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Marcia Theophilo: dicono di lei

a cura di Redazione i-LIBRI

Marcia Theophilo: dicono di lei

Nella i-settimana dedicata alla biodiversità non può mancare Marcia Theophilo, poetessa e antropologa sempre attiva in difesa dell’ambiente, della foresta, delle acque. Riportiamo qui due illustri pareri, rimandandovi per un approfondimento delle sue opere al  sito www.marciatheophilo.it  e ai nostri precedenti articoli:

Le ecopoesie di Marcia Theophilo

Amazzonia madre d’acqua

Farfalla

La redazione

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Nella poesia di Marcia Theophilo non si incontrano nomi vaghi e comuni in cui tutti possano riconoscersi, ma nomi corposi, mai sentiti, inconfondibili, lontani e bellissimi. Sono i nomi delle grandi divinità che proteggono le foreste, i fiumi, sono i nomi degli abitatori delle notti brasiliane, i nomi dei genii benigni e maligni che percorrono ancora oggi le periferie delle grandi città amazzoniche.
Qualcuno potrebbe parlare di esotismo. Ma l’esotismo presuppone un mondo lontano e sconosciuto alonato da desideri impossibili. Nel caso di Márcia Theóphilo l’esotismo è escluso perché questi nomi le appartengono di diritto, sono i nomi del suo universo mnemonico, della sua vita quotidiana di brasiliana in volontario esilio.
Mandù Sararà, Yací, Uruparí, Ubirajara, quanti nomi che suonano come musiche sconosciute ai nostri orecchi! E ci viene in mente che il nome, come dice Barthes, è un «segno voluminoso», un segno «sempre gravido», fitto di significati che nessuno può ridurre o appiattire.
Questi nomi che incontriamo nel cammino verso il mondo delle Amazzoni hanno appunto questo significato di maternità, di nutrimento. Essi suscitano nel lettore, attraverso l’uso sapiente delle sillabe e delle vocali il sentimento del ritmo e dell’attesa. Una poesia di memoria? Anche. Essa nasce da una forte memoria primitiva che conosce i fantasmi delle notti senza luna e la paura del futuro, le invocazioni della magia e le aeree creature che abitano le preghiere. del mattino, i Pixote, i Buruti, gli Yanoa, i Mapinguarí che cantano nelle nostre orecchie con la voce un poco inquietante dei misteriosi uccelli tropicali. Eppure, avvicinandosi alla città, si ha l’impressione che gli stessi uccelli che ieri mettevano paura, oggi siano presi essi stessi da terrore…

Dacia Maraini

La vitalità ininterrotta e simultanea di tutta la foresta parla a se stessa da ogni sua creatura – il linguaggio è testato dalla sensibilità tesa, dalla sapienza duttile di Marcia Theophilo che ha concertato questo poema prevalentemente arboreo. E la stessa durata del corposo poema è in questo caso un tributo alla illimitatezza e alla perennità dello scenario e del tema della foresta amazzonica.

Mario Luzi

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