevole impegno. Il mio prossimo progetto è ancora in gestazione.

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