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Scrittori

Intervista a Gaia Conventi

a cura di Bruno Elpis

Gaia Conventi (“già vincitrice del Myfest – Gran Giallo città di Cattolica”, così recita la fascetta sulla copertina del suo libro) è un’autrice satirica, oltre che blogger nota per la franchezza e la schiettezza delle opinioni che esprime.

Con “Giallo di zucca”, dà sfoggio di ironia e umorismo in una storia che oscilla a mo’ di pendolo tra normalità e surrealismo, nella magica cornice di Ferrara.

L’abbiamo raggiunta per parlare con lei: di lei, del suo romanzo.

Il personaggio, la donna

1.Nel tuo profilo FB ti definisci “grande capo augh presso Giramenti”. Nella definizione dobbiamo ritenere prevalente il tuo “essere capo” o la connotazione etnico-indiana?

Teniamo buona l’intenzione d’essere capo di qualcosa, quel qualcosa è il mio blog. E c’è davvero poco di cui vantarsi.

Semplicemente, non sapevo come definirmi; avrei potuti dirmi blogger, ma non sarebbe stato corretto. Io sono un blogger di satira editoriale, una zecca nel didietro dell’editoria. E mai, e dico mai, direi d’essere un autore. Quello lo fanno già in tanti. Stabilito questo, ti sfido a scovare un altro “grande capo augh” sui social. Se lo trovi, procediamo a un gemellaggio.

2.E “Gaia” è l’ennesimo caso di “nomen omen”? O nel binomio del tuo nome prevale l’ispirazione religiosa dei “conventi”?

Non potevo che chiamarmi Gaia. M’avessero battezzato Placida avrei inscenato una muta protesta. Ma muta, eh? Non avrei risposto nemmeno all’appello.

Il cognome, invece, è tipico della zona da cui provengo: sta per “convenuti”, cacciati dal Papato e confinati nella palude del Delta. Il mio trisavolo si risolse a sbarcare il lunario come assalitore di bastimenti. Erano altri tempi, ma il dna è comunque quello. In caso di crisi… bastimenti, a me!

 

3.In alcune foto (beninteso, tra quelle che io ho visto) ti presenti di sbieco o di riflesso, guardi di sottecchi, talvolta hai il viso seminascosto dalla tesa di un cappello. Eppure sei una persona molto diretta…

Gioco, tutto qui. Gioco anche coi fotomontaggi, infilo la mia faccia sulle locandine dei film famosi. E caccio online anche le foto in cui sono venuta male, chissenefrega! Sono una persona così diretta che a volte dovrei munirmi di porto d’armi prima d’esprimere qualunque opinione. Pure sul meteo.

 

4.Perché hai intitolato “Giramenti” il tuo blog? A quali rotazioni alludi? Il sottotitolo è “nati per rompere”…  l’immagine-simbolo è una carica di dinamite a orologeria… ma nella realtà sei davvero così irritabile, pericolosa o esplosiva? E quanta dolcezza nascondi sotto la tua belligeranza?

Sono una persona dolcissima, mia madre ne è fermamente convinta. Lasciamoglielo credere.

In realtà sono esattamente come mi si ritrova sul blog, non certo pericolosa, però facile ai giramenti. E zittirmi è sempre un’impresa.

Non sono irritabile, non solo, diciamo che la mia diplomazia fa tic tac, come la bomba che è diventata simbolo del mio blog. Tic tac, tic tac, e quando esplodo… tocca mettersi in salvo. Ma poi mi passa, eh? Non ho tempo per tenere il muso, ho di meglio da fare.

 5.Sei di Goro, come Milva. Goro sforna soltanto pantere o anche altro? A quale animale ti senti maggiormente affine?

Goro è un paese di corsari, siamo gente di golena che è sopravvissuta al Po, alla malaria e alla fame. Geneticamente selezionati per campare sempre. Come gli scarafaggi, ma l’immagine è davvero poco poetica. Meglio dirci dei gatti, e io ho certamente una spiccata indole felina. E tante, tante vite.

