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Scrittori

Pirandello ieri, oggi e domani – Convegno di Anzio del 9-10 marzo

a cura di Bruno Elpis

Pirandello ieri, oggi e domani. Così s’intitola il prossimo convegno internazionale pirandelliano, che si svolgerà ad Anzio il  9 e il 10 marzo 2017. L’evento (qui trovate la pagina “social” del convegno) è il primo che apre le manifestazioni in Italia della rete di eventi promossa dall’Europäisches Pirandello Zentrum e.V. di Monaco di Baviera.
Ne parliamo con Angelo Favaro, organizzatore del convegno internazionale e membro del comitato scientifico.

D – Quello di Anzio è il primo di un ciclo di eventi dedicati a Pirandello nel 150° anniversario dalla sua nascita. Quali sono le altre tappe del ciclo?
R – Un anno davvero intenso e impegnativo, pirandellianamente impegnativo. L’Europäisches Pirandello Zentrum e.V. di Monaco di Baviera ha accolto sotto la propria egida scientifica e organizzativa una serie di convegni che vanno da Philadelphia a Salonicco, già svolti con grande successo, e poi il successivo e primo in Italia, ad aprire le manifestazioni nella penisola, il convegno internazionale di Anzio, seguiranno Zurigo, Lovanio, Roma, Johannesburg, New York, Dublino, Monaco di Baviera / Vienna, Palermo, Agrigento, Berlino, e probabilmente si aggiungeranno altri eventi nel corso dell’anno.

D – A te spetta la prolusione al convegno. Senza ovviamente anticiparne i contenuti, ci puoi dire come pensi d’impostare il tuo intervento? Quali sono i tratti che ritieni essenziali per delineare una figura così importante per la contemporaneità?
R – Non posso anticipare. Posso però riprendere quanto è stato detto in fase di gestazione del convegno, dal punto di vista scientifico, parlando con la collega Anna Pozzi, si è pensato a un Pirandello che ha un passato, che ha delle relazioni con il passato della letteratura, della civiltà, della cultura italiana, ma altresì con il proprio presente, che per noi è, per quanto non troppo lontano, comunque un passato, uno ieri. E poi oggi, la sua opera, il suo pensiero, la sua eredità, come si potrebbe collocare nella nostra contemporaneità? Molto di quello che stiamo vivendo Pirandello lo ha anticipato o previsto, è sufficiente rileggere le sue opere. E inoltre dobbiamo cogliere questa occasione propizia del 150˚ anniversario per valutare e soppesare l’eredità di Pirandello che lasceremo domani. Con quali approcci critici, con quali intenzioni, con quali metodi e modi leggeremo il corpus nutrito di scritti dell’Agrigentino? Il convegno vuole sondare tutto questo, ambiziosamente. Ovviamente non è sufficiente un solo appuntamento. È l’idea di lanciare il sasso nello stagno e vedere quante circonferenze si allargheranno nello specchio d’acqua.

D  – Pirandello ieri, oggi e domani. “Pirandello ieri”: cos’ha significato questo artista per il suo tempo?
R – È stato soprattutto un maestro innovatore non superficiale nella scrittura letteraria in prosa e nel teatro, in particolare. Un filosofo protoesistenzialista. Incompreso e non molto amato in vita, ma – immediatamente dopo la morte – addirittura rimosso e dimenticato per la sua adesione al fascismo. Pensiamo allo scalpore suscitato dalla messa in scena romana dei Sei personaggi. O ancora all’insuccesso del Fu Mattia Pascal. Ecco, la sua scrittura e il suo teatro mai compiacenti non piacquero e non furono veramente compresi. La sua teoria dell’umorismo e la sua visione del rapporto uomo-macchina, si pensi al romanzo  I quaderni di Serafino Gubbio operatore, o per non tacere di un sintagma ormai accolto per dimostrare la frammentazione dell’io Uno nessuno e centomila, sono altrettanti tasselli di una prospettiva sull’uomo tanto precisamente delineata per “i suoi tempi” quanto per i nostri. Ma difficile da accettare.

D – Pirandello oggi è una continua sorpresa. Nella sua produzione non si finisce mai di scoprire continuamente novità e contenuti. Un esempio? L’innesto. Un’opera considerata “minore”, oggi riscoperta per la modernità dei temi. L’innesto sarà oggetto di un intervento.
R – Sì, del prof. Gigliucci, ma non anticipo nulla. So che lavora su questo testo da tempo e lo studia con cura e interesse. Una sorpresa continua, esattamente. Parlando con la prof.ssa Andreoli, che aprirà il convegno, mi è accaduto di cogliere novità ove si credeva tutto fosse noto e scontato. Invece la forza dell’Opera di Pirandello è in questa stupefazione continua a ogni rilettura.

