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Scrittori

Ugo Ciaccio – autore del romanzo Nekros

a cura di Diego Manzetti

Ugo, innanzitutto ti ringrazio per averci concesso questa intervista. Hai recentemente pubblicato il tuo primo romanzo con la casa editrice Bietti. Ci interesserebbe sapere come è nata l’idea di scrivere il tuo libro e come ti sei orientato nello scegliere questo genere letterario.

Sono io che ti sono grato per l’attenzione che stai dedicando al mio romanzo, i-libri.com è un bel progetto.

 

Com’è nata l’idea di Nekros?

Un giorno mia moglie ha trovato un libro usato su una bancarella, si trattava di una raccolta di lettere che un gesuita francese, Pierre Teilhard de Chardin, scrisse alla famiglia durante la sua permanenza in Egitto, tra il 1905 e il 1908. Lei aveva comprato già altri libri sulla stessa bancarella e questo glielo regalò il venditore perché non aveva un euro di resto.

La lettura dell’epistolario è stata illuminante: quelle lettere erano ricche di potenziali storie e di coincidenze tra la vita di de Chardin e quella di Lovecraft, tra il Necronomicon e la noosfera. È attorno a questa impalcatura che è nato Nekros.

Mi ha sempre incuriosito il modo con cui un libro inesistente come il Necronomicon si sia imposto nella nostra realtà; tuttavia un elemento affascinante non è sufficiente a scrivere un romanzo: l’idea centrale di Nekros è invece il rapporto tra il testo inventato da Lovecraft e la noosfera delle teorie di de Chardin.

Cos’è la noosfera? È la sfera del pensiero, la terza fase dello sviluppo della terra, fase successiva a quella della materia, la geosfera e a quella della vita, la biosfera. Sembra assurdo ma sono teorie realmente elaborate dal teologo e scienziato gesuita, e gli sono costate non pochi guai con la Chiesa.

Sei un appassionato di libri antichi e questo si capisce leggendo il tuo romanzo. Hai messo molto della tua passione in questa opera?

Dovendo descrivere un antico e misterioso libro, o meglio una sua riproduzione, non potevo non utilizzare le mie conoscenze da appassionato. In realtà mi sono spinto un po’ oltre ricreando la copia del falso Necronomicon citato nel romanzo. Ovviamente questo è stato possibile anche grazie alla collaborazione di un’esperta collaboratrice. Il testo che abbiamo riprodotto è identico in tutto e per tutto a quello descritto in Nekros. È stato un po’ come costruire il plastico di un campo di battaglia per narrare l’evoluzione dello scontro.

Come hai deciso di far ruotare la storia intorno al Necronomicon? Non è certamente un titolo di cui si sente molto parlare.

Scrivere un romanzo è un po’ come iniziare un’indagine; volevo approfondire l’argomento non per il testo in sé, quanto per la sua capacità d’imporsi nell’immaginario collettivo. Certo è pur sempre un collettivo di nicchia ma non l’ho scelto certo perché fosse l’elemento trainante del marketing, anzi molti lettori che non avevano mai sentito parlare del Necronomicon ne sono rimasti incuriositi proprio leggendo Nekros.

Parlaci un po’ di com’è stato lavorare a questo tuo primo romanzo. Quanto tempo hai impiegato per scriverlo? Quanto arduo è stato lo studio delle fonti?

Lo studio delle fonti è stato il momento più divertente del lavoro: per gli argomenti con cui avevo già dimestichezza come i libri antichi e il Necronomicon, ho il raccolto materiale selezionando le informazioni più utili ai fini della mia storia. Ci sono stati poi gli argomenti più ostici come la vita e le teorie di de Chardin, lo studio delle lingue di origine semitica come l’aramaico e il Vecchio Testamento, per questi ho preparato delle mappe mentali, si tratta di un sistema ottimo quando non sei abbastanza esperto di una materia da sapere in anticipo cosa cerchi. Utilizzando questi schemi è possibile catalogare le informazioni secondo percorsi logici, in modo da poterle ritrovare successivamente all’interno del loro contesto con tutti i rimandi del caso. E poi uso una quantità abnorme di post-it.

Ci ho messo circa tre mesi tra studio degli argomenti e schematizzazione della trama e poi quasi cinque mesi per la scrittura del testo.

La parte più pesante è stata la revisione anzi le revisioni, durante le quali ho verificato ancora una volta le fonti e le coincidenze interne alla trama; ci sono molte persone che mi hanno aiutato: l’ottimo editor della Bietti ovviamente e poi ho avuto l’onore di poter consultare Gianfranco de Turris, uno dei maggiori esperti in materia.

Nonostante una precisione un po’ maniacale, di alcune fonti ho completamente perso le tracce, e non sono riuscito a confermarle nella fase di revisione; eppure sono certo di averle lette, lo giuro.

Dopo la pubblicazione hai iniziato l’attività promozionale del tuo libro. Qualche aneddoto da raccontarci?

Una cosa buffa: un’amica dopo aver visitato il sito nekros.net che pubblicizza il libro, mi ha detto che ha sentito l’esigenza di confessarsi. Il sito è strutturato come un’indagine parallela sui contenuti del romanzo; per procedere verso la chiusura dell’esplorazione viene richiesto all’utente di fare una scelta tra due possibilità: sarà solo quella immorale a condurlo alla fine.

Be’ questa persona, dopo aver fatto la scelta giusta, si è chiesta se fosse necessario confessarsi. La cosa mi ha fatto ridere, e forse era davvero una battuta ma, in un certo senso, indicativa del rapporto stretto tra l’invenzione letteraria e la coscienza: per quanto un testo sia dichiaratamente fasullo, se ben congegnato esso sarà in grado d’imporsi nella realtà. Del resto è proprio questo che m’interessava dello pseudobiblia inventato da Lovecraft.

Hai qualche progetto in cantiere per il futuro? Puoi anticiparci qualcosa?

Sono alle prese con la revisione del secondo romanzo. Anche se non amo parlare di un lavoro non ancora terminato, vi anticipo che si tratta di un’avventura alla ricerca della reliquia attraverso la quale sarà possibile parlare con Dio, ma si tratterà di un dialogo spaventoso.

Mi è servito molto tempo per dare una solida base bibliografica al romanzo e la verifica delle fonti sta mettendo a dura prova la mia pazienza.

Molti mi hanno chiesto se ci sarà un seguito di Nekros, all’inizio rispondevo di no, non ne avevo intenzione ma, da un po’ di tempo, sto prendendo appunti sulla struttura di una trilogia: Nekros, Nomos ed Eikon.

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