6.Ferrara è la tua città di riferimento. In essa vedi maggiormente la dimensione “estense”, la Ferrara di Giorgio Bassani o la cultura pop, ammesso che questa distinzione abbia un senso…

Ferrara la si ama così, estense e bassaniana, e poi si va oltre. Gli antichi fasti di Borso e compagnia sono ancora tutti lì, ma non si campa solo di quelli. C’è anche l’eco dei Finzi Contini, ma non può bastare. La città rischia d’essere intrappolata da questo e da quello, occorre allargare gli orizzonti: Ferrara è molto altro. Forse sono riuscita a raccontarlo nel mio romanzo, o magari no. Quindi sarò costretta a scriverne un altro.

 7.Dietro a proclami del tipo “smetto quando voglio”, “c’è un dannato bisogno di idraulici” e simili, Gaia Conventi nasconde un sogno nel cassetto legato all’attività di scrittrice?

Non ho un cassetto per i sogni, in quello ci tengo la biancheria.

Un giorno forse potrò dirmi scrittrice, ma ci conto poco. Non tanto perché non credo alle mie capacità, quanto, invece, perché la definizione mi lascia sempre perplessa. Se scrittore è chi scrive – me lo sento ripetere spesso, soprattutto da chi pubblica a pagamento –, allora io resterò un blogger. Un blogger che scrive, senza tirarmela più del dovuto. Scrivo e scrivo di tutto, smetto quando voglio e ricomincio poco dopo. È una droga legale, e io mi faccio parecchio.

 8.Recentemente sei stata, tuo malgrado, protagonista di un caso che ha visto il web uniformemente schierato con te contro lo stalking. Cosa ti ha lasciato questa esperienza?

Una brutta esperienza, una faccenda che sto ancora cercando di risolvere. Quel che mi resta, e temo mi resterà a lungo, è la certezza che il web crea mostri. Ma, grazie al cielo, può anche distruggerli: l’abbiamo constatato – e ringrazio Luca Fadda, ideatore dell’esperimento – in occasione dell’evento “Un urlo contro lo stalking” https://www.facebook.com/events/550465038394740/?fref=ts. La mia lettera aperta, rivolta al mio stalker, ha fatto il giro della rete, è stata condivisa e molto si è detto in proposito. Qualcuno ha scambiato la cosa per un’operazione di marketing, ma non è così. Io e Luca Fadda, accordandoci con tutti gli amici – vecchi e nuovi – che hanno voluto darci il loro aiuto, abbiamo tentato di richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica. Perché fare chiasso a cose già accadute? Perché indignarci solo quando la vittima non può più raccontare? Ecco, noi abbiamo tentato di fare questo: parlarne prima, portando in piazza lo stalker. E sai una cosa? La questura di Ferrara, che in precedenza aveva minimizzato il problema, in questi giorni mi ha contattata telefonicamente. Mi è stato chiesto di tornare là e d’integrare il mio esposto. Sarà la volta buona? Lo spero.

 9.Ci racconti, in esclusiva, un segreto o un ricordo di Gaia Conventi?

Posso dirti che il web mi ha regalato molti di quelli che ritengo essere i miei migliori amici. E, ancora lui, mi ha rimesso in contatto con chi avevo perso. Credo fortemente nell’amicizia, e detesto il minestrone. Ma forse quella del minestrone già l’avevo detta…

Giallo di zucca, il romanzo di Gaia Conventi

1.Cominciamo dalla Casa Editrice: Betelgeuse, il nome di un stella…

Già, immagine davvero poetica… per me che sono poetica come un copertone. Di Betelgeuse posso dirti un gran bene, lo staff mi sopporta e supporta, ho finalmente trovato uno staff che lavora quanto me. E io sono una sgobbona.

2.Il romanzo ha avuto diversi riconoscimenti. Che tipo di soddisfazione hai ottenuto scrivendo questa storia?

Mi sono divertita, e questo già basterebbe a farmi scrivere il seguito del romanzo. La vicenda pare essere piaciuta, le vendite sono incoraggianti, così come l’ottimo piazzamento al Garfagnana in Giallo.

Prima della pubblicazione erano arrivati diversi premi, segno, a mio avviso, che i lettori hanno una gran voglia di ridere. E io con loro.
Sì, ok, lo ammetto, non faccio fatica a scrivere vicende comiche. È la roba seria a mettermi in difficoltà.

