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I cacciatori di libri

Jerusalmy Raphael

Descrizione: Ambientato alla fine del Medioevo, all’epoca dell’invenzione della stampa, ci racconta di una misteriosa cospirazione nata per contrastare l’oscurantismo della Chiesa e difendere la cultura e la libertà di pensiero dalla censura dell’Inquisizione. La singolare alleanza coinvolge il trono di Francia, i Medici di Firenze e un gruppo di monaci e di rabbini che operano a Gerusalemme in totale clandestinità, per conservare, ricopiare e diffondere le preziose opere del passato. Il personaggio principale del libro è il poeta François Villon, autore di celebri ballate e fondatore della lingua francese moderna. Figura straordinaria e contraddittoria, letterato e insieme malfattore, all’età di trentun anni venne imprigionato per i suoi crimini e condannato all’impiccagione. Sappiamo che alla fine Luigi XI gli concesse la grazia, ma a quel punto di lui si perdono le tracce. Jerusalmy si diverte a immaginare questa seconda parte della sua vita e gli affida il ruolo d’intermediario tra il sovrano e i membri della confraternita. Villon è uno spirito libero e non si lascia manipolare né si piega agli interessi dei potenti. Affiancato dal burbero Colin e dalla bella e silenziosa Aisha, François persegue uno scopo tutto personale (a salvaguardia di ciò che lui definisce la “Parola”) e conclude la missione in Terra santa in maniera imprevedibile, dimostrando che a volte i libri possono anche cambiare il corso degli eventi

Categoria: Senza categoria

Editore: E/o

Collana: Dal mondo

Anno: 2014

Traduttore: Federica Alba

ISBN: 978-88-6632-532-1

Recensito da Valeria Martino

Le Vostre recensioni

Leggendo la sovraccoperta del libro è facile lasciarsi andare a giudizi poco pertinenti e non affatto generosi. La trama del romanzo, infatti, riecheggia inevitabilmente quella di altri classici, sia per l’ambientazione sia, appunto, per lo svolgimento degli eventi.
I cacciatori di libri è l’ultimo romanzo di Raphael Jerusalmy, ex agente dei servizi segreti israeliani, impegnato in azioni umanitarie e oggi in commercio di libri antichi a Tel Aviv.

Cronologicamente siamo alla fine del Medioevo e “il secolo buio” si presta a fare da sfondo a una cospirazione per contrastare l’oscurantismo della Chiesa e difendere la cultura e la libertà di pensiero dalla censura dell’Inquisizione.
Fin qui poche novità, si direbbe. I personaggi in campo, però, sono nientemeno che il re di Francia, i Medici di Firenze e un gruppo di monaci e rabbini di Gerusalemme in clandestinità per conservare, ricopiare e diffondere le opere del passato.

Su tutti, però, emerge il protagonista, François Villon, noto letterato e autore di famose ballate; una figura non sempre lineare, ma anzi, discutibile, se si pensa che a trentun anni venne imprigionato e condannato all’impiccagione. Il romanzo, infatti, si apre proprio in quest’arco temporale  e, tra verità e fantasia, il lettore assisterà alla scena indimenticabile in cui il re Luigi XI gli concede la grazia e gli affida una missione tutt’altro che semplice, ossia fare da intermediario tra il sovrano stesso e i membri della confraternita, con l’obiettivo di abbattere Roma.

Accanto a lui, Colin, burbero e diffidente compagno,  e la bella Aisha. Lo scopo della missione diventa però ben presto un  motivo del tutto  personale per Villon: perseguire  la salvaguardia della “Parola”…

L’esperienza professionale dell’autore emerge da ogni pagina, è un susseguirsi di misteri e segreti, rivelazioni sconcertanti, fino alla fine non si capisce chi l’abbia avuta vinta, chi sia riuscito a ingannare chi. Nulla è realmente come accade e la suspense non accelera la lettura, come ci si aspetterebbe. Semmai, al contrario, induce il lettore a indugiare fra i personaggi che, più o meno casualmente, incrociano il cammino di Villon e le descrizioni suggestive e  quasi impressionistiche dei luoghi della Terrasanta. La prosa risulta frammentaria ed enigmatica, degna di un buon romanzo di spionaggio con ambientazione storica.

I   protagonisti assoluti sono i libri, con il loro carico di mistero, di fascino e soprattutto con il loro potere di aprire le menti e permettere all’anima di viaggiare e vivere altrove e in altro modo.
È naturale pertanto il senso di terrore che talvolta possono generare  questi volumi, antichi e preziosi, per le idee sovversive e pericolose che custodiscono. Allo stesso modo, preti e rabbini, nobili e borghesi sperano di ottenere potere e ricchezza sfruttando i libri e i loro segreti, ma sono armi difficili da controllare, che possono imboccare strade impreviste, finire dimenticati su uno scaffale buio, così come accendere la miccia di una rivolta.

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