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Scrittori

Intervista a Marco Ghizzoni, autore de “Il cappello del maresciallo”

a cura di Bruno Elpis

D – Mi sono documentato. In realtà Boscobasso è un parco in provincia di Pavia…
R – Davvero? Giuro che non lo sapevo! Ho preso la prima parte del nome del paesello a cui mi sono ispirato e ho aggiunto “basso” perché si trova nella bassa padana, tutto qua. Inoltre mi piaceva il suono, tutte quelle S che a Cremona pronunciamo quasi all’emiliana.

D – Da qualche parte ho letto che, per le tue caricature, ti sei ispirato alla tua realtà cittadina. È vero? In caso affermativo, come hanno reagito i tuoi compaesani? Qualcuno si è identificato?
R – Devo precisare che sono nato e vivo da sempre a Cremona; la realtà a cui mi sono ispirato, da cui ho assorbito le dinamiche emotive e sociali tipiche dei piccoli centri, la devo a mia madre e al bar-trattoria che ha gestito per quasi 20 anni in un microscopico paese a 2 km dalla città. Anni formativi – dagli 11 ai 28 circa – in cui, la frequentazione di una vera e propria compagnia, prima, e del bar in quanto posto di lavoro della mia genitrice poi, le storie e i personaggi hanno cominciato a sedimentare dentro di me. Ci tengo a chiarire che nel mio romanzo non c’è nulla di autobiografico, ciò che ho catturato sono le atmosfere, le sfumature, gli odori e i sapori e da lì ho costruito una storia verosimile ma non vera.
L’aspetto curioso della vicenda è che è scattato immediatamente il meccanismo tutto provinciale dell’identificazione senza aver letto una sola pagina del mio libro se non le citazioni sui quotidiani e settimanali rigorosamente locali. Da qui il vanto di conoscere il sottoscritto e non il romanzo che dal sottoscritto è stato prodotto e pubblicato. Niente di nuovo, insomma, e va bene così. 

D – Cosa ne pensi del paragone con Andrea Vitali? Hai letto le sue opere? Chi sono – se ne hai – i tuoi autori di riferimento?
R – Il paragone con Vitali è tanto lusinghiero quanto impegnativo. Lui è il maestro indiscusso della commedia italiana, ha saputo aggiornare vizi e virtù del Belpaese che in Guareschi e Chiara, per ovvi motivi temporali e politici, risultavano anacronistici. Ho letto e riletto la sua intera opera, racconti e  romanzi brevi (editi da Cinquesensi) compresi. Sono uno di quei lettori che non si accontenta dei suoi tre romanzi all’anno e aspetta quello nuovo come se fosse passato un lustro da quello precedente.
Lui è sicuramente uno dei miei autori di riferimento, forse il più importante, ma non certo l’unico. Ho passato gli ultimi 15 anni della mia vita a leggere i classici di tutte le letterature, confrontandomi – da lettore quale sono prima di tutto – con mostri sacri come Flaubert, Proust, Balzac, Choderlos De Laclos, Melville, Thackeray, Joyce, Kafka, Mann(padre e figlio), Turgenev, Gončarov, Dostoevskij, Boccaccio, Sciascia, Cervantes e tanti altri. Poi, nel 2004, la folgorazione: leggo Seminario sulla gioventù di Aldo Busi e mi rendo conto di avere a che fare con il più grande scrittore italiano, immenso quanto sottovalutato. Inutile dire che nel giro di un paio d’anni mi sono letto e riletto l’opera omnia.
Se i classici mi hanno formato come lettore, i contemporanei lo hanno fatto come scrittore: oltre a Vitali e Busi, Malvaldi, Montanari, Giovanni Cocco, Biondillo, Vichi, Nick Hornby, Roddy Doyle, Camilleri, Recami e gli altri, al momento, non mi vengono in mente. Ritengo che questo sia un processo naturale: prima lettori e poi scrittori. Senza lettura non c’è scrittura che tenga.

D – E il cliffhanger è un espediente narrativo calcolato o ti viene spontaneo?
R – Il cliffhanger è un espediente calcolato e voluto per far sì che il lettore compia il gesto per lui più importante, ovvero girare pagina. Non credo alla scrittura per ispirazione, il mio approccio è quello dell’artigiano che si appresta a costruire qualcosa con gli strumenti a disposizione.
Nel mio caso: foglio bianco, penna o computer che sia, una storia da raccontare e le tecniche narrative per renderla avvincente. Anche in questo, Andrea Vitali, è un maestro. Poi, come in tutte le cose, a forza di metterle in pratica, di esercitarsi, si acquisisce la necessaria maestria e tutto diventa spontaneo.

D -Chi è Marco Ghizzoni nella vita di tutti i giorni? Dopo questa promettente pubblicazione, quali sono i tuoi progetti?
R – Descrivere me stesso è sempre la parte più difficile. Vediamo… Sono un ragazzo curioso e ottimista, che ama circondarsi di libri, storie e parole. Faccio l’agente di commercio, ho una splendida bambina di 9 anni, detesto l’estate e ho un’insana predilezione per le giornate uggiose. Quando non lavoro e non scrivo, suono la batteria con i The Plan B, un duo funky/rock che per l’occasione diventa trio, amici con i quali è sempre piacevole passare una serata in musica.
IL CAPPELLO DEL MARESCIALLO è il primo episodio della serie di Boscobasso, di cui il secondo, già scritto e consegnato all’editore, uscirà il prossimo anno e un terzo è in fase di stesura. Inoltre, su richiesta dell’editore, ho scritto una fiaba dagli 8 anni in su che spero vedrà gli scaffali delle librerie entro il 2015.

Ringraziamo Marco Ghizzoni per aver soddisfatto la nostra curiosità di lettori…

Bruno Elpis

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