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Scrittori

Marc Levy incontra i-LIBRI

a cura di Nicoletta Scano

Buon giorno Marc, grazie per aver accettato questa intervista e benvenuto su i-libri.com

Ci siamo incontrati al Salone del Libro di Torino, dove stava promuovendo il suo nuovo libro, “Ascolta la mia ombra”. Qual è stata la sua impressione, anche in riferimento all’evento?

Che idea si è fatto dei lettori italiani?

Sono ospitali e calorosi, cosa che mi tocca molto! Tutte le mie opere sono state pubblicate in Italia, e di questo  sono molto felice. E’ un grande piacere, ogni volta, tornare in Italia e incontrare i miei lettori.

I suoi libri parlano sempre d’amore, e in ognuno di essi i personaggi si trovano ad affrontare ogni sorta di ostacolo. Crede che questo possa o debba succedere anche nella vita di tutti i giorni?

Si, perché la vita non parla che di questo, perché nulla si crea senza l’amore (o senza odio). Non proverei alcun piacere nel raccontare delle storie che consistano unicamente in una serie di avvenimenti ed azioni. Quello che è appassionante in questo mestiere è di far condividere nella finzione quelli che sono i sentimenti dei personaggi.

Amo dipingere questi cambiamenti, disegnare attraverso le situazioni i molti modi di sentire le cose. “I figli della libertà” è un romanzo ambientato durante la seconda guerra mondiale, è una storia sulla resistenza, ma è anche un romanzo dove, attraverso il vissuto dei personaggi, parlo di fratellanza, grandi amicizie, amore per la libertà. In “Ascolta la mia ombra” celebro l’amore materno e quanto questo rappresenti nella vita dell’uomo. Ho parlato in altre opere di speranza, di amicizia, del primo amore, quello che non funziona mai, ma che vi segna per la vita, del grande amore che si pensa di aver incontrato. Ho parlato, nei miei primi romanzi, della solitudine nelle grandi città… E molti lettori mi hanno confessato di essersi riconosciuti nelle situazioni vissute dai miei personaggi.

Lei è veramente un uomo romantico? Crede che il romanticismo possa ancora esistere oggi? Per esempio, so che lei è impegnato nel volontariato. E’ una forma d’amore, secondo lei?

Si, io credo che il romanticismo esisterà sempre, e per fortuna. È sufficiente guardare attentamente intorno a noi. E’ come un colore delizioso da donare alla propria alla vita, senza apparire, per questo, naif.

Don Giovanni era un irriducibile seduttore, un ruba cuori, ma che romanticismo! Quanto alla seconda parte della sua domanda, ci sono un milione di modi di amare: tuttavia, mi pare difficile immaginare che si possa amare senza donare un po’ di sé stessi.Credo che chi pensa questo sia possibile non ami che se stesso. Che si tratti d’amicizia, di amore filiale, o di essere innamorati, qualunque sia il posto che si occupa nella società, l’unica prova d’amore che si può mostrare è il modo in cui si offre una parte di sé.

Nei suoi libri il lettore incontra spesso il soprannaturale.Tuttavia, non ha mai scritto un libro fantasy: ha mai preso in considerazione questa possibilità ?

Non ho mai scritto un libro di pura fantasia, o un romanzo che sia solo una commedia o solo un thriller, perché non mi piace limitarmi ad un genere e amo mescolare diverse suggestioni nello stesso romanzo. Commedia, avventura, thriller… preferisco alternarli e non annoiare il lettore dando la sensazione di far sempre la stessa cosa. Allora seguo diverse direzioni e mi restano, nonostante tutto, molte strade da percorrere…

Alcuni dei suoi libri più famosi sono diventati film di successo: ha apprezzato le trasposizioni? Che effetto le fa vedere i suoi personaggi prendere vita ?

E’ sempre molto emozionante per un autore vedere i propri personaggi prendere vita sullo schermo. Mi ha dato grande soddisfazione la trasposizione di «Se solo fosse vero» di Mark Walters, il film di Lorraine Levy «Mes amis mes amours» e la serie tv «Où es tu?» realizzate da Miguel Courtois.

Nei miei romanzi mi impegno a non descrivere mai fisicamente i miei personaggi, è una mia scelta, una mia volontà e questo fin dal mio primo libro. Io “disegno” si può dire, la silhouette, l’abbozzo di ogni personaggio e preferisco che sia il lettore a immaginare il resto, che ciascuno visualizzi un personaggio in funzione della sua cultura e del suo immaginario. Allora vedere i personaggi incarnati al cinema può essere davvero sorprendente!

Mi viene in mente che alcuni lettori, vedendo «Se solo fosse vero», non comprendevano come mai l’attrice che interpretava Julia (Reese Witherspoon) fosse bionda, certi che nel libro la protagonista fosse una giovane moretta… anche se io, in realtà, non l’ho mai scritto!