D – Rimaniamo su “Pirandello oggi”: perché quando si leggono o si vedono rappresentate opere teatrali come “Questa sera si recita a soggetto” o i “Sei personaggi in cerca d’autore” ancora oggi – nel lettore, nello spettatore – permane una sensazione di avanguardia culturale?
R – Di avanguardia, ma non solo. Direi più precisamente, riprendendo ciò a cui accennavo precedentemente, c’è una percezione stupefatta della “verità” o delle “verità” che emergono dalle battute dei personaggi, che sembra stiano parlando a noi, oggi, esattamente in questo momento. Penso all’inizio proprio di Questa sera si recita a soggetto: uno spettatore non riesce a distinguere se quello che accade sul palcoscenico sia realtà o finzione, e in fondo non è quello che ogni spettatore televisivo si domanda quando assiste ad una lite in un talk show o in un reality? O di fronte all’esagerazione della post-verità non viene voglia di dire: “Così si è se vi pare”? Il signor Ponza e la signora Frola non siamo esattamente noi quando tentiamo di affermare, incomprensivamente, la nostra prospettiva sul mondo, il nostro punto di vista, che invariabilmente diverge da quello dell’altro. È come se Pirandello nel teatro o nella novellistica non sia ancora tutto compiuto. Come se attraverso il confronto con noi, con il nostro presente anche la sua Opera si compia, divenga più comprensibile.

D – “Pirandello domani”. Cosa rappresenta questo drammaturgo per i nostri giovani? (Ricordiamo che l’evento di Anzio si svolge presso il liceo scientifico).
R – I giovani, forse stranamente, amano Pirandello. Amano il Pirandello delle maschere che non si scelgono a caso, che diventano necessarie per consistere, che si attaccano al volto. Amano il Pirandello che sa sorridere e dimostra l’inconsistenza di un mondo fatto di burocrazia e di ruoli. L’ipocrisia che i personaggi delle sue Opere mettono a nudo affascina studenti e studentesse. Sì, ecco questo è un fatto peculiare: il convegno che vede alcuni grandi pirandellisti di calibro internazionale è organizzato da alcune istituzioni importanti. Fra queste c’è anche il Liceo Scientifico – Linguistico “Innocenzo XII” di Anzio, presso il quale si svolgerà. Si è scelto, ormai da tempo, di far dialogare studiosi italiani e stranieri, docenti, studenti liceali, perché ormai invece che separare e alzare barriere fra scuola superiore e università è necessario edificare ponti. Tanto il Liceo quanto l’Università hanno un reale vantaggio culturale, formativo, di qualità nel confronto e nell’inclusione.

D – Cosa promette il convegno di Anzio? Cosa implica l’organizzazione di un convegno come questo?
R – Promette la possibilità di partecipare costruttivamente, anche attraverso interventi mirati e domande, a una fase storica di rilettura e riconsiderazione dell’Opera di Pirandello. Soprattutto di ascoltare relazioni di spessore che porteranno nuove prospettive e amplieranno gli approcci critici. C’è l’apporto scientifico dei più importanti e rappresentativi centri pirandelliani: sia quello di Roma in via Bosio, sia quello di Agrigento, le tre Università Romane lanceranno il grande convegno di giugno. E poi… molto altro. Si potrà anche ascoltare la narrazione piacevolissima di una pronipote di Pirandello.
Un convegno come questo richiede passione, dedizione, la collaborazione fattiva di tanti enti, ma soprattutto di tante professionalità differenti. Collaborazione è un lemma bellissimo. Soltanto lavorando insieme si riesce a portare a termine un’impresa come questa. E adesso… attendiamo gli ospiti e vedremo come andrà. Quando Pirandello vinse il Premio Nobel per la Letteratura, di fronte ai fotografi e ai giornalisti giunti da tutto il mondo per immortalare il momento e intervistarlo sulla vicenda, il 9 novembre 1934, egli serenamente si sedette alla sua macchina da scrivere, prese un foglio e cominciò a battere freneticamente i tasti. In modo quasi compulsivo. Cosa scrisse? Ripetutamente: «Pagliacciate! Pagliacciate!»

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