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Scrittori

Intervista per i-LIBRI con Susanna Tamaro

a cura di Marika Piscitelli

Per gli amici de i-LIBRI.com, un’ospite d’eccezione, che non ha bisogno di presentazioni…

Dal 1989 è nel cuore degli italiani ed il suo straordinario successo ha varcato i confini nazionali. Nonostante ciò, l’autrice ha conservato riserbo e semplicità, scegliendo di vivere lontano dai gossip e dai riflettori della mondanità, circondata dai suoi animali.

Dalle fiabe ai romanzi, passando pure per il cinema, nel 2000 è riuscita a realizzare anche il sogno di dar vita ad una Fondazione, sostenuta unicamente con i diritti dei suoi libri, che si occupa delle categorie più deboli e delle persone disagiate in Italia e nel mondo.

Basta un solo indizio, una sola frase, per farvi capire di chi sto parlando…

Stai ferma, in silenzio, e ascolta il tuo cuore. Quando poi ti parla, alzati e và dove lui ti porta”.

È con immenso piacere che do il benvenuto sul nostro sito a SUSANNA TAMARO…

Gentile Signora Tamaro, la ringrazio per la sua disponibilità, anche a nome dei lettori de i-LIBRI. Le confesso che poter parlare con lei mi emoziona molto… Avrei mille curiosità, eppure ogni domanda mi sembra banale.

Comunque, cominciare con qualche riferimento al caso letterario del secolo penso sia d’uopo e, tra l’altro, “Và dove ti porta il cuore” è uno dei libri cui sono più affezionata: una lettera-diario di una dolcezza infinita, che ha saputo conquistare i lettori di tutte le età, per la genuinità e la sincerità dei sentimenti raccontati.

Oggi, a circa quindici anni di distanza, cosa pensa del romanzo che le ha spalancato la strada della fama, consentendole di raggiungere milioni di persone in tutto il mondo? Le capita mai di rileggerlo?
Generalmente non rileggo mai i miei libri, se non sono costretta da occasioni esterne. Tre anni fa ho dovuto rileggerlo per ricavarne la versione teatrale e sono stata sorpresa dalla grande complessità che è racchiusa nelle sue pagine.  Mi capita poi spesso di incontrare persone che hanno letto il libro quando è uscito e ogni tanti anni lo rileggono nuovamente, perchè è un libro che a ogni età della vita dà qualcosa di diverso.  Nonostante la brevità del testo, credo che sia un libro molto profondo e che somigli a una miniera nella quale si continua a scavare e a trovare qualcosa che non avevamo visto, che ci stupisce. Così ho capito che anch’io, in qualche modo, l’avevo sottovalutato.  E ho avuto un nuovo moto d’affetto nei suoi confronti perché è un libro generoso, è un libro di sapienza antica  e allo stesso tempo è molto moderno.

Aver scritto un’opera che ha avuto un riscontro tanto vasto di pubblico ha mai costituito un problema per lei? Mi spiego meglio. “Và dove ti porta il cuore” ha rappresentato solo la meritata risposta al suo impegno, alla sua dedizione, o anche il raggiungimento di un risultato “ingombrante”, con cui dover continuamente fare i conti? Ha mai avuto paura di deludere le aspettative dei suoi lettori?
Prima di tutto, mentre scrivevo non pensavo affatto che sarebbe stato un successo di dimensioni così vaste, lo consideravo una tappa verso quello che sentivo il mio libro più importante, cioè Anima Mundi.  In qualche modo, con Anima Mundi, ho sicuramente deluso i miei lettori, perché si aspettavano qualcosa di simile a Va’ dove ti porta il cuore e la complessità e la durezza di Anima Mundi li ha sconcertati. Ma io scrivo soltanto seguendo la mia voce interiore e questa voce non segue le vie della comodità o del mercato. Ma proprio in questo mio rigore, credo di non aver mai deluso i miei lettori più attenti e profondi.

Cosa pensa della trasposizione cinematografica che fu realizzata dalla regista Cristina Comencini? Lei ha potuto partecipare attivamente alla lavorazione del film?
No, non ho partecipato alla lavorazione, perché, al momento, era qualcosa di troppo vicino per me. Ho lasciato carta bianca alla Comencini che ne ha fatto un film anche molto personale, privilegiando la vicenda sentimentale e familiare a scapito di quella spirituale. Ma non mi è dispiaciuto, lo reputo un film riuscito.

 “Và dove ti porta il cuore” ha avuto anche un altro indubbio merito: contribuendo ad accrescere la sua popolarità, ha fatto sì che anche i suoi romanzi precedenti, “La testa fra le nuvole” (1989) e “Per voce sola” (1991) avessero il dovuto risalto, la dovuta attenzione.

Li lessi entrambi, quando ero al liceo… Di “Per voce sola” ricordo che mi colpì la durezza; “La testa fra le nuvole” fu una lettura piacevole, fantasiosa. Due opere molto diverse, dunque, in parte anche nello stile. Cosa le accomuna? E quali sentimenti le suscitano oggi?
Scrissi la ‘Testa tra le nuvole’, dopo dieci anni di rifiuti editoriali. Avevo scritto prima di questo altri due libri che erano stati rifiutati perché erano molto duri. Così ho voluto mostrare cosa sapevo fare con la lingua e con la fantasia e ho avuto ragione, perché il libro è stato subito notato. Lo considero una sorta di prologo più leggero, anche se  in realtà ci sono tutti i temi – seppure in forma scherzosa – dei miei libri successivi. Per voce sola è il libro con cui ho ripreso la mia voce più congeniale. E’ un libro sul dolore che è stato molto importante nella mia vita.

