Senza categoria

Ragazzi di vita

Pasolini Pier Paolo

Descrizione: Il romanzo, che valse a Pasolini un processo per pornografia e il ruolo di provocatore della società perbenista, racconta la giornata di un gruppo di giovanissimi sottoproletari romani. Mossi da esigenze primordiali (la fame, la paura, la ricerca di solidarietà), i "ragazzi di vita" sciamano dalle borgate della Roma anni Cinquanta verso il centro, in un itinerario picaresco fatto di molteplici incontri, di eventi comici, tragici, grotteschi. I giovani alternano una violenza gratuita a una generosità patetica, compiendo una sorta di rito iniziatico in una Roma contradditoria. Il romanzo viene ripubblicato in occasione dei trent'anni dalla morte di Pier Paolo Pasolini.

Categoria: Senza categoria

Editore: Garzanti

Collana: Garzanti Novecento

Anno: 2009

ISBN: 9788811697077

Recensito da Elpis Bruno

Le Vostre recensioni

Ragazzi di vita, ovvero la vita di ragazzi nell’opera di Pier Paolo Pasolini, mente raffinata che riproduce lo spaccato di una classe confinata nel sottoscala della piramide sociale e nell’essenzialità primordiale. Per questa rappresentazione PPP sceglie.
Come tempo: un’epoca di ripartenza e dannazione, il secondo dopoguerra (“In quei due anni, dopo l’arrivo degli Americani… il Riccetto s’era fatto fijo de na mignotta completo”).
Come spazio: le borgate (“In fondo, nel gran tepore, brillavano i lumi delle altre borgate, fino a Centocelle, la Borgata Gordiani, Tor de’ Schiavi, il Quarticciolo”), la desolazione delle periferie fatte di “praticelli zozzi”, di “viuzze livide” e di “qualche stradetta tutta buche”, la quotidianità di scene popolane (“Con le donne che venivano a distenderci i panni sull’erba bruciata”), la plasticità della giocosità spontanea (“Tra centinaia di maschi che giocavano sui cortiletti invasi dal sole”), le acque torbide del Tevere (“I fiumaroli che prendevano il sole sul galleggiante”) e dell’Aniene, la litoranea congestione di Ostia (“Il mare sfolgorava come una spada, dietro il carnaio”).
Come protagonista: il sottoproletariato in età infantile e adolescenziale (“Si accucciavano, prendevano la mira, e zac, col palmo della mano puntato a terra, la pallina schizzava in buca”).
Come linguaggio: l’espressività gergale, l’interiezione insolente, l’intercalare volgare, il romanesco spinto e sfacciato.

In Ragazzi di vita, Pasolini compie un’operazione, penso, difficilissima per chiunque, non per lui: si spoglia della propria natura sofisticata d’intellettuale e riduce la narrazione a qualcosa di primitivo e rudimentale, per osservare i protagonisti conservando per loro qualche sprazzo di tenerezza (“la nuca piena di riccioletti”) che si esprime in vezzeggiativi (“un altro maschietto come lui, che veniva avanti allegro come un rondinino”) e immagini (“il ragazzetto… giocando cinguettava allegro”) tracciate senza mistificazioni retoriche.