E’ dispiaciuto che i film tratti dai suoi romanzi non riportino mai del tutto fedelmente il contenuto del libro? Per esempio, com’è accaduto in «Se solo fosse vero»?

Assolutamente no. Nel momento in cui uno dei miei romanzi viene adattato per il cinema, non mi appartiene più. Perché i film riflettono la libertà di un altro autore, lo sceneggiatore o il regista, di raccontare la storia alla propria maniera, dal proprio punto di vista. Racconta la stessa storia del libro, ma in forma differente, e dovendo tener conto anche di altri vincoli.

Le modifiche alla storia sono inevitabili per questione di tempi e di budget. Il cinema e la letteratura sono due modi differenti di raccontare storie.

Il suo libro «L’étrange voyage de Monsieur Daldry» (letteralmente, Lo strano  viaggio del signor Daldry) è stato già pubblicato in Francia: quando arriverà in Italia ?

Molto presto, spero.

Lei ha anche scritto dei testi per alcune canzoni: è stato più o meno difficile che scrivere romanzi?

E’ un esercizio molto particolare; bisogna, con davvero poche parole, dire moltissime cose, far passare le emozioni. E poi è un lavoro da fare in due, contrariamente alla scrittura di un romanzo, quanto meno per quanto mi riguarda. Parole e musica, autore e compositore.

Ha in cantiere nuovi progetti? L’aspetto autobiografico è importante nelle sue opere?

Confesso di aver avuto qualche problema ad abbandonare i personaggi del mio ultimo romanzo, «L’étrange voyage de Monsieur Daldry». Con Daldry, ho avuto l’impressione, una volta terminato il libro, di accompagnare un amico all’aeroporto senza sapere quando, e se, ci saremmo rincontrati.

Mi sono allora preso un po’ più di tempo del solito per pensare a nuovi progetti, ma questo è tutto. Sto già pensando seriamente al mio prossimo romanzo.

Quanto alla parte autobiografica dei miei romanzi, è inconsapevole. Me ne rendo conto a volte, quando il romanzo è già terminato. Sono troppo pudico per scrivere su di me, ma un po’ come tutti gli scrittori, penso che per forza di cose, alcuni elementi personali scivolino dentro un romanzo. Immagino che alcuni dei miei personaggi abbiano alcuni dei miei difetti o delle mie qualità, bisognerebbe domandare ai miei amici o alla mia famiglia!!

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Bonjour Monsieur Levy, merci d’avoir accepté cette interview. Bienvenue sur le site Web www.i-libri.com.

Nous vous avons rencontré au Salon du livre de Turin où vous avez fait la promotion de votre nouveau livre, «Le voleur d’ombres» («Ascolta la mia ombra»). Quelle impression vous a laissé cet événement en Italie?

Que pensez-vous des lecteurs italiens?

Ils sont accueillants et chaleureux, cela me touche beaucoup ! Tous mes romans ont été publiés en Italie et j’en suis très heureux. C’est, à chaque fois, un plaisir immense de venir en Italie à la rencontre de mes lecteurs.

Vos livres parlent presque toujours d’amour, et au nom de ce sentiment les personnages doivent surmonter toute sorte d’obstacles. Pensez-vous que cela devrait arriver dans la vie de tous les jours ?

Parce que la vie ne parle que de ça, parce que rien ne se crée sans amour (ou sans haine).  Je ne prendrai aucun plaisir à raconter des histoires si s’agissait simplement de dérouler une succession d’évènements et d’actions. Ce qui est passionnant dans ce métier c’est de faire partager dans le récit  ce que ressentent les personnages. Être authentique dans la façon de raconter  comment ce que la vie leur impose les transforme, les grandit.

J’aime peindre ces variations, esquisser au travers de situations les multiples façons de ressentir les choses.  Les Enfants de la liberté est un roman dont l’action se situe pendant la Seconde Guerre mondiale, c’est un roman sur la résistance, mais c’est aussi un roman où au travers du vécu des personnages, je parle de fraternité, d’amitiés fortes, d’amour de la liberté. Dans Le Voleur d’ombres j’ évoque l’amour maternel, et de ce qu’il représente dans la vie d’un homme. J’ai , dans d’autres romans parler de l’espoir, de l’amitié, du premier amour, celui qui ne marche jamais, mais qui  vous marque à vie , du grand amour à côté duquel on croit être passé ; j’ai eu envie dans mes premiers romans de parler de la solitude dans les grandes villes… Et beaucoup de lecteurs me disent se reconnaitre dans les situations que traversent mes personnages.

Êtes-vous vraiment un homme romanesque? Pensez-vous qu’aujourd’hui le romantisme existe encore ? Par exemple, vous pratiquez le bénévolat. Est-ce une forme d’amour pour vous?