3. Com’è nata l’idea del romanzo?

Volevo raccontare Ferrara, e credo lo si noti. Volevo parlare della mia città senza scrivere una guida turistica – non è il mio campo – e mi piaceva poterla “fotografare” alla mia maniera. Delle tante cose che mi azzardo a fare – con risultati più o meno apprezzabili –, scrivere gialli e fotografare risultano essere quelle che faccio più spesso. E poi sì, certo, l’umorismo: Giallo di zucca è un giallo comico. Sono una tipa strana, rido di tutto. Magari pure a sproposito, cosa che manda in bestia parecchia gente. E anche questo mi diverte, lo ammetto.

4.Come mai la scelta di un “io narrante” al maschile?

Tra le varie definizioni che do di me – oltre a quella del copertone – posso annoverare “Profonda come una pozzanghera” e “Femminile come un camallo”.  Insomma, spacciarmi per Luchino non è stato difficile. Ci assomigliamo in molte cose, anche lui non porta i collant. E poi ai tempi di “La morte in pentola”, quando l’io narrante era una settantenne afflitta dai reumatismi, a una premiazione mi chiesero se ero la nipote di Gaia Conventi.

Segno inequivocabile che tutto posso sembrare, tranne una quarantenne single. Sarà perché mi sono sposata giovanissima, mettiamola così.

5.Rivedremo Luchino, il fotografo della scientifica” nuovamente in azione in un sequel?

Certamente sì, ci sto già pensando. I miei personaggi torneranno a Ferrara, qualche lettore mi chiede della storia d’amore… E io, cadendo dal pero, mi sono resa conto d’averci infilato dentro pure quella. Forse quel giorno mi ero distratta, parlare d’amore non è da me. Non potrei mai campare scrivendo i bigliettini dei Baci Perugina.

6.Io condivido chi ha detto che ciascuno deve scrivere di ciò che meglio conosce. Tu dimostri di conoscere molto bene la tua Ferrara e la sua provincia, che affreschi in modo incantevole…

Ti ringrazio. In effetti conosco Ferrara e l’amo profondamente, non sempre ricambiata. Un amore nato a vent’anni, e immagino sia quello il periodo in cui si pigliano le batoste più grosse. Poi non si guarisce più.

In Giallo di zucca ho inserito un cammeo dedicato a Goro, e ci ho piazzato un morto. Forse i miei compaesani avrebbero preferito un mazzo di fiori, ma non sapevo come farlo entrare nel cartaceo. Figuriamoci nell’ebook!

7.Il tuo stile è molto personale. Sei ironica e fondi, in un sincretismo originale, il linguaggio corrente e raffinati riferimenti culturali. Questo rende “Giallo di zucca” un romanzo molto gradevole nella sua spigliatezza…

Sono fatta così, diretta come un destro. Scrivere o parlare, per me non fa differenza. Sono una gran chiacchierona anche su carta. L’avevi notato? Nel romanzo ho messo quello che so, i miei interessi, le mie passioni. Gli amici lo leggono e mi dicono che ci sentono persino la mia voce. Ne sono lieta, così nessuno mi chiederà mai l’audiolibro.

8.Se guardi a quello che hai scritto prima di “Giallo di zucca”, qual è il sentimento predominante?

Bleah!, no, dai, non proprio. Diciamo che più si scrive e più s’impara a scrivere, e io ho ancora tanto da imparare… I romanzi precedenti mi hanno insegnato come muovermi, come rileggermi e come correggermi. Si può sempre fare meglio, il bello sta tutto qui.

9.Dimmi la verità, stai già scrivendo un altro romanzo…

Sto sistemando l’editing del mio thriller ambientato a Ferrara e devo terminare una novella, un giallo comico, tanto per non smentirmi. Le idee sono tante, la voglia di scrivere non manca mai ma purtroppo il tempo scarseggia.

E poi c’è il blog, i suoi commentatori, gli utenti che mi segnalano concorsi truffaldini e malefatte editoriali. Le mie serate le passo così, mi prendo cura di Giramenti e lo faccio molto volentieri. È un luogo virtuale che spesso si trasforma in gite e pranzi in giro per l’Italia. Giramenti è forse la cosa che mi è riuscita meglio. Meglio di Giallo di zucca? Non chiedermelo, all’editore verrebbe un colpo.

 

Firmato: Gaia Conventi & Bruno Elpis

La seconda parte dell’intervista s’intitola “confidenze tra blogger” e verrà pubblicata prossimamente…

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