In questa attività scompositiva, PPP accosta scene di naturalismo estremo, incalza con descrizioni da incubo urbano (“I praticelli lerci pieni di montarozzi per dove i tram facevano il giro”), propone la vita nella sua forma più elementare come sequenza di istinti minimali e necessità primarie: la fame, il divertimento (“Quanto me piacerebbe de famme na gita ‘n barca!”), il sesso consumato in modo animalesco (“Te va de intigne?”), magari con prostitute incinte (“la Elina… c’aveva na panza grossa come na tinozza, mo starà ar Poricrinico a fa er fijo”), la sopravvivenza talvolta automatica, per lo più conquistata con adattamento e lotta darwiniana. Si disegna così, in re ipsa, una drammatica parabola che vede il Riccetto transitare dalla pietà genuina (“Era proprio una rondinella che stava affogando”) all’indifferenza vile per un compagno che affoga (“I tre maschietti gli venivano dietro, Genesio, con la pelle di liquerizia e gli occhi di carbone, in disparte, sornione, e gli latri due che trotterellavano come cuccioletti…”), passando attraverso le esperienze del furto raffazzonato (“Sì, e chi ce passa ‘a grana… A locco, se va a tubbature pure noi…”) e del borseggio improvvisato, la condizione di orfano (“Il Riccetto dopo la disgrazia delle Scuole… era andato ad abitare a Tiburtino, lì dai parenti suoi”), le frequentazioni meccaniche (“Con Rocco e con Alvaro, che dai furti dei chiusini erano passati mano a mano a dei lavori molto più impegnativi e di responsabilità… Ormai il Riccetto se la faceva più con loro due che con i pivelli dell’età sua, ossia quelli ch’erano entrati in quattordici anni”) o prezzolate (“… mostrò tre piotte tutte ciancicate… è passato uno, spiegò, e me l’ha date senza niente… pe’ tastà un momento”), le bische, i refettori per i poveri, le truffe e gli espedienti, le occupazioni instabili, (“S’era messo a lavorare. Faceva l’aiutante di un pesciarolo che aveva banco lì al mercatino della Maranella”), il randagismo, l’ingiusta prigionia. Tra un nugolo di coprotagonisti nei quali sembra latitare ogni dimensione sentimentale e ogni anelito a qualcosa che si discosti dalla fattualità disperata e grezza. Nella coralità di classe, l’individuo si staglia per un’esteriorità (“Amerigo… teneva il baveri della giacca rialzato, la faccia era verde sotto i ricci impiastricciati di polvere, e i grossi occhi marroni che fissavano invetriti”), per un gesto (“Il Riccetto… si tolse il pettinino dalla tasca di dietro dei calzoni, lo bagnò sotto la fontanella e cominciò a pettinarsi, bello come Cleopatra”), per un atteggiamento (“Il Riccetto camminava avanti, in canottiera, grassoccio, e tutto lucido per il bagno, facendo sempre la camminata malandrina”), per una propria forma di cattiva sorte (“Il Riccetto abitava alle scuole elementari Giorgio Franceschi… C’erano stati lì prima i Tedeschi, poi i Canadesi, poi gli sfollati e da ultimo gli sfrattati, come la famiglia del Riccetto”).

Questo esperimento (per certi versi non ricorda l’operazione compiuta da Giovanni Verga con i Malavoglia?) di spogliazione ancestrale e di riproduzione narrativa da una visuale privilegiata e borghese meritava dunque un processo per oscenità?

Bruno Elpis

...

Leggi tutto

LEGGI COMMENTI ( 2 commenti )

Pasolini tra archiviazione dell’inchiesta, street art, cimeli e Premio Antonio Fogazzaro – i-LIBRI

[…] rimandare ai nostri commenti a “Ragazzi di vita” e a “Teorema”, segnaliamo il numero della rivista delle Edizioni Sinestesie intitolata […]

Pier Paolo Pasolini, vita e morte del poeta – Convegno di Anzio, 11 maggio 2015 – i-LIBRI

[…] programma dell’evento, che attraversa la produzione di Pasolini da “Ragazzi di vita” (oggi in commento) a “Teroema” passando per l’Edipo Re, è molto ricco e promette […]

Aggiungi un tuo commento

Scrivi la tua recensione

Devi effettuare il login per aggiungere un commento oppure registrati

Paolo

Pier

Pasolini

Libri dallo stesso autore

Intervista a Pasolini Pier Paolo


Warning: Invalid argument supplied for foreach() in /web/htdocs/www.i-libri.com/home/wp-content/themes/ilibri/single-libri.php on line 862

La letteratura americana negli ultimi anni ci ha abituato a serial killer colti e sofisticati, anime mostruose chiuse dentro involucri corporei insospettabili, addirittura eleganti. Ci ha abituato ad assassini capaci di dissertare sull'eterno conflitto tra Bene e Male e a vittime incapaci di far fronte al carnefice non solo sul piano fisico ma anche su quello metafisico. Cormac McCarthy ci sorprende ancora una volta raccontando con un sogghigno il trionfo assoluto del Male. Piú simile ai personaggi del Caldwell di La via del tabacco che non a quelli di Faulkner, Lester Ballard, il protagonista di questo romanzo, è uno dei tanti «poveri bianchi» che popolano le catapecchie e i cortili del Sud rurale, le campagne fuori del tempo dove la Storia è scandita dai linciaggi e dalle pubbliche impiccagioni, dove la promiscuità e l'incesto sono la regola, dove la miseria e l'abiezione rendono incongrua, quasi surreale, la sporadica comparsa di un'aula di tribunale o di una stanza di ospedale. Nello spazio di una breve gelida stagione, Ballard, il contadino solitario, amante della caccia e del whisky fatto in casa, si trasforma in un animale da preda: da feticista a stupratore, ad assassino, a necrofilo. Le scorribande sempre piú sanguinose di questo serial killer controcorrente hanno come cornice la natura violenta e il paesaggio incantato delle montagne del Tennessee, e a commentarle è un coro di personaggi che, come sempre, attinge a quel museo degli orrori che è l'immaginazione di uno scrittore peraltro capace di insospettate, improvvise delicatezze.