 “Anima Mundi” e “Rispondimi” non furono particolarmente acclamati dalla critica, eppure fanno capolino nelle librerie di centinaia di migliaia di lettori. Si è mai lasciata influenzare dai giudizi dei cosiddetti esperti o ha sempre puntato l’attenzione sul gradimento del pubblico? Del resto, lo stesso “Và dove ti porta il cuore” fu accolto dalla critica con una certa freddezza…
No, non ho mai seguito la critica. Anche perché non l’ho mai letta. Lessi la prima critica uscita su La testa tra le nuvole e restai strabiliata dalla sua superficialità e così decisi che non aveva alcun senso leggere cose che  mi avrebbero soltanto frenato, depresso e reso insicura. C’è stato un enorme snobismo nei miei confronti da parte del mondo letterario italiano, che in parte tuttora c’è. Per  molti anni sono stata considerata solo un fenomeno di costume, non degna di vere attenzioni letterarie. Quella che era una delle più importanti e rispettate critiche dell’epoca, nel 1995 scrisse. “Della Tamaro fra dieci anni non ci si ricorderà neppure che è esistita.” Incoraggiante davvero.

 Lei ha studiato regia al Centro Sperimentale di Cinematografia, ma solo nel 2004 si è misurata con il cinema. Il film “Nel mio amore” è ispirato al racconto “L’inferno non esiste”. Le va di parlarci di quella esperienza?
E’ stata un’esperienza molto bella, perché il cinema è una realtà espressiva molto nelle mie corde.  Un film girato con pochissimi mezzi e nonostante abbia ricevuto la stessa ostilità e rifiuto dei miei libri, è un film che continua a diffondersi in DVD e che emoziona e apre i cuori delle persone.  Il cinema è una via straordinaria per parlare dell’anima, purtroppo sembra che nessuno più voglia usarla in questo senso.

Oltre al cinema, ha tanti altri interessi… È noto il suo impegno per l’ambiente e, come ho anticipato in premessa, ha istituto la Fondazione Tamaro… Di cosa si tratta più specificamente?
I suoi intenti sono tutti spiegati diffusamente nel mio sito. Comunque l’idea che ho sempre avuto è quello che tutti noi dovremmo tentare di lasciare dietro di noi un mondo un po’ meglio di quello che abbiamo trovato.  E aiutare delle persone, donne soprattutto, a coltivare la speranza, crescendo professionalmente e umanamente, è uno dei modi migliori che io conosca.

Il suo ultimo lavoro è una fiaba, “Il grande albero”, pubblicato da Salani, disponibile anche come audiolibro e per iPhone. Quanto conta oggi “stare al passo con i tempi”? È una cosa che pesa a chi, come lei,  conduce un’esistenza semplice, a stretto contatto con la natura? O si tratta di un ossequio doveroso nei confronti di una società che cambia giorno dopo giorno a ritmi vertiginosi?
Non sono molto portata per il mondo elettronico, tuttavia non ho nessuna preclusione verso queste nuove forme di comunicazione. I tempi cambiano e bisogna capire il cambiamento. Cercare di comprendere sempre quello che è utile per l’uomo, quello che è positivo e separarlo da quello che è inutile e dannoso. Il Grande Albero su I Phone è davvero molto carino.

Sempre a proposito delle novità dei nostri tempi, cosa pensa del proliferare di sedicenti scrittori e, soprattutto, delle case editrici che pubblicano a pagamento?
Tutti vogliono scrivere e tutti vogliono pubblicare e sempre meno vogliono leggere. Mi capita spesso di ricevere messaggi da persone che dicono di non aver mai letto i miei libro e tuttavia mi chiedono ai aiutarli a pubblicare i loro.  Io dico a tutti che scrivere è una cosa bellissima che tutti possono fare, per capire la propria vita, per tramandare la memoria della propria famiglia, etc. Ma essere scrittori è un’altra cosa. Scrivere non vuol dire raccontare la propria storia, ma saper posare uno sguardo sul mondo che ci aiuta a decifrarlo.  Negli ultimi dieci anni, poi, c’è stato il fenomeno delle scuole di scrittura creativa e l’erompere sulla scena editoriale dei thriller che, con le loro vendite stratosferiche, rendono molto attraente il mestiere di scrittore.  Gli editori a pagamento soddisfano la voglia di veder stampato a proprie spese il libro che si è scritto. E’ una realtà fuori dal mercato, che vive di vita propria e che non ha sbocchi  reali nel mondo editoriale vero e proprio.

Un’ultima domanda… Sta già lavorando ad un nuovo libro?
No. Vorrei ma non ho ancora messo a fuoco la direzioni in cui andare.

Grazie ancora per averci concesso questa intervista e complimenti vivissimi per il suo lavoro…

 Grazie a voi e in bocca al lupo!

Susanna Tamaro

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