Oui, je pense que le romantisme existe toujours, et heureusement d’ailleurs, il suffit de regarder attentivement autour de soi. C’est une jolie couleur que l’on peut donner à la vie sans pour autant sombrer dans le naïf. Don Giovanni était un redoutable séducteur, un bourreau des coeurs, mais quel romantisme !  Quant à la seconde partie de votre question, il y a des millions de façons d’aimer ; mais il me semble difficile d’imaginer qu’aimer puisse se faire sans un don de soi. Ou alors celui qui le pense n’aime qui lui-même. Qu’il s’agisse d’amitié, d’amour filial ou de l’être aimé, de la place que l’on occupe dans la société des hommes, la seule preuve d’amour est la façon dont on offre une part de soi-même.

Dans votre nouvel ouvrage, vous évoquez un sujet très difficile: l’euthanasie. Avez-vous été critiqué?

Je ne crois pas que j’aborde cela dans mon nouvel ouvrage ?

Dans vos livres le lecteur se heurte souvent au surnaturel. Cependant, vous n’avez jamais écrit un livre fantastique, avez-vous déjà envisagé cette possibilité?

Je n’ai jamais écrit un livre uniquement fantastique, ou une histoire qui ne soit qu’une comédie ou qu’un thriller, parce que je n’aime pas m’enfermer dans un genre et  j’aime mélanger les situations dans un même roman. Comédie, aventure, thriller, etc.  Je prends plaisir à alterner, je n’ai pas envie d’ennuyer les lecteurs en ayant l’impression de faire toujours la même chose. Alors j’essaie différentes directions, et il me reste encore bien des choses à essayer….

Certains de vos livres les plus célèbres sont devenus des films à succès. Appréciez-vous ces reprises? Quel effet cela vous fait de voir vos personnages prendre vie ?

C’est toujours pour un auteur très émouvant de voir ses personnages prendre vie sur un écran. J’ai eu beaucoup de plaisir à voir l’adaptation de Et si c’était vrai par Mark Walters, le film de Lorraine Levy  Mes amis mes amours et la série télévisée Où es tu ? réalisée par Miguel Courtois.

Dans mes romans je m’emploie à ne jamais décrire physiquement mes personnages, c’est une volonté de ma part, et ce, depuis mon premier roman. Je « dessine » d’une certaine manière, la silhouette de chaque personnage et je préfère laisser les lecteurs imaginer le reste, que chacun visualise un personnage en fonction de sa propre culture, de son imaginaire…. Alors les voir incarnés par des acteurs au cinéma peut être surprenant. Je me souviens de certain lecteurs qui, parlant d’Et si c’était vrai, ne comprenait pas pourquoi l’actrice interprétant Julia était blonde, jurant que dans le livre, le personnage était une jeune femme brune… alors que  je ne l’ai jamais décrite !

Avez-vous des difficultés à accepter que les films ne reflètent pas intégralement ce que vous avez écrit dans vos livres? Par exemple comme dans «Et si c’était vrai…» («Se solo fosse vero») ?

Absolument pas. Dès lors qu’un de mes romans est adapté pour le cinéma, il ne m’appartient plus. Parce que le film correspond à la liberté d’un autre auteur, le scénariste ou le réalisateur, de traiter l’histoire à sa manière, de son point de vue. Il raconte la même histoire que le livre, mais de façon différente, en répondant aussi à d’autres contraintes. Les modifications dans l’histoire sont inéluctables pour des questions de temps et de budget. Le cinéma, la littérature sont deux manières de raconter des histoires.

Votre livre «L’étrange voyage de Monsieur Daldry» à été publié en France (et d’en d’autres pays), quand arrivera t’il en Italie?

Très bientôt, je l’espère.

Vous avez aussi écrit des textes pour des chansons: est-ce plus difficile que d’écrire un roman?

C’est un exercice très particulier ; il faut, en très peu de mots, dire énormément de choses, faire passer des émotions. Et puis c’est un travail en duo contrairement à l’écriture de romans, en tout cas en ce qui me concerne. Paroles et musique, auteur et compositeur.

Avez-vous des nouveaux projets en cours ? L’aspect biographique est-il important dans vos œuvres ?

J’avoue que j’ai eu plus de mal, cette fois, à quitter les personnages de mon dernier roman L’étrange voyage de Monsieur Daldry.  Avec Daldry, j’ai eu l’impression, une fois le livre terminé,  d’accompagner un ami cher à l’aéroport sans savoir quand ou si j’allais le revoir.  J’ai donc pris un petit peu plus de temps que d’habitude avant de penser à de nouveaux projets, mais ça y est, je réfléchis sérieusement à mon prochain roman.

Quant à la part autobiographique de mes romans, elle est inconsciente. Je m’en rends compte parfois quand le livre est terminé. Je suis trop pudique pour écrire sur moi, mais comme pour tout écrivain, je pense qu’il y a forcément des éléments personnels qui viennent se glisser  dans un roman. J’imagine que certains de mes personnages ont quelques-uns de mes défauts ou de mes qualités, il faudrait demander à ma famille et mes amis!

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