FIGLIO DI DIO

McCarthy Cormac

Al centro del romanzo troviamo Milo, un'anima davvero antica: ha già vissuto 9.995 volte e non ha nessuna intenzione di smettere. Anziché cercare di raggiungere la perfezione, il nirvana, che gli sembra una cosa piuttosto noiosa, egli preferisce infatti continuare a vivere una vita dopo l'altra rimanendo nel ciclo della reincarnazione, così da poter continuare la sua relazione con la Morte (o "Suzie", come preferisce essere chiamata). Ciò che ancora Milo non sa è che le anime non sono eterne: si sta rapidamente avvicinando il momento in cui il suo ciclo si esaurirà e lui sarà cancellato per sempre se non raggiungerà la perfezione. Avrà solo altre cinque vite per provarci, e gli serviranno tutte per riuscire a salvare se stesso e, forse, l'intero genere umano. Reincarnation Blues ci porta ovunque, dall'antica India a una colonia penale posta su una lontana galassia del futuro, con soste a Vienna, sul Sole e nell'Ohio. Vivendo ogni tipo di esistenza immaginabile, Milo avrà la possibilità di scoprire cosa renda perfetta una persona. Neil Gaiman incontra Kurt Vonnegut in questa dark comedy profondamente fantasiosa sui segreti della vita, della morte e dell'amore.

Reincarnation blues

Poore Michael

Nel 1960 Celia Taylor è una giovane ereditiera americana che, dopo aver sposato l’aristocratico inglese Richard Marsdon, decide di andare a vivere nell’antico maniero dei Marsdon nel Sussex, in Inghilterra. Il tempo di sistemarsi in un’ala del castello che bizzarri fenomeni cominciano ad accadere. Richard si comporta in una maniera decisamente fuori dell’ordinario e Celia comincia a soffrire di strani accessi di follia e visioni. Lily Taylor, la madre di Celia, chiede allora aiuto al dottor Akananda, un guru indiano suo amico, che scopre quello che non va nella giovane coppia. Le angustie del presente possono essere superate solo ponendo fine a una tragedia accaduta in un lontanissimo passato. Precisamente quattro secoli prima, quando in Inghilterra regnava Edoardo VI, e la giovane affascinante Celia de Bohun si innamorò del cappellano Stephen Marsdon, che spasimava ardentemente per lei, ma non voleva rompere il suo voto di castità.

Verde oscurità

Seton Anya

Una casa di famiglia, sull'Appennino bolognese. Una vecchia casa. Gli animali sono una presenza nota. Non si tratta sempre di animali domestici, o quantomeno la loro domesticità è lontana dalla nozione tradizionale. Se nell'annus mirabilis 1992 quella di topi, arvicole e ratti era stata una vera e propria invasione, il dibattito si riapre quando arrivano i piccioni con il vaiolo: la sorella del narratore, dolce animalista, si fa in quattro per curarli, e nondimeno cura, almeno idealmente, i topi, anzi i ratti che turbano la quiete della magione. Uno in particolare, piuttosto abitudinario, compare sempre sullo stesso ripiano della libreria, dal che sorge spontaneo il sospetto che il topo sia un osservatore consapevole delle cose umane. Ugo Cornia parte da qui per una scorribanda dentro tutte le convivenze che hanno a che fare con figure animali. Alle derattizzazioni e alle stragi di volatili innocenti fan seguito storie di gatti (il cacciatore di prede Cito, l'avventuroso Cionci, la depressa Pinzia), e di cani (il setter cieco Billo e Tobi, il cane pazzo della sorella). Attraverso gli animali Cornia ricostruisce la storia di famiglia, dove con le bestie si parla, si confligge, si fanno patti, si stabiliscono confini, dove attraverso le bestie si dispiegano il labirinto emotivo degli affetti, le stagioni di un'esistenza, lo spazio delle assenze e la sequenza delle morti.

Animali (topi gatti cani e mia sorella)

Cornia